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Bruchi mangia-plastica: la divorano in 24 ore

Duemila bruchi sono in grado di mangiare un intero sacchetto fatto di polietilene, la plastica più comune al mondo

Bruchi mangia-plastica: la divorano in 24 ore
Immagine creata con IA

Fondamentale, ma problematica. E’ la plastica che svolge un ruolo centrale nella nostra vita, però la sua nota resistenza alla biodegradazione la rende molto difficile da smaltire. In questo precedente articolo, infatti, vi abbiamo parlato di quanto sia diventato difficile il riciclo per l’industria Ue. Dalla natura, una soluzione curiosa e possibile. Se il nome Galleria mellonella non vi dice niente è perché stiamo parlando della tarma della cera. Bruchi che possono mangiare la plastica, potremmo definirli “plastivori” perché possano degradare metabolicamente la plastica in pochi giorni. Come? La immagazzinano internamente come grasso corporeo.

Bruchi per l’economia circolare

Uno studio condotto dal Dipartimento di Biologia della Brandon University in Canada ha scoperto che questi bruchi possono rosicchiare i sacchetti di plastica in sole 24 ore, ma questo processo ha un impatto negativo sulla loro salute. Queste larve si nutrono abitualmente di cera d’api, ma secondo la ricerca canadese possono degradare anche il polietilene, il tipo di plastica più comune al mondo.

Si stimano oltre 100 milioni di tonnellate di polietilene prodotte ogni anno a livello globale. Infatti, Il polietilene è chimicamente resiliente, il che lo rende resistente alla decomposizione e può impiegare decenni o addirittura centinaia di anni per degradarsi completamente. Il problema principale della scoperta scientifica è che una volta mangiata la plastica, le larve muoiono.

Troppa plastica fa male

“Circa 2.000 tarme della cera possono scomporre un intero sacchetto di polietilene in appena 24 ore, anche se riteniamo che l’integrazione con stimolanti alimentari come gli zuccheri possa ridurre considerevolmente il numero di vermi”, afferma il Dott. Bryan Cassone, Professore di Biologia degli Insetti Parassiti e dei Vettori, che aggiunge: “Tuttavia, comprendere i meccanismi biologici e le conseguenze sulla salute associati alla biodegradazione della plastica è fondamentale per utilizzare le tarme della cera per la bonifica della plastica su larga scala“. Gli scienziati stanno ora sperimentando modi per mantenerli in vita, trasformando al contempo i rifiuti di plastica in qualcosa di utile, come il cibo per pesci.

Alternativa scientifica

Utilizzando una serie di tecniche che spaziano dalla fisiologia animale alla scienza dei materiali, dalla biologia molecolare alla genomica, il team di scienziati ha studiato l’interessante relazione tra i vermi della cera, il loro microbioma batterico e il potenziale di biodegradazione della plastica su larga scala.

“È un po’ come quando mangiamo una bistecca: se consumiamo troppi grassi saturi e insaturi, questi vengono immagazzinati nel tessuto adiposo come riserve lipidiche, anziché essere utilizzati come energia“, afferma il Dott. Cassone. Però per i bruchi è molto diverso. Sebbene consumino volentieri polietilene, la ricerca dimostra che muoiono rapidamente dopo averlo fatto. “Non sopravvivono più di qualche giorno con una dieta a base di sola plastica e perdono una massa considerevole“, afferma il Dott. Cassone, che con la sua squadra sta cercando una soluzione. “Tuttavia, siamo ottimisti sulla possibilità di formulare un integratore che non solo ripristini la loro forma fisica ai livelli naturali, ma la superi“.

Allevamento di bruchi mangia-plastica

Per risolvere, o meglio per contribuire, al problema globale dell’inquinamento da plastica, gli scienziati propongono di “allevare in massa i bruchi della cera con una dieta a base di polietilene integrato, nell’ambito di un’economia circolare” ed “esplorare la riprogettazione del percorso di biodegradazione della plastica al di fuori dell’animale“. Come ulteriore vantaggio, la produzione su larga scala di bruchi della cera genererebbe anche un surplus sostanziale di biomassa di insetti, che potrebbe rappresentare un’ulteriore opportunità economica per l’acquacoltura.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.