Il report ECCO analizza limiti strutturali dei fornitori e indica una strategia industriale e geopolitica per ridurre i rischi sistemici.

Come ridurre la dipendenza energetica dal GNL in un anno
La dipendenza energetica italiana dal GNL qatarino può essere ridotta fino a oltre l’85% in dodici mesi attraverso rinnovabili, efficienza ed elettrificazione, mentre il restante 15% può essere gestito senza nuovi investimenti in infrastrutture fossili.
È questa la conclusione del policy briefing pubblicato da ECCO. Il think tank italiano dedicato alla transizione energetica evidenzia come la vulnerabilità del sistema energetico italiano sia legata più alla struttura della domanda che alla disponibilità di fornitori alternativi.
In un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescente centralità del GNL dopo il phase-out del gas russo, la soluzione strutturale indicata non è la diversificazione delle fonti fossili, ma la riduzione della domanda di gas. Il piano proposto combina interventi immediati e misure strutturali, con impatti rilevanti sia sul sistema energetico sia sulle relazioni internazionali dell’Italia.
La dipendenza energetica dal Qatar pesa per 6,4 mld di m3 l’anno
ECCO evidenzia che le importazioni italiane di GNL dal Qatar ammontano a circa 6,4 miliardi di metri cubi annui, pari a circa il 30% del GNL importato e a circa il 10% delle importazioni totali di gas . Si tratta di una quota significativa ma non dominante, che diventa però più rilevante nel nuovo assetto energetico post-2022.
Dopo la crisi ucraina, infatti, il peso del GNL nel mix italiano è cresciuto in modo marcato: dal 13% dei consumi nel 2021 al 30% attuale, mentre sul totale delle importazioni si è passati dal 14% al 34% . Questo cambiamento ha rafforzato la dipendenza dai mercati globali e dalla loro volatilità.
Il sistema italiano dispone oggi di una capacità di rigassificazione pari a circa 28 miliardi di metri cubi l’anno, grazie anche a due nuovi terminali installati dopo il 2022, ma questi impianti operano al 70% della capacità, lasciando margini tecnici inutilizzati .

Rinnovabili ed efficienza possono ridurre la dipendenza energetica?
Secondo ECCO, la riduzione della dipendenza energetica passa prima di tutto da un intervento sulla domanda. Il pacchetto di misure proposto consente di sostituire la quasi totalità delle importazioni qatarine nell’arco di un anno, senza ricorrere a nuovi contratti.
Il contributo principale arriva dalle rinnovabili. L’installazione di 10 GW annui di nuova capacità, in linea con gli obiettivi del PNIEC, permetterebbe di ridurre i consumi di gas di circa 2,5 miliardi di metri cubi, pari a circa il 40% delle importazioni dal Qatar .
A questo si aggiungono gli interventi di efficienza energetica nei settori civile e industriale, con un potenziale di riduzione stimato in 0,8 miliardi di metri cubi annui, pari al 12,5% del gas qatarino .
Il report sottolinea però un limite strutturale: l’assenza di una strategia nazionale stabile e coerente, insieme ai ritardi nel recepimento della direttiva europea sugli edifici (EPBD), che rallentano l’efficacia di queste misure.
Qual è il ruolo di risparmio ed elettrificazione
Una parte rilevante del piano riguarda le misure a impatto immediato. ECCO indica la necessità di un piano di risparmio sistematico per preservare gli stoccaggi, oggi al 44% contro una media UE del 29%, evitando costi elevati di riempimento nei mesi estivi .
Nel 2022, infatti, il riempimento degli stoccaggi ha comportato una spesa superiore a 4 miliardi di euro, con prezzi del gas fino a 340 €/MWh, poi trasferiti in bolletta .
Sul fronte strutturale, l’elettrificazione dei consumi termici può contribuire per circa 0,65 miliardi di metri cubi di gas risparmiati, grazie alla diffusione delle pompe di calore e alla sostituzione delle caldaie .
Il contributo del biometano, sostenuto anche dagli investimenti PNRR pari a 1,7 miliardi di euro, può arrivare a circa 0,6 miliardi di metri cubi in un anno, con obiettivi di crescita fino a 2,3 miliardi entro metà 2026 .
Circa il 15% del fabbisogno residuo, pari a circa 1 miliardo di metri cubi, può essere coperto sfruttando le infrastrutture esistenti senza nuovi investimenti .
Questo include l’utilizzo dei gasdotti già operativi con Algeria e Libia e il pieno sfruttamento della capacità di rigassificazione non utilizzata. Una leva aggiuntiva è rappresentata dalla riduzione delle perdite di metano lungo la filiera, in particolare nei Paesi fornitori.
Algeria e Libia possono sostituire il Qatar?
Il report evidenzia i limiti strutturali dei principali fornitori alternativi. L’Algeria, pur essendo il primo fornitore di gas via gasdotto, non riesce ad aumentare significativamente i flussi. Il gasdotto Transmed ha una capacità di 30–33,5 miliardi di metri cubi, ma nel 2025 i flussi si sono attestati intorno ai 20 miliardi .
Il limite è legato a fattori interni: domanda domestica in crescita, infrastrutture datate e vincoli normativi. Il report segnala però un potenziale di recupero attraverso la riduzione del flaring e del venting, con volumi aggiuntivi stimabili tra 0,5 e 1 miliardo di metri cubi nel breve periodo .
La Libia presenta criticità ancora più marcate. Nel 2025 ha esportato verso l’Italia poco più di 900 milioni di metri cubi, in forte calo rispetto ai 2,6 miliardi del 2022 e ai 3,2 miliardi del 2021 . L’instabilità politica e la priorità alla domanda interna limitano ulteriormente le prospettive di crescita.
La diplomazia che serve a superare la dipendenza energetica
La riduzione della dipendenza energetica italiana implica una revisione profonda delle relazioni con i Paesi fornitori.
Le politiche europee, dal REPowerEU al CBAM, indicano una traiettoria di riduzione della domanda di gas fino a oltre l’80% entro il 2050 . In questo contesto, i Paesi esportatori che non si allineano alla transizione rischiano una progressiva marginalizzazione.
Per l’Italia, la posizione geografica nel Mediterraneo rappresenta un’opportunità strategica. Il report suggerisce di superare il modello basato sulle fossili e costruire partenariati orientati a rinnovabili, efficienza energetica e riduzione delle emissioni.
Continuare a investire in nuovi giacimenti, al contrario, risulta un rischio, sia economico sia geopolitico, con la possibilità di creare “asset incagliati” e amplificare le vulnerabilità del sistema energetico.












