Un esperimento europeo mostra che l’utilizzo di urina come fertilizzante naturale non altera le comunità batteriche del suolo

Necessario valutare gli impatti sul clima del nuovo fertilizzante naturale
L’uso di fluidi corporei come fertilizzante naturale potrebbe diventare una soluzione sostenibile per l’agricoltura. In particolare, secondo un nuovo studio pubblicato su Applied Soil Ecology, si potrebbe puntare sull’urina umana. Composta per il 95% da acqua e per il restante 5% da composti azotati e sali minerali, si candida a diventare una risorsa per la crescita delle piante.
Un team di ricercatori dell’Università di Birmingham e dell’Institut Agro Montpellier ha dimostrato infatti che essa non altera significativamente le comunità batteriche del suolo. Anzi, è comparabile ai fertilizzanti sintetici in termini di impatto ambientale.
L’esperimento con questo potenziale fertilizzante naturale ha previsto l’applicazione in diverse dosi su colture di spinaci. L’urina era stata conservata per un anno e poi applicata alle piante. Il confronto è stato fatto con i fertilizzanti sintetici e con un trattamento a base di sola acqua. I risultati hanno evidenziato che il fluido corporeo non modifica in modo significativo il pH o la salinità del suolo e solo il 3% dei gruppi batterici è stato influenzato dall’applicazione del fertilizzante a base di urina.
Impatto sul clima da valutare meglio
Uno degli effetti rilevati, potenzialmente negativo, è stato l’aumento di gruppi batterici responsabili dei processi di nitrificazione e denitrificazione. Ciò significa che bisogna tener conto di un possibile incremento delle emissioni di ossidi di azoto, gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico. Per questo motivo, i ricercatori invitano a ulteriori studi per valutare l’impatto a lungo termine dell’utilizzo di urina come fertilizzante, soprattutto in termini di produzione di ossidi di azoto e salinità del suolo.
Tuttavia, il team sottolinea il potenziale del riciclo dell’urina umana per ridurre l’inquinamento delle acque reflue e la dipendenza dai fertilizzanti sintetici. Dopo un’adeguata conservazione, essa può essere utilizzata in sicurezza senza danneggiare il microbioma del suolo.












