• Articolo Parigi, 12 dicembre 2015
  • Dopo 12 giorni di trattative

    La COP 21 approva l’accordo globale sul clima

  • Al vertice di Parigi diffuso il primo accordo sul clima di scala planetaria. Ma il passo avanti è troppo piccolo per salvare centinaia di milioni di vite

 

COP 21 accordo globale sul clima 7

 

(Rinnovabili.it) – Adesso è ufficiale. Abbiamo un accordo globale sul clima. Il testo definitivo è stato rilasciato intorno alle 13,30 dall’UNFCCC, la Convenzione Quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici, e approvato intorno alle 19,30. Si compone di 31 pagine, 19 introduttive e 12 di documento vero e proprio.

 

L’accordo attuale…

Il patto globale sul clima è un protocollo, come Kyoto, ma non è vincolante a livello internazionale. Si basa, invece, su impegni volontari forniti dai 196 Paesi membri dell’UNFCCC. Le regole di entrata in vigore sono le stesse del precedente: richiedono che debba essere ratificato da non meno di 55 Paesi, i quali devono complessivamente rappresentare non meno del 55% delle emissioni globali di origine antropica. Nel caso di Kyoto, questo sistema ha fatto perdere 8 anni.

COP 21 accordo globale sul clima 2Una volta entrato in forza, il patto si baserà sul principio della responsabilità comune ma differenziata: ai Paesi in via di sviluppo (in particolare India e Cina), dunque, sarà concesso di procedere con maggiore calma, a causa della loro più recente industrializzazione. La COP 21 ha fissato anche un obiettivo a lungo termine, che impone di mantenere il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2 °C» e sollecita sforzi per centrare l’obiettivo di 1,5 °C. Gli impegni per la riduzione delle emissioni saranno soggetti a revisione ogni 5 anni a partire dal 2023, nell’ottica di aumentarne progressivamente l’ambizione.

Sui finanziamenti climatici, utili ad implementare misure di taglio delle emissioni (mitigazione) e di difesa dalle catastrofi nei Paesi poveri (adattamento), il documento non va oltre i 100 miliardi di dollari da stanziare dal 2020 al 2025. Il piano proposto, inoltre, non è nella parte vincolante dell’accordo.

 

Il tema più delicato è stato quello dei risarcimenti climatici per le perdite e i danni irreparabili (loss and damage) subìti dai Paesi vulnerabili a un cambiamento climatico innescato dalle economie avanzate. Su di esso si è consumata una battaglia diplomatica all’ultimo sangue: se questa COP si conclude con un giorno di ritardo, è per la forte opposizione di Unione europea e Stati Uniti a qualsiasi sistema coercitivo che li esponga a richieste di indennizzo da parte dei Paesi poveri, spezzati dai cataclismi. A tutelare la loro indifferenza è l’assenza di una clausola vincolante sul rispetto dei diritti umani, citati appena nel preambolo. In definitiva, il meccanismo internazionale istituito alla COP di Varsavia per il loss and damage «non comporta o fornisce alcuna base per qualsiasi responsabilità o compensazione». Con una decisione non vincolante, inoltre, si chiede al meccanismo di Varsavia di istituire una task force che «sviluppi raccomandazioni per evitare, ridurre al minimo e affrontare» le migrazioni relative agli impatti negativi dei cambiamenti climatici.

Intanto si potranno estrarre combustibili fossili a piacimento per molti anni ancora. Il Protocollo di Parigi non fissa alcun termine per lo sfruttamento di carbone, gas e petrolio. Tutto quel che chiede è il raggiungimento del picco di emissioni il prima possibile al fine di pervenire a «un equilibrio tra le emissioni di origine antropica […] e l’assorbimento dei serbatoi di gas serra nella seconda metà di questo secolo». Passa dunque il principio della neutralità climatica e non quello delle emissioni zero o decarbonizzazione, che faceva paura all’industria.

Infine, la deforestazione: pur ribadendo l’importanza delle foreste come serbatoi di carbonio e la necessità di ridurre il disboscamento, nessun obiettivo vincolante per la deforestazione zero è contenuto nel testo.

 

 

COP 21 accordo globale sul clima fabius

Il presidente della COP 21, Laurent Fabius, a colloquio con i giornalisti

 

… E quello che si poteva approvare

Fabius lo aveva preannunciato in mattinata: «Ovviamente nessuno potrà avere il 100% di quello che vuole. Quando 196 parti si mettono su una materia complessa, ciascuna chiede il 100% e molte possono ricevere lo zero per cento, per questo devono avere spirito di compromesso».

