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Africa-Europa, cambiare la narrazione è cambiare la visione di un Continente che cresce

“Educazione, competenze e crescita in Africa e in Europa”. In una Tavola Rotonda organizzata da LUMSA University Africa Center si è parlato di collaborazione per la crescita anziché cooperazione allo sviluppo: una differenza sostanziale, che significa passare dall’assistenzialismo al partenariato

Africa-Europa, cambiare la narrazione è cambiare la visione di un Continente che cresce

Dalla cooperazione allo sviluppo alla collaborazione per la crescita

“Educazione, competenze e crescita in Africa e in Europa” è il titolo della Tavola Rotonda ospitata a Roma dalla LUMSA e voluta da Pietro Sebastiani, già ambasciatore e oggi direttore di LUMSA University Africa Center.

Un centro che rientra in quel patto educativo globale promosso da Papa Francesco. Come ha sottolineato Sebastiani, è necessario che gli studenti abbiano la giusta visione dell’Africa nel contesto mondiale attuale.

Le parole valgono, sempre. Collaborazione per la crescita anziché cooperazione allo sviluppo è una differenza sostanziale: dall’assistenzialismo al partenariato per raggiungere obiettivi comuni.

Quindi un approccio diverso non tanto ai problemi – che sicuramente in Africa esistono e hanno bisogno di essere risolti – ma alle immense prospettive di questo Continente grande cento volte l’Italia.  

I relatori hanno ribadito più volte che non si può ragionare solo in termini economici ma si deve pensare a valorizzare le persone, come ha puntualizzato Stefania Giannini, vice direttore Unesco per l’Educazione.

Africa, Europa e la piramide demografica inversa

Giannini ha spiegato come esista una «piramide demografica inversa tra Europa e Africa che le rende complementari». Nel 2050 un giovane su tre sarà africano: in questa ottica, l’educazione è la chiave per la crescita del Continente.

«Si parla sempre di educazione primaria e secondaria, ma il nodo è nell’istruzione superiore. Basta pensare che appena il 9% dei giovani africani ha un titolo superiore, a fronte del 47% dei laureati europei.

L’Unesco ha varato il programma Campus Africa volto alla creazione di un’educazione superiore che trasporti l’Africa nel futuro. Si tratta di sistemi inclusivi e di alta qualità per trasformare le istituzioni africane in motori di innovazione, sostenibilità e sviluppo sociale.

Campus Africa dedica particolare attenzione all’istruzione femminile, chiave strategica dello sviluppo».

Alziamo il livello dell’ambizione

Abbiamo chiesto a Stefania Giannini quale ruolo abbia la formazione per la crescita dell’Africa: «Passiamo dalla cultura del progetto a quella di una visione più ampia. Alziamo il livello dell’ambizione. Senza università, centri di ricerca e innovazione l’Africa non avrà futuro.».

30 Cattedre Unesco (un programma di collaborazione internazionale interuniversitaria in forma di rete dove le università mettono in comune risorse umane e materiali per affrontare le sfide più pressanti e contribuire allo sviluppo della società, ndr) supportano Campus Africa per potenziare l’educazione superiore sulla base su alcuni principi chiave:

  • rafforzare le infrastrutture di ricerca e promuovere l’istruzione tecnica superiore nei settori chiave dello sviluppo: agricoltura innovativa, energie rinnovabili, trasformazione digitale, intelligenza artificiale;
  • sostenere le scuole di dottorato;
  • promuovere la collaborazione e la mobilità tra studenti universitari;
  • riallineare i curricula i bisogni del mercato del lavoro.

Il mismatch tra domanda e offerta

Il mismatch del mercato del lavoro è uno dei problemi su cui lavorare, come ha affermato anche Cleophas Adrien Dioma, presidente esecutivo dell’Italia-Africa Business Week.

«Il Piano Mattei voluto dal Governo italiano parla di business e di partenariato, e il business è quello che finora è mancato alla cooperazione. Perché dopo la formazione i giovani hanno bisogno di lavoro», ha evidenziato Dioma.

Dioma ha parlato di sinergia con l’Europa, che attrae i giovani africani come non avviene per Cina o Russia, forse anche perché parlano le lingue europee.

E Federico Bonaglia, vice direttore del Centro per lo Sviluppo dell’OCSE, ha puntualizzato il fatto che «l’80% delle aziende africane non trova personale con le competenze necessarie.

Il livello dell’istruzione è basso, gli studenti sono poco qualificati e il lavoro è quasi sempre informale e in settori a bassa produttività.

Se pensiamo che ogni anno 27 milioni di giovani raggiungono l’età lavorativa è facile capire l’urgenza di trasformare le economie africane».

Piano Mattei, una visione di medio-lungo termine

«La visione del Piano Mattei è di medio-lungo termine e nessun progetto può prescindere dall’educazione. Il partenariato è fondamentale: non è possibile raggiungere grandi obiettivi da soli.

