La diga potrebbe prosciugare il fiume Brahmaputra, inondando potenzialmente le aree a valle.

Pechino ha appena annunciato l’inizio dei lavori di una mega diga in Cina, precisamente nell’Altopiano del Tibet lungo il fiume Yarlung Tsangpo, un’infrastruttura attesa da tempo e anche molto criticata. Sulla carta, la maxi diga promette di essere il più potente progetto idroelettrico al mondo.
Il disegno cinese ha alimentato i timori dei Paesi confinanti per le ricadute ambientali e sociali. L’India e il Bangladesh, in particolare, sono preoccupati per la loro sicurezza idrica. La Cina potrebbe sfruttare le risorse del fiume alle spese delle nazioni vicine, prosciugando il Brahmaputra, come è chiamato il tratto del Yarlung Tsangpo che scorre in India.
Il fiume Yarlung Tsangpo ha origine nell’Altopiano tibetano, in una regione chiamata spesso il terzo polo del mondo poiché i suoi ghiacciai sono i più vasti al di fuori dell’Artico e dell’Antartide. Dall’Altopiano si diramano una serie di grandi corsi d’acqua che poi attraversano l’Asia meridionale e sudorientale. Più di un miliardo di persone basano la loro economia su questi fiumi.
Le preoccupazioni di India e Bangladesh riguardo la diga in Cina
La Repubblica Popolare non ha fornito informazioni molto dettagliate sulla diga e questo alone di mistero alimenta le preoccupazioni di India e Bangladesh. I due Paesi traggono dal Brahmaputra le risorse fondamentali per l‘irrigazione, l’energia idroelettrica e l’acqua potabile. Il primo ministro dello Stato indiano dell’Arunachal Pradesh, situato al confine con la Cina, all’inizio di quest’anno ha sostenuto che la diga potrebbe prosciugare l’80% del fiume nel tratto indiano, inondando potenzialmente le aree a valle come lo Stato di Assam.
Inoltre, Pechino rivendica il territorio dell’Arunachal Pradesh come parte del Tibet meridionale mentre Nuova Delhi lo ritiene parte integrante del proprio territorio. Non a caso, il maxi progetto cinese avrebbe spinto l’India a puntare con maggiore decisione sui propri progetti idroelettrici lungo il Brahmaputra nell’Arunachal Pradesh allo scopo di rivendicare i propri diritti sulle risorse idriche nazionali. La Cina, naturalmente, non approva i progetti infrastrutturali indiani in quella zona.
Tuttavia, l’impatto della diga sui flussi di acqua a valle sarebbe stato sopravvalutato perché la maggior parte dell’acqua del Brahmaputra proviene dalle piogge monsoniche a sud dell’Himalaya e non dalla Cina, come ha spiegato Sayanangshu Modak, esperto di relazioni idriche tra India e Cina dell’Università dell’Arizona citato da Reuters.
Modak ha affermato che il disegno cinese è un progetto idroelettrico “a scorrimento fluviale” e dunque l’acqua dovrebbe continuare a scorrere normalmente lungo il Brahmaputra. La stessa India ha proposto la costruzione di due dighe lungo il fiume Siang, altro nome dello Yarlung Zangbo. Una di queste, un progetto da 11,5 gigawatt nell’Arunachal Pradesh, se verrà realizzata, sarà la più grande del Paese. Il governo indiano, ancora secondo Modak, avrebbe presentato queste proposte anche per rafforzare il proprio potere di persuasione sulla Cina qualora quest’ultima cercasse di deviare il normale corso dell’acqua.
Un altro timore riguarda l’aspetto geologico perché la mega diga sorgerà una zona sismica, soggetta anche a frane e inondazioni. Il progetto infatti dovrebbe essere realizzato lungo il confine tettonico tra la placca indiana e quella euroasiatica. Questo rende la regione particolarmente esposta sia al rischio di terremoti sia a quello di frane e inondazioni, che potrebbero verificarsi qualora l’equilibrio naturale fosse modificato.













