• Articolo Londra, 2 ottobre 2015
  • Presentato ieri il rapporto di Carbon Tracker

    Clima, terzo studio in 15 giorni: gli impegni sono inadeguati

  • Nelle ultime due settimane sono stati presentati tre rapporti scientifici, concordi nell’affermare che le promesse sul clima non salvaguardano il pianeta

Clima terzo studio in 15 giorni gli impegni sono inadeguati 2

 

(Rinnovabili.it) – Se quel che diceva Agatha Christie è vero, cioè che «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», dobbiamo prendere molto sul serio il terzo rapporto scientifico che evidenzia l’insufficienza degli impegni sul clima assunti a livello internazionale in vista della COP 21.

Nelle ultime due settimane si erano pronunciati prima l’ONU – prevedendo un aumento della temperatura media globale di 3 °C entro il 2100 – poi i ricercatori del Climate Interactive, secondo i quali dobbiamo attenderci addirittura una crescita di 3.5 °C. Ieri è stata la volta del Carbon Tracker, organizzazione con sede a Londra, che stima invece un +2.7 °C. Sebbene le cifre non siano concordi, è pur vero che stazionano tutte ben al di sopra del tetto dei 2 °C, stabilito in ambito ONU come limite massimo per mantenere il 50% di possibilità di evitare effetti catastrofici del cambiamento climatico.

 

Clima terzo studio in 15 giorni gli impegni sono inadeguatiCarbon Tracker ha analizzato i 19 impegni per la riduzione della CO2 presentati alle Nazioni Unite da Paesi che, sommati, contano per il 71% circa delle emissioni globali. Nelle conclusioni, il rapporto lascia palesemente intendere che molti piani climatici sono da ritenere inadeguati.

«Devono rivedere rapidamente questi piani entro il 2020 – ha dichiarato Bill Hare, CEO di Climate Analytics, istituto di ricerca che ha partecipato allo studio – e rivedere gli impegni per il periodo successivo al 2025. Sulla base dei contributi depositati ad oggi, stabilizzare questi target fino al 2030 potrebbe essere devastante per gli sforzi tesi a limitare il riscaldamento globale sotto i 2 °C. Quindi l’accordo deve concentrarsi sul 2025».

La paura del mondo scientifico è che le emissioni continuino a crescere fino al 2030, portando al fallimento dell’obiettivo da sempre più auspicabile, quello di un aumento della temperatura pari a soli 1.5 °C, come richiedono le nazioni più povere e vulnerabili ai cambiamenti climatici.

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