La formazione in loco è fatta per rispondere al mercato del lavoro africano», ha affermato Lorenzo Ortona, vicario della struttura di missione-presidenza del Consiglio di attuazione del Piano Mattei.

Il Piano Mattei ha avviato quindi progetti di formazione dei formatori in Algeria ma validi per tutta l’Africa, con l’ENEL sta lavorando sulle energie rinnovabili, con Confindustria è allo studio sulle necessità del sistema produttivo anche in funzione del decreto flussi recentemente approvato che prevede circa 500mila posti di lavoro per i migranti.

Gli imprenditori non devono temere di andare in Africa. Gli aiuti intergovernativi sono un innesco, ma il carburante di ogni iniziativa viene dalle imprese e dal clima che si viene a creare.

La cultura è un valore

Aruna Francesca Maria Gujiral, direttore generale dell’ICCROM (Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali) ha illustrato l’accordo con la Scuola delle Arti e dei Mestieri della Fabbrica di San Pietro in Vaticano.

Giovani artisti e artigiani africani trascorreranno un periodo di formazione al termine delle quali dovranno condividere le conoscenze acquisite e portarle nei loro paesi. Il progetto prevede sei mesi in Italia e sei mesi in Africa.

La condivisione culturale e artistica avverrà con la guida di istituzioni partner di Costa d’Avorio, Egitto, Kenya e Tunisia. In pratica, una formazione a cascata in cui le persone formate ne formeranno altre.

Pietro Sebastiani, direttore di LUMSA University Africa Center (foto LUMSA)

LUMSA University Africa Center, una connessione con l’Europa

In una conversazione con Pietro Sebastiani abbiamo cercato di conoscere più da vicino il LUMSA University Africa Center.

La collaborazione è un rapporto tra uguali

Lei ha parlato di un passaggio da cooperazione allo sviluppo a collaborazione per la crescita. Un cambiamento non formale ma radicale nel modo di intendere le relazioni tra l’Africa e l’Europa.

In passato sono stato direttore della cooperazione allo sviluppo, e questo termine mi sembra un po’ superato: anche la semantica ha la sua importanza.

Preferisco parlare di crescita, anche se a ritmi diversi, anziché di sviluppo perché nella parola sviluppo è implicita anche un’idea di sottosviluppo.

Anche il termine collaborazione al posto di cooperazione mi sembra che allontani qualunque implicazione di subalternità. Collaborazione è una partnership, un rapporto tra uguali dove ognuno mette quello che ha e prende quello di cui ha bisogno.

Questo centro è nato alla LUMSA poco tempo fa e l’evento di oggi è stato l’occasione per lanciarlo e farlo conoscere all’esterno.

Nasce proprio con l’intento di dare ai giovani, alle studentesse e gli studenti della LUMSA, una visione aggiornata del Continente africano sulla scena mondiale e anche nella sua proiezione dei prossimi decenni.

A tal fine abbiamo lanciato una Winter School con cui i nostri ragazzi andranno per un periodo in Kenya a conoscere le imprese, la cultura, le persone.

Purtroppo l’Africa soffre di una cattiva rappresentazione e di gravi stereotipi che dobbiamo correggere non solo per loro, ma anche per noi, per il nostro stesso bene.

Un centro aperto

Qual è il cuore di LUMSA University Africa Center?

LUMSA University Africa Center è un centro aperto. Non è quindi un centro di studiosi o un centro accademico di storia dell’Africa, è qualcosa di più.

In parte ci sarà anche quello, ma ci sarà spazio per voci africane, per eventi, per lavorare sul tema degli stereotipi e dell’imprenditorialità.

Inoltre, come si è detto nell’evento di oggi, vogliamo concentrarci sul tema delle competenze e della formazione, dal momento che lavoriamo con i giovani in un ambito universitario.

Saremmo lieti di stimolare altre inizative analoghe

Gli equilibri geopolitici sono messi ogni giorno in discussione. L’Africa si trova in un certo senso in una morsa tra Cina e Russia che prendono il posto degli Stati Uniti. Quale spazio può avere l’Europa?

Le cartine geografiche ci rappresentano un’Africa più piccola di quello che è in realtà, e se chiudiamo gli occhi la vediamo più piccola, anche dimensionalmente.

In realtà ha una dimensione tale e così tante opportunità che c’è veramente spazio per tutti. Direi che più iniziative nascono, meglio è.

LUMSA University Africa Center non vuole essere un centro egoista, che vuole schiacciare altre iniziative che già esistono o che nasceranno. Saremmo lieti se il nostro centro stimolasse qualcuno a crearne altri.

E poi non dobbiamo stupirci della presenza della Cina in Africa, è lì da secoli. Tutte le città costiere dell’Africa orientale hanno da secoli dei quartieri indiani. Siamo noi eurocentrici a pensare che si tratti di un fenomeno recente.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.