Con tutta la buona volontà e lo spirito di compromesso, i Paesi vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, che potrebbero venire spazzati via dalle inondazioni o dalle siccità, quelli dai quali dovrebbero partire i 250 milioni di migranti attesi dall’ONU entro il 2050, quei Paesi pregavano per un accordo ambizioso e rispettoso dei diritti umani. Un accordo di solidarietà internazionale che fornisse a chi lotta contro condizioni impossibili un paracadute gonfiato da tutto il mondo, per cadere sul morbido. Non è stato così. Per fornire queste garanzie, il patto sul clima doveva essere un trattato vincolante a livello globale, con un aumento massimo tollerabile della temperatura globale di 1,5 °C entro fine secolo, un obiettivo di 100% rinnovabili al 2050 e un phase out dei combustibili fossili entro lo stesso termine. A catena, questo avrebbe dovuto innescare il trasferimento di almeno 100 miliardi di dollari l’anno (a partire dal 2020) a fondo perduto per programmi di mitigazione e adattamento nei Paesi più a rischio. Senza dimenticare la nascita di un meccanismo che imponesse ai Paesi ricchi a risarcire i territori vulnerabili delle perdite e i danni irreversibili (loss and damage) provocati da cambiamenti climatici di cui l’Occidente è primo responsabile.

Ma come abbiamo visto, il Protocollo di Parigi non contiene nessuno di questi elementi.

13 Commenti

  1. Maurizio Berti
    Posted dicembre 13, 2015 at 5:12 am

    Strano questo mondo, dove le regole le detta chi è artefice del reato.

  2. Ruggero Veri
    Posted dicembre 13, 2015 at 7:22 am

    Nulla di nuovo che che non vediamo tutti i giorni anche in Italia: è il più forte a dettare legge e le leggi vengono fatte rispettare solo ai più deboli, difficilmente accade il contrario…

  3. davide
    Posted dicembre 14, 2015 at 9:20 am

    Accordo farsa..se non vincoli gli stati a intraprendere la strada che è quella di de-carbonizzare, ponendo delle multe salate a chi guadagna inquinando non si va da nessuna parte. Pessima giornata per la terra e per l’uomo oggi…

  4. Gian Battista
    Posted dicembre 15, 2015 at 4:19 pm

    Deludente come il protocollo di Kyoto.!!!!!
    I maggiori responsabili della catastrofe sono quelli che ciecamente continuano ad alimentarla senza curarsi del fatto che , l’innalzamento progreressivo della temperatura non andrà di pari passo con l’innalzamento dei loro profitti.!!!!!

  5. Osvaldo
    Posted dicembre 19, 2015 at 7:54 am

    Tutto sommato questo non accordo contiene già ….le penali implacabili anche per i paesi che continuano ad inquinare , come in un circuito elettronico con regolazione in contro reazione : l’auto avvelenamento e l’auto estinzione.

  6. Emilio Barlocco
    Posted dicembre 21, 2015 at 11:21 pm

    Scusate, ma siamo ingegneri, o salumai (sia detto con il massimo rispetto nei confronti dei venditori di mortadelle e gorgonzola)??
    Dopo 40 anni di iscrizone all’ordine, non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi in mezzo ad una canea di fanatici eco-catastrofisti.
    E’ vero che il business è il business, ma un minimo di onestà intellettuale bisognerebbe conservarlo, perbacco!
    Non si possono dare per scontati tutti gli slogan dell’integralismo ambientalista, come dare per buona la ridicola bufala dell’origine antropica dei mutamenti climatici e per conseguenza dare per scontato che attraverso le attività umane si possa cambiare il clima, arrivando al punto di stabilire di quanti mezzi gradi in più od in meno si potranno programmare le temperature del pianeta, da qui a cent’anni!
    Insomma, finché a suonare queste trombe sono dei furbetti arruffapopoli, sedicenti esperti della materia climatica, passi, ma che gli ingegneri si accodino in maniera acritica e bovina a queste fandonie spacciate per Vangeli, mi fa veramente perdere ogni fiducia nella categoria cui sono sempre stato orgoglioso di appartenere. Cari colleghi, invece di fare il coro a questi beceri affaristi, prima cercate di andare d’accordo con la scienza e con la vostra preparazione di base, non lasciate che i vostri bambini credano davvero a queste fandonie, anche se sono ormai elevate a Verità globali del politicamente corretto.
    Quando diventeranno adulti, magari un giorno capiranno e ci farete una ben magra figura.
    Ci sono tanti modi per fare l’ingegnere, senza ingannare e farsi ingannare.

