• Articolo Roma, 17 maggio 2016
  • Greenpeace: tempi sospetti e conflitti di interessi

    Glifosato e cancro: altro colpo al principio di precauzione

  • Un gruppo di esperti FAO/OMS ha negato che il glifosato ingerito con la dieta possa provocare il cancro a due giorni dal voto sull’autorizzazione in Ue

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(Rinnovabili.it) – Ieri la notizia ha fatto il giro del mondo: il Joint Meeting on Pesticides Residues (JMPR) – un panel di esperti interni alla FAO e all’OMS – ha dichiarato quanto segue: «È improbabile che l’esposizione tramite la dieta al glifosato ponga un rischio cancerogeno per l’uomo». Il verdetto sembra smentire clamorosamente la valutazione della IARC, l’Agenzia della stessa OMS che lo scorso anno classificò la sostanza come «probabilmente cancerogena per l’uomo».

In realtà, è opportuno soffermarsi sui particolari per capire che la notizia circolata ieri su tutti i media mondiali arriva con tempi e modalità piuttosto sospetti. Alcune domande aiuteranno a chiarire il contesto e il merito della questione:

  • Perché, a due giorni dalla decisione cruciale del Comitato fitosanitario permanente sul rinnovo dell’autorizzazione al glifosato in Europa, arriva una simile rassicurazione?
  • Perché non sono stati pubblicati gli studi sui quali gli esperti FAO/OMS si sono basati?
  • Perché nel panel di scienziati che ha prodotto il parere figurano almeno due persone (di cui un italiano) che avrebbero legami finanziari con le multinazionali che producono questo diserbante?
  • Chi ottiene vantaggi da questa decisione?

 

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I punti oscuri nella valutazione del glifosato

«È quantomeno curioso che il parere di questo gruppo di esperti arrivi così a ridosso di un voto cruciale per la salute dei cittadini europei – commenta Federica Ferrario, responsabile Agricoltura di Greenpeace – Inoltre, il JMPR si è concentrato soltanto sulle conseguenze dell’assunzione di questa sostanza tramite alimenti e bevande, dimenticando di valutare gli effetti ambientali».

L’esposizione dei lavoratori agricoli è infatti la prima causa di contaminazione. Senza contare che prodotti a base di glifosato vengono utilizzati anche per il disseccamento delle colture dopo la raccolta e come diserbante su strade e parchi pubblici.

«Inoltre – prosegue Ferrario – basta leggere l’ultimo rapporto sui pesticidi dell’ISPRA per scoprire che in Italia il glifosato si trova, spesso oltre i limiti di legge, nelle acque di falde superficiali e profonde. La vastità di questa contaminazione suggerisce di affidarsi al principio di precauzione, specialmente in un contesto di tale incertezza scientifica».

 

Glifosato e cancro altro colpo al principio di precauzioneEppure, la tempistica della revisione di OMS e FAO è utile alle aziende produttrici degli erbicidi – Monsanto su tutte – per aumentare una pressione già molto forte sui regolatori. Giovedì, gli esperti europei si incontreranno per esprimere un parere a maggioranza qualificata sul rinnovo per 9 anni dell’autorizzazione. L’estensione del permesso all’uso e alla commercializzazione del glifosato potrebbe avere qualche piccola restrizione, frutto di compromessi politici tra la Commissione europea e l’Europarlamento.

«Ci auguriamo che, per coerenza, l’Italia mantenga la posizione che aveva assunto a marzo, schierandosi contro la nuova autorizzazione – dichiara la responsabile Agricoltura di Greenpeace – Ma come coalizione Stop Glifosato abbiamo chiesto un incontro al Ministro Martina senza ottenere risposta».

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