I saloni dell'auto di New Delhi e di Detroit si passano idealmente il testimone, mettendo a confronto due realtà industriali e commerciali, quando, in questo momento, il mercato asiatico surclassa quello americano per altro già in crisi da anni.
India-Usa. Si chiude il salone dall’auto di New Delhi e si apre dopo pochi giorni quello americano di Detroit. Il tempio statunitense dell’auto sta cedendo il suo scettro e la crisi, che da qualche anno affligge il settore automobilistico Usa, nel 2009 è stata ancora più grave, anche se, nonostante un anno nero, il mercato dell’auto americano sta dando i primi cenni di risveglio, soprattutto per quello che promette l’edizione 2010 del Salone di Detroit.
Ma va ricordato che l’industria motoristica Usa non conosceva da tempo una crisi come quella degli ultimi anni. Basti pensare che tra il 2004 e il 2008 le case statunitensi hanno accumulato perdite per quasi 100 miliardi di dollari, di cui più della metà la sola GM. Questa non è riuscita nemmeno a vendere la Saab o il prestigioso marchio di iper-fuoristrada Hummer, vedendosi poi costretta a cedere quest’ultima alla cinese Tengzhong per una cifra simbolica e i diritti di due modelli Saab per poco più di 200 milioni di dollari.
Le atre major americane non se la passano meglio. La Ford, che più di dieci anni fa’ pagò la Volvo 6,4 miliardi di dollari, oggi la deve svendere alla cinese Gely e già l’anno precedente aveva dovuto cedere prestigiosi marchi europei come Land Rover e Jaguar alla indiana Tata per poco più di due milioni di dollari.
Ma come si è detto da più parti, è finita un’era. Nuove potenze si sono affacciate alla ribalta mondiale, contemporaneamente alla crisi delle tradizionali economie egemoni dell’Occidente.
E così, mentre in Cina, limitandoci al comparto auto, il saldo è largamente positivo, +46% di vendite nel 2009, nello stesso anno in Usa c’è stato un calo di oltre il 20%. Insomma circa 13 milioni e mezzo di autoveicoli prodotti in Cina contro i quasi dieci e mezzo per quelli americani (un livello che risale a circa vent’anni fa).
h4{color:#D3612B;}. La strada dopo il sorpasso
E i prodotti?
Come globalizzazione impone, le stesse case hanno proposto sia in India che in America gli stessi modelli e spesso si tratta non solo di esposizioni dimostrative, perché sono prodotti studiati per un mercato più ampio possibile. E così succede che addirittura l’ormai famosa Nano della Tata sia stata vista a sia a New Delhi che a Detroit.
Ma non è cambiato solo il baricentro del mercato motoristico, ormai i costruttori orientali come quelli occidentali hanno imboccato la via del downsizing (misure, pesi e motorizzazioni ridotti), della propulsione ibrida, elettrica o di prototipi a idrogeno, dell’utilizzo di bio-carburante, di gpl o di metano.
Risparmio. Questa sembra essere la parola d’ordine. Auto che si producono investendo meno soldi, che costano meno ai clienti, che consumano meno e che inquinano meno. E’ chiaro che per l’automobilista americano, abituato a SUV da 4000 a 6000 di cilindrata, con stazza “Hummer” (lunghi oltre cinque metri, larghi oltre due e alti quasi due metri), salire su una Tata Nano più corta di due metri, e un buon mezzo metro in meno in lunghezza e in altezza, non sarà un passaggio senza traumi. Come pure per guidare le 500 Fiat o le Smart della Daimler-Benz che sbarcheranno a breve nel suolo americano. Insomma si sconvolgeranno abitudini e consuetudini.
L’altro elemento importante è che si tratta di nuovi modelli che avranno una motorizzazione elettrica o ibrida. Si inizia dunque un’era nuova dove, anche grazie all’esperienza maturata dalle case giapponesi, il 2010 sarà in America l’anno di serie commerciali e l’inizio della diffusione a grandi numeri di questi veicoli.
Anche in Europa dove l’attenzione a propulsori “puliti” è ormai datata, il mercato ha sofferto un po’ il 2009, con una lieve flessione rispetto al 2008, che però, va ricordato, era stato il peggior risultato dal 1993. In totale sono state 14.481.545 le vetture immatricolate nei 25 Paesi dell’Unione europea più i tre dell’Efta – Islanda, Norvegia e Svizzera – con un calo dell’1,6%.
A questo proposito il nuovo presidente dell’Acea (Associazione Costruttori europei Autoveicoli) Dieter Zetsche, a commento della sua elezione, ha confermato come l’industria automobilistica europea intenda riemergere ancora più forte dall’attuale crisi economica e finanziaria, definendo la mobilità sostenibile un “obiettivo prioritario nell’immediato e nel prossimo futuro” auspicando “una fattiva collaborazione fra l’industria dell’auto, i governi, i centri di ricerca universitari e i consumatori stessi”.
h4{color:#D3612B;}. Le proposte
Qui di seguito un mix di location tra Detroit e New Delhi, come un ideale ponte che congiunga il futuro e il passato, i vecchi produttori e i nuovi, ma dove si evidenziano anche le partnership tra americani, europei, indiani e cinesi con le acquisizioni che hanno mischiato le carte in tavola. Elenchiamo qui di seguito alcuni tra i modelli più interessanti sotto il profilo della mobilità sostenibile che si sono visti nei due saloni.
Ovviamente si tratta di un’utilitaria molto “basic” che sarà disponibile in due versioni: una due volumi cinque porte, con un inedito motore a benzina da 1200 cc. e una classica berlina tre volumi, quattro porte equipaggiata invece da un altrettanto nuovo propulsore da 1500 cc. diesel.
Il propulsore elettrico garantisce un aumento delle prestazioni fornendo una potenza aggiuntiva di 14 Cv.












