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Oltre un miliardo di persone temono di perdere la terra o la casa nei prossimi cinque anni

La maggior parte dei terreni al mondo non ha proprietari riconosciuti legalmente.

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Immagine generata da IA

Lo stato dei diritti di proprietà sui terreni e dei loro regimi di governance a livello globale

Oltre un miliardo di persone in tutto il mondo, ossia quasi un adulto su quattro, temono di poter perdere i diritti di proprietà su parte o sulla totalità delle proprie terre e abitazioni entro i prossimi cinque anni. Il dato emerge da un rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), dall’International Land Coalition (ILC) e dall’organizzazione francese di ricerca e cooperazione agricola CIRAD.

Il rapporto sottolinea la necessità di politiche più inclusive sui diritti alla terra, in un contesto di crescente attenzione verso il cambiamento climatico, la protezione della biodiversità, l’uguaglianza di genere e la trasformazione rurale.

Il rapporto fornisce un esame dettagliato dei sistemi fondiari consuetudinari, o terre a regime consuetudinario, e il rischio climatico che corrono. Sono terreni posseduti da comunità indigene sulla base di tradizioni, regole non scritte e pratiche consuetudinarie e non da titoli di proprietà formali. Queste terre sono gestiti in gran parte da popoli indigeni, pastori e gruppi tribali. Comprendono foreste, praterie, zone umide e aree di pesca. La loro gestione, un tempo considerata arcaica, oggi invece appare vitale per le persone e per il pianeta, considerato l’enorme contributo che offrono alla biodiversità e all’azione per il clima.

L’insicurezza fondiaria è una delle forme più dannose di disuguaglianza

L’insicurezza fondiaria è una delle forme più dannose di disuguaglianza, i cui costi si riflettono in una minore produttività, minore resilienza e in un livello peggiore di nutrizione. Un regime fondiario sicuro consente investimenti sostenibili e rappresenta la differenza tra la sopravvivenza a breve termine e la sicurezza alimentare a lungo termine“, ha dichiarato Maximo Torero Cullen, Capo Economista della FAO.

Troppe persone vivono ancora con la paura di perdere la propria terra e la propria casa, con le donne e i giovani che restano tra i soggetti più esclusi: una realtà che compromette la sicurezza alimentare, l’azione per il clima e la protezione della biodiversità, e che dimostra perché diritti fondiari sicuri siano la base fondamentale per il raggiungimento di tutti e tre questi obiettivi“, ha affermato Marcy Vigoda, Direttrice dell’International Land Coalition.

Di chi è la terra?

Il rapporto, intitolato The Status of Land Tenure and Governance, ha fornito il primo bilancio globale completo su come la terra viene posseduta, utilizzata e governata. La ricerca ha rivelato che gli Stati detengono la proprietà legale di oltre il 64% delle terre mondiali, sebbene questa percentuale includa terre consuetudinarie con diritti d’uso assegnati ma prive di proprietà documentata.

Appena un quarto di tutte le terre mondiali è di proprietà privata di individui, aziende o collettività. Il 10% è sconosciuto. Nello specifico, 2,4 miliardi di ettari di terreno è di proprietà di privati e società. Considerando solo i terreni agricoli, che corrispondono a quasi il 37% della superficie terrestre globale, il 10% dei più grandi proprietari terrieri gestisce quasi il 90% di tutta la terra coltivata.

Diritti di proprietà: differenze geografiche e gruppi vulnerabili

Il rapporto evidenzia che i sistemi di possesso della terra differiscano tra le regioni geografiche:

  • In Africa subsahariana, il 73% della terra è detenuto secondo il regime consuetudinario, sebbene solo l’1% sia formalmente riconosciuto come tale. La maggior parte non è documentata ed è sotto proprietà statale.
  • In Nord America, il 32% della terra è di proprietà privata.
  • In America Latina, la percentuale è del 39%.
  • In Europa è del 55% (esclusa la Russia, dove prevale la proprietà statale).

Inoltre, sebbene i popoli indigeni e altri detentori di diritti consuetudinari occupino 5,5 miliardi di ettari (il 42% delle terre mondiali), solo un miliardo di ettari è documentato con chiari diritti di proprietà. Il report mostra anche che, in quasi tutti i Paesi, le donne hanno meno probabilità degli uomini di possedere o avere diritti di proprietà sicuri sulla terra, sia per scopi abitativi che agricoli.

Il ruolo delle terre consuetudinarie e il rischio climatico

Al mondo esistono 4,2 miliardi di ettari di terre consuetudinarie e costituiscono quasi il 32% della massa terrestre totale della Terra (senza contare l’Antartide). I territori consuetudinari attualmente mappati detengono 50,63 gigatonnellate di carbonio irrecuperabile stimato, il 37% del totale globale, secondo la FAO. Questo è un patrimonio di carbonio che una volta disperso non può essere recuperato in tempi ragionevoli a evitare danni climatici, secondo la letteratura scientifica. Tale riserva si trova principalmente nei biomi forestali. Il rapporto dice che gestione dei popoli indigeni svolge un ruolo critico nello stoccaggio del carbonio a lungo termine, nella regolazione idrica e nei processi climatici.

Le foreste assorbono fino al 30% delle emissioni globali annue di CO2 e funzionano come serbatoi stabili di carbonio. Allo stesso modo, le praterie naturali e seminaturali, fondamentali alla sussistenza pastorali di molti popoli indigeni, fungono da importanti pozzi di assorbimento, trattenendo il 12% del carbonio terrestre, nonostante i loro bassi livelli di protezione. Le terre gestite secondo il regime consuetudinario comprendono l’80% delle torbiere mondiali, che costituiscono il 29% del carbonio irrecuperabile sotto regime fondiario consuetudinario.

L’agenzia ONU avverte che le terre consuetudinarie sono sempre più minacciate dalle attività umane come l’urbanizzazione, l’agricoltura industriale su vasta scala, l’estrazione di petrolio e gas e l’attività mineraria.

Il rapporto The Status of Land Tenure and Governance

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.