Glifosato, ancora nulla di fatto: ora decide Bruxelles

Manca la maggioranza qualificata a 6 giorni dalla scadenza dell’autorizzazione per l’erbicida della Monsanto. Votano contro Francia e Malta, l’Italia conferma l’astensione

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(Rinnovabili.it) – Ormai siamo arrivati al quarto tentativo, ma anche stavolta la decisione definitiva sulle sorti del glifosato si fa attendere. La riunione del Comitato d’appello che doveva scegliere sul rinnovo dell’autorizzazione per la sostanza attiva base di centinaia di erbicidi e considerata cancerogena dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). Invece l’incontro è finito con l’ennesimo nulla di fatto. Adesso la palla torna alla Commissione, che dovrà esprimersi prima della scadenza del 30 giugno.

 

Come si è svolto il voto sul glifosato

La Francia ha mantenuto la promessa del ministro dell’Ambiente Ségolène Royal, che aveva annunciato il voto contrario di Parigi. Insieme alla Francia ha votato contro il rinnovo anche Malta. Hanno invece scelto l’astensione Italia, Germania, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Grecia e Bulgaria, confermando la posizione espressa nella precedente riunione del 6 giugno. Il voto è fallito perché è richiesta una maggioranza qualificata. Questa modalità di approvazione richiede che diano parere favorevole il 55% dei paesi membri (16 Stati) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Unione Europea.

La patata bollente, anche questa volta, torna nelle mani di Bruxelles, che ha già indetto un ulteriore meeting in calendario tra il 27 e il 28 giugno, cioè 48 ore prima della scadenza dell’autorizzazione per il glifosato. L’esecutivo europeo si troverà di fronte un bivio cruciale: adottare la propria proposta di compromesso – cioè allungare l’autorizzazione fino a 18 mesi, in attesa del parere dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) – oppure lasciarla scadere definitivamente il 30 giugno.

 

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Dal conflitto di interessi alle proteste della società civile

Lo stallo attuale è dovuto alla presenza di pareri contrastanti in seno alla comunità scientifica. In questo periodo di attesa, però, le multinazionali si sono date da fare. Ad esempio piazzando nel gruppo di esperti che ha sconfessato il parere dello IARC sulla nocività del glifosato per la salute personaggi in palese conflitto di interessi e perciò sensibili alle pressioni delle aziende.

Inizialmente la Commissione aveva proposto di rinnovare la licenza per l’erbicida di altri 15 anni. Tuttavia, diversi paesi membri hanno preferito agire con qualche cautela in più, benché nessuno si sia spinto a denunciare con forza e chiarezza i danni provocati dal glifosato. Nel frattempo c’è stata anche una forte mobilitazione della società civile europea, che è riuscita a raccogliere oltre 2 milioni di firme per dire stop all’erbicida della Monsanto.

Dopo i ripetuti fallimenti nelle ultime riunioni, la Commissione aveva quindi ricalibrato la sua proposta offrendo un prolungamento dell’autorizzazione fino a 18 mesi, in attesa del parere dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). È ancora da questa base che si ripartirà al principio della prossima settimana per decidere se bandire per sempre il glifosato dall’Ue.

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