Dal 2021 la capacità di riciclaggio dell'industria europea della plastica è iniziata a calare. Nei primi sei mesi del 2025, si è perso quasi quanto quella registrata nel 2024

L’industria europea del riciclo della plastica si trova sull’orlo di quello che viene definito un “collasso imminente“. L’allarme arriva direttamente da Plastics Recyclers Europe (PRE), associazione di categoria, che ha evidenziato come la capacità di riciclo stia crollando a un ritmo preoccupante, mettendo a rischio gli obiettivi ambientali dell’UE.
Dati segnano il declino del riciclo
Secondo i dati di PRE, tra gennaio e luglio 2025 l’Europa ha perso una capacità di riciclo quasi pari a quella registrata in tutto il 2024. La capacità installata di riciclaggio della plastica è cresciuta del 6% su base annua nel 2023. L’anno precedente il tasso di crescita si era attestato al 10%, in calo rispetto al 17% del 2021.
Insomma dopo anni di rapida espansione, la crescita del settore ha iniziato a rallentare dal 2021 e le previsioni indicano una crescita netta zero per il 2025. Questo declino, avverte l’associazione, minaccia seriamente la capacità dell’Europa di raggiungere i target di contenuto riciclato stabiliti dal Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
La capacità installata di riciclaggio della plastica è cresciuta del 6% su base annua nel 2023. L’anno precedente il tasso di crescita si era attestato al 10%, in calo rispetto al 17% del 2021. Questo calo rappresenta una seria minaccia per la capacità dell’Europa di raggiungere gli obiettivi di contenuto di riciclaggio previsti dal PPWR , ha previsto PRE.
Peso di un mix di fattori
La crisi, giunta ormai al terzo anno, è causata da una combinazione di fattori:
- Un’ondata di importazioni di plastica riciclata a basso costo, che ha fatto crollare la domanda per i materiali prodotti nell’UE.
- Forti pressioni economiche.
- Eccessiva burocrazia che rallenta i processi per ottenere e rinnovare i permessi.
La conseguenza diretta è la chiusura di un numero crescente di riciclatori europei, compromettendo la sopravvivenza di un settore strategico. I Paesi più colpiti sono Paesi Bassi, Germania e Regno Unito, dove sono state annunciate o attuate chiusure di impianti gestiti da aziende di primo piano come Viridor e Biffa (nel Regno Unito), Veolia (in Germania) e Cedo (nei Paesi Bassi).
Appello all’Ue
Per questa ragione, PRE torna a lanciare un appello urgente ai legislatori dell’UE, chiedendo l’implementazione immediata di meccanismi di difesa del commercio e del mercato per prevenire ulteriori chiusure. L’associazione sollecita inoltre l’applicazione rigorosa delle norme sulla responsabilità estesa del produttore (EPR), l’introduzione di certificazioni di terze parti e sanzioni armonizzate per i materiali non conformi.
Nonostante alcune discussioni e misure parziali, come i sussidi energetici per i riciclatori in Germania o il Piano d’azione dell’UE per il settore chimico, la risposta politica è considerata troppo lenta. PRE sottolinea la necessità di azioni concrete, quali l’accesso a energia pulita e a basso costo, la riduzione della burocrazia e incentivi mirati per gli investimenti.
“Il collasso del settore europeo del riciclo della plastica causerebbe danni irreversibili ai progressi ambientali e all’innovazione raggiunti nell’ultimo decennio, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE e la sua competitività a lungo termine.“













