• Articolo Bruxelles, 30 giugno 2016
  • Una sconfitta per la società civile

    Via libera al glifosato per altri 18 mesi: l’UE ha fallito

  • E’ stato un lungo gioco del cerino, in cui nessuno voleva finire scottato e cioè assumersi la responsabilità politica dell’estensione della licenza per il controverso erbicida della Monsanto

Via libera al glifosato per altri 18 mesi: l’UE ha fallito

 

(Rinnovabili.it) – La corsa a ostacoli della Commissione europea sul glifosato è finita: l’erbicida della Monsanto sarà legale in Europa per altri 18 mesi. Soluzione “di compromesso”, questa è l’interpretazione che da più parti si dà dell’intera vicenda. Ma se questa fosse davvero una gara e la potessimo rivedere in replay, al rallentatore, ci accorgeremmo invece che è andata diversamente: hanno vinto tutti, tranne la società civile.

 

L’agrochimica festeggia

Ha vinto l’industria e la Monsanto innanzitutto. È vero che la proposta originaria della Commissione era di estendere l’autorizzazione del glifosato per 15 anni. Ma basta leggere le dichiarazioni del portavoce dell’European Crop Protection Graeme Taylor per capire che l’estenuante balletto sull’erbicida ha fortemente indebolito la politica.

«Abbiamo ottenuto solo un’estensione di 18 mesi, e dobbiamo aspettare un ulteriore parere [quello dell’ECHA, ndr] da aggiungere alle 90mila pagine e ai 3.500 studi già esistenti – lamenta Graeme – Tutto ciò non fa che dimostrare che quello che dovrebbe essere un processo scientifico è stato completamente minato alla base dalla politica».

Quello che Graeme e l’industria tutta dimenticano di citare sono gli abnormi conflitti di interessi in cui sono invischiati membri dei comitati scientifici che dovevano redigere gli studi. Tradotto: la politica oggi è più debole proprio perché le industrie dell’agrochimico giocano sporco. Infatti le aziende hanno dato fondo a tutte le loro risorse, mostrando la pesante influenza sul mondo della ricerca e sulle istituzioni scientifiche internazionali. Sia l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che un gruppo di esperti provenienti da OMS e FAO hanno dichiarato la non cancerogenicità del glifosato. Ma in entrambi i casi, è stato evidenziato un alto rischio di conflitto di interessi tra tecnici e imprese.

 

Via libera al glifosato per altri 18 mesi: l’UE ha fallitoLe responsabilità della politica sul glifosato

Ma ha vinto anche la politica, in un certo senso, o almeno ha salvato la faccia. Dopo l’annuncio dell’estensione si lamentava il presidente dell’AIAB Vincenzo Vizioli: « In nome del profitto di pochi si calpesta la precauzione verso la salute dell’uomo e dell’ambiente. Cosa significano 18 mesi se non un ossequio a Monsanto per uscire pulita da una situazione lurida?».

In effetti la politica ne è uscita abbastanza pulita, almeno a livello di immagine. Commissione e paesi membri si sono rimbalzati l’onere di dare il via libera al glifosato per mesi e mesi, un gioco del cerino dove nessuno voleva finire scottato. Perché significa passare sopra il parere dello IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che considera il glifosato cancerogeno. Perché significa ignorare i 2 milioni di firme raccolti dalla società civile.

Così la Commissione ha passato la patata bollente agli Stati. Ma le tante riunioni degli ultimi mesi non hanno portato a nulla: nessuno si è preso la responsabilità politica di approvare il glifosato. Con vette di ipocrisia, come nel caso della Germania. I tedeschi hanno prima spinto la Commissione verso il sì all’erbicida (il parere favorevole espresso dall’agenzia europea EFSA si basava su quello dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, il BfR). Poi hanno nascosto la mano: si sono sempre astenuti.

Non diversamente l’Italia. A parole (e di qua dalle Alpi) il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, quello della ‪Salute Beatrice Lorenzin e quello dell’‪Ambiente Gian Luca Galletti propendono per il no. Poi, inspiegabilmente, in sede europea l’Italia si astiene. Gli unici a votare contro sono stati Malta e Francia: e Parigi ha deciso solo all’ultimo di abbandonare l’astensione, cercando così di salvare capra e cavoli.

 

Cosa succede adesso

Adesso bisogna attendere lo studio dell’ECHA (deadline 31 dicembre 2017) che dovrebbe sbrogliare la matassa entro i 18 mesi stabiliti. Non si arrende Franziska Achterberg, direttrice del programma Politiche alimentari di Greenpeace: «La fine del 2017 è dietro l’angolo. I governi nazionali e la Commissione europea dovrebbero iniziare a preparare un exit plan per il glifosato il prima possibile». Sperando che non riparta il gioco del cerino e vengano evitati i soliti conflitti di interesse.

 Ma nel frattempo a rimetterci sono stati solo 500 milioni di cittadini europei e la loro salute, mentre il principio di precauzione che innerva i trattati europei è stato ancora una volta calpestato senza remora alcuna.

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