Tecnologia, capitale e regole: la nuova frontiera dell'oro bianco che può cambiare il mix energetico, secondo un approfondimento di Wood Mackenzie

L’idrogeno naturale può diventare strategico nella transizione energetica?
L’idrogeno naturale o idrogeno bianco potrebbe ridisegnare le prospettive di approvvigionamento globale, mentre continuano a crescere gli investimenti per la produzione sintetica. È la suggestione lanciata da un’analisi firmata da Simon Flowers, Presidente e analista capo di Wood Mackenzie e autore di The Edge, insieme a Kate Adie, analista di ricerca del team Subsurface.
Il settore dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio ha vissuto un 2025 difficile: le decisioni finali di investimento sono diminuite del 30% rispetto al 2024 in termini di capacità, mentre le cancellazioni sono quasi triplicate. Il problema non è la domanda, ma la difficoltà a ridurre i costi.
In questo scenario, governi e aziende esplorano nuove opzioni. A differenza dell’idrogeno verde o blu, che richiedono processi di conversione energetica, l’idrogeno naturale è già disponibile in natura. È pronto per essere utilizzato “alla testa del pozzo”. E, potenzialmente, a un costo molto più basso.
Che cos’è l’idrogeno bianco e come si forma?
L’idrogeno naturale è composto da molecole di idrogeno generate da continue reazioni geochimiche nella roccia dura. Segue modelli di migrazione e accumulo simili a quelli del petrolio e del gas. Per questo viene talvolta definito anche “idrogeno bianco”.
Le sue caratteristiche fisiche lo distinguono dagli idrocarburi. Le molecole sono piccole e leggere. La densità energetica volumetrica è molto inferiore rispetto al gas naturale. Questo implica che servono volumi di prova molto più grandi per eguagliare il valore energetico di una tipica scoperta di gas.
Il potenziale dipende quindi dalla capacità di individuare accumuli significativi e tecnicamente recuperabili. È qui che entrano in gioco competenze geoscientifiche avanzate e tecniche di esplorazione del sottosuolo consolidate.
A che punto è oggi l’esplorazione?
Il settore è ancora in fase iniziale. Dopo anni di studi teorici, le perforazioni stanno finalmente accelerando. Gli Stati Uniti guidano le attività di trivellazione. L’Australia segue a breve distanza. Canada e Francia hanno campagne attive in corso.
Secondo Wood Mackenzie, sono 60 i progetti annunciati a livello globale. Quasi tutti, però, sono ancora in fase di studio documentale o raccolta dati di superficie. I primi pozzi saranno decisivi per dimostrare che programmi di esplorazione dedicati possono generare risultati concreti. Serviranno molti altri pozzi per comprendere la reale portata delle risorse.
Se le perforazioni iniziali avranno esito positivo, potrebbero aprirsi nuove prospettive di sviluppo su scala più ampia.
Chi scommette oggi sull’idrogeno geologico?
Il panorama negli USA è dominato da startup e società a piccola capitalizzazione. Koloma, con sede in Colorado, è il principale operatore negli Stati Uniti. Ha raccolto l’85% dei 400 milioni di dollari di capitale iniziale mobilitati finora dal settore.
Le grandi compagnie minerarie, petrolifere e del gas non sono ancora entrate in modo diretto. Alcuni grandi attori, tra cui Fortescue, Rio Tinto e BP Ventures, hanno assunto posizioni strategiche tramite investimenti mirati. La strategia è attendere prove di fattibilità prima di impegnare capitali significativi.
Le competenze richieste sono in linea con quelle dell’industria petrolifera. Ma le priorità strategiche delle major, orientate al rafforzamento dei portafogli upstream nel prossimo decennio, rendono improbabile un’allocazione consistente di capitale nel breve termine verso molecole a basse emissioni di carbonio, incluso l’idrogeno naturale.
Il lato normativo
Come per petrolio e gas, servono quadri normativi solidi. Le giurisdizioni più avanzate registrano maggiore attività. Negli Stati Uniti, l’accesso semplificato ai diritti minerari ha creato un ambiente favorevole. In Australia, una legislazione progressista ha sostenuto l’esplorazione.
In Europa, il quadro è disomogeneo. La Francia ha riconosciuto rapidamente l’idrogeno come molecola energetica regolamentata. In Spagna, normative restrittive sulle trivellazioni hanno rallentato i progressi.
In molti mercati non è chiaro se l’idrogeno naturale possa accedere agli stessi meccanismi di supporto previsti per l’idrogeno verde e blu. La chiarezza su diritti e proprietà del sottosuolo è essenziale per attrarre investimenti.
Il Medio Oriente è citato come esempio emblematico: geologia promettente e forte domanda, ma assenza di un quadro normativo definito.
Quanto può incidere l’idrogeno naturale sul mix energetico globale?
Wood Mackenzie non include attualmente l’idrogeno naturale nelle previsioni di approvvigionamento di base. Tuttavia, in uno scenario di successo esplorativo, il potenziale tecnico delle risorse annunciate potrebbe raggiungere 20 Mtpa entro il 2050. Sarebbe pari a circa il 12% della fornitura globale di idrogeno a basse emissioni di carbonio prevista per quella data.
Il vantaggio teorico è evidente. Senza processi di conversione energetica, i costi alla testa del pozzo dovrebbero risultare inferiori rispetto a quelli dell’idrogeno verde e blu. Resta però una domanda cruciale. L’idrogeno naturale potrà raggiungere i mercati in modo economicamente competitivo? Oppure sarà necessario prevedere un utilizzo diretto alla fonte? La sfida sarà dimostrare un modello commerciale sostenibile.












