Rifiuti domestici e reti per la pesca usati per produrre asfalto più flessibile e resistente. Ma attenzione alle microplastiche

Lo stato più esotico degli Stati Uniti, le Hawaii, ha un problema crescente con l’inquinamento da plastica. Nelle sue acque oceaniche, infatti, ristagnano detriti marini per lo più derivanti da rifiuti di plastica domestici delle varie isole dell’arcipelago e da reti usate per la pesca, ma abbandonate nelle acque. Insomma, nessun luogo della Terra è più immune dalla plastica, come recenti ricerche hanno evidenziato anche nelle isole Fiji. Per comprendere l’entità del problema, il Bounty Project, che offre un incentivo economico ai pescatori autorizzati per la rimozione dei rifiuti marini, ha rimosso 84 tonnellate di grandi attrezzature da pesca abbandonate dall’Oceano Pacifico.
Inquinamento da plastica, il problema hawaiano
Dalle Hawaii, un gruppo di ricerca ha messo alla prova un nuovo metodo per riciclare la plastica e trasformarlo in asfalto da usare per le strade dell’isola. “Riutilizzando i rifiuti di plastica già presenti alle Hawaii, possiamo ridurre l’impatto ambientale ed economico del trasporto dei rifiuti di plastica dalle isole, del loro incenerimento o smaltimento nelle discariche hawaiane, ormai stracolme”, spiega Jeremy Axworthy, ricercatore presso il Center for Marine Debris Research della Hawaii Pacific University.
Inquinamento da plastica, il test sull’asfalto
In realtà già dal 2020, le strade delle Hawaii sono state pavimentate con un tipo di asfalto modificato con polimeri per aumentarne la resistenza e la durabilità. E nel 2022, il Dipartimento dei Trasporti delle Hawaii ha lanciato un importante test su Fort Weaver Road; invece di usare il bitume tradizionale al 100% hanno utilizzato un mix contenente plastica riciclata post-consumo. L’obiettivo era verificare se riducesse la formazione di buche e crepe rispetto all’asfalto standard, allungando il ciclo di vita della strada. Infatti, questa nuova ricerca ha portato ad un tipo di asfalto – prodotto fondendo dei granuli di stirene-butadiene-stirene in un legante bituminoso a base di petrolio – più resistente a crepe, solchi e danni causati dall’acqua, qualità particolarmente importanti per il clima tropicale dello stato.
Plastica migliora resistenza asfalto
L’aggiunta di plastica all’asfalto non solo permetterebbe di dare una nuova vita circolare ai rifiuti, ma consentirebbe anche di migliorare le proprietà chimiche del manto stradale. Inoltre, la plastica aiuta l’asfalto a flettere leggermente sotto il peso dei veicoli senza spezzarsi e le strade in plastica tendono a reggere meglio le alte temperature superficiali tipiche del clima tropicale. Nonostante l’entusiasmo dei ricercatori si sta monitorando anche un altro aspetto critico: le microplastiche. Il dubbio principale è la resilienza all’usura del tempo, perché c’è il rischio che la strada rilasci comunque minuscoli frammenti di plastica nell’ambiente e quindi nell’oceano.
I test attuali servono proprio a capire se il polimero rimane stabilmente nel bitume o se diventa un inquinante secondario. Nel frattempo un’impresa locale, che si occupa di pavimentazione ha già realizzato tratti di una strada residenziale sull’isola di Oahu con asfalto contenente SBS standard, polietilene riciclato proveniente dai contenitori per la raccolta differenziata di Honolulu e polietilene ricavato da reti da pesca. Dopo quasi un anno di utilizzo, il team ha raccolto campioni di polvere stradale da ogni tratto di pavimentazione al fine di verificare l’eventuale rilascio di microplastiche, che avrebbero potuto contaminare il terreno circostante. Ma si rendono necessarie altre ricerche per valutare la durabilità della pavimentazione.












