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In Europa prezzo del gas ai massimi da tre anni dopo lo stop in Qatar

Secondo gli analisti, proprio come accaduto nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina, l'Europa potrebbe dover fronteggiare una nuova crisi energetica, con inevitabili ricadute sull'inflazione.

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L’indice TTF è salito di oltre il 50%, superando i 47 euro per MWh

I prezzi del gas naturale in Europa hanno registrato un forte aumento, dopo che QatarEnergy ha sospeso la produzione di GNL a causa della rappresaglia iraniana contro le infrastrutture energetiche chiave del Paese. A seguito dell’attacco americano all’Iran, i future del gas europeo hanno segnato il balzo giornaliero più significativo dalla crisi energetica del 2022.

L’indice TTF, il principale mercato virtuale di riferimento per lo scambio del gas in Europa con sede ad Amsterdam, è salito di oltre il 50%, superando i 47 euro per MWh. L’impennata riflette il timore dei mercati per la sicurezza degli approvvigionamenti globali, dal momento che dal Qatar arriva un quinto della fornitura mondiale di GNL. In Europa, i prezzi del gasolio sono aumentati del 4,3%, portandosi a 925 dollari per MT.

QatarEnergy ha deciso di interrompere le operazioni presso i siti di Ras Laffan e Mesaieed dopo gli attacchi dei droni iraniani. L’entità dei danni e la minaccia di nuove incursioni hanno spinto l’azienda a sospendere le spedizioni programmate.

L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha inevitabilmente scosso i mercati delle materie prime. Oltre al gas, anche il petrolio ha registrato rialzi significativi, con il Brent che è tornato sopra gli 80 dollari al barile.

La reazione della Russia e le prospettive sui mercati

Gli analisti prevedono che i prezzi resteranno elevati anche nei prossimi giorni. La banca d’affari Bernstein ha avvertito che in uno scenario estremo di conflitto prolungato, i prezzi del greggio potrebbero schizzare tra i 120 e i 150 dollari. Alcuni analisti, tuttavia, ritengono che il mercato del petrolio sia più resiliente, sottolineando che eventi come quelli degli ultimi giorni avrebbero potuto provocare rialzi anche maggiori per il greggio.

La Russia non può che gioire degli attacchi all’Iran. Mosca è desiderosa di vendere petrolio più caro per finanziare la guerra in Ucraina. Sebbene stia vendendo a prezzi fortemente scontati a Cina e India, l’aumento generale dei prezzi non può che favorirla.

Corsa al GNL

Per quanto riguarda il mercato assicurativo marittimo di Londra, subito dopo l’inizio dell’operazione militare, i premi sono aumentati in maniera vertiginosa e nel corso del fine settimana, le assicurazioni contro i rischi di guerra sono state revocate.

Come riferisce Reuters, la restrizione dei trasporti marittimi e lo stop alla produzione in Qatar hanno spinto l’India a razionare il gas naturale, mentre i Paesi di tutta l’Asia si sono rivolti al mercato spot per sostituire le scorte o hanno attivato piani di emergenza.

Rischi crescenti per l’Europa

L’Europa risente particolarmente di questa interruzione. Negli ultimi quattro anni, come risposta alla guerra in Ucraina, i Paesi europei hanno aumentato la dipendenza dalle forniture di GNL via mare, in sostituzione del gas russo. Considerata la prospettiva di maggiore domanda durante i mesi estivi, la sospensione delle forniture qatariote rischia di innescare una corsa globale ai carichi alternativi.

Se il mercato iniziasse a scontare una perdita prolungata delle forniture dal Qatar, il prezzo del TTF potrebbe potenzialmente schizzare tra gli 80 e i 100 euro per MWh“, ha detto a Bloomberg Warren Patterson di ING.

La maggior parte del GNL del Qatar è destinato all’Asia. Tuttavia, la riduzione dell’offerta globale determina un aumento generalizzato dei prezzi. Per questo gli acquirenti europei sono costretti a offrire premi più elevati per assicurarsi le forniture dagli Stati Uniti o dall’Africa. Secondo gli analisti, proprio come accaduto nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa potrebbe dover fronteggiare una nuova crisi energetica, con inevitabili ricadute sull’inflazione.

Gli esportatori di GNL degli Stati Uniti stanno facendo a gara per capitalizzare l’impennata dei prezzi del gas in Europa e in Asia. Venture Global e Cheniere Energy, due dei maggiori produttori statunitensi, stanno cercando di spremere volumi aggiuntivi