    • Emiliano Guidi
      Posted dicembre 22, 2015 at 12:21 am

      E la “canea di fanatici eco-catastrofisti” sarebbero forse i 196 Paesi che riconoscono l’esistenza climate change e studiano come contrastarlo?
      E i “furbetti arruffapopoli, sedicenti esperti della materia climatica” sarebbero invece gli scienziati dell’IPCCC o quelli del World Meteorological Organization (solo per citare i più conosciuti) che da sempre sostengono queste tesi?

      • Emilio Barlocco
        Posted dicembre 23, 2015 at 1:48 pm

        Bravo! Proprio quelli, gli stesi che non più tardi di un paio d’anni fa, presi con le mani nella marmellata, dovettero ammettere ufficialmente di aver taroccato i dati delle temperature…..
        Però quella figuraccia lì fu immediatamente messa da parte dalla stampa compiacente (quasi tutta)…. Gli interessi in gioco sono ormai troppo grandi e quindi bisogna per forza andare in quella direzione lì, anche a costo di sotterrare la scienza, la logica ed il comune buon senso..

        • Emiliano Guidi
          Posted dicembre 23, 2015 at 2:45 pm

          Lei mette perfettamente in luce il problema dei negazionisti: la completa disinformazione! Se avesse approfondito lo scandalo in cui è stato coinvolto l’IPCC saprebbe perché oggi non se ne parla più: perché è stato dimostrato che le accuse erano false. Leggere qualche giornale in più non farebbe male!

      • Luca
        Posted dicembre 23, 2015 at 4:30 pm

        Detto da un ingegnere ad un suo collega: ma come é possibile che possano esistere ancora dei negazionisti dopo tutti gli eventi estremi che accadono quotidianamente anche in Italia?
        Che interesse potremmo avere noi, i cosiddetti ambientalisti, che non dobbiamo vendere nessun prodotto, ad insistere sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica se non c’é ne fosse la reale necessità?
        Stessa cosa dicasi per la scienza libera da qualsiasi finanziamento dell’industria: ma che interesse avrebbero queste persone, che hanno dedicato una vita intera allo studio dei fenomeni naturali, a suggerire l’adozione di costosi (all’apparenza!) mezzi di efficienza energetioca e di FER rimettendoci la carriera e magari anche la vità in seguito a possibili errori se non ci fosse un serio allarme?
        Ma chi é Lei (o voi se ancora ne esistono altri!) per contraddire un elevatissimo numero di persone di scienza o semplicemente di cittadini che si rendono conto che siamo tutti noi quotidianamente a prendercelo in quel posto?
        Non é accettabile che una persona che dovrebbe avere un’istruzione elevata come la nostra e che dovrebbe sapere perfettamente la realtà fisica delle cose insinui queste affermazioni nel 2016; ormai nemmeno uno che non ha la minima istruzione dovrebbe permettersi di fare certe affermzioni, figuriamoci un cardine della società come la figura da noi rappresentata!!!!!!!!!

        Che schifo…………………………………………………………………………………………..

  7. Augusto Salvioli
    Posted dicembre 22, 2015 at 11:45 am

    Io sono ingegnere e credo alla natura antropica del riscaldamento del nostro pianeta. Faccio notare al signor Barlocco che mi ha dato del fanatico, del credulone e, cosa che considero un complimento del salumaio. Faccia pure come vuole.

    • Emilio Barlocco
      Posted dicembre 23, 2015 at 1:49 pm

      E’ lecito credere anche agli asini che volano, se è per questo, basta che ci sia la convenienza…

  8. Vittorio Cunico
    Posted dicembre 23, 2015 at 12:48 pm

    Mi pare che non si possa negare che 7 o 8 miliardi di esseri umani affamati di benessere e di energia siano una causa importante, ma non unica, del riscaldamento del nostro, ormai piccolo, pianeta. E mi pare anche vero che le fonti rinnovabili non siano sufficienti a garantire, almeno per il momento, tutta l’energia di cui le attuali comunità (Stati) hanno bisogno. Mi riferisco a quelle comunità
    povere che arrancano per arrivare al livello di quelle più sviluppate e a quelle più ricche che programmano un futuro ancora migliore per i loro cittadini. Il problema, quindi, si sposta su un altro obbiettivo:
    A) Dove o come cercare una fonte di energia non inquinante e poco pericolosa (la fonte in assoluto non pericolosa forse non esiste)
    B) Dove o come cercare un sistema che ci aiuti a tenere pulito il nostro Pianeta.
    In questi campi forse gli ingegneri possono e potranno concentrare i loro sforzi e dare un notevole contributo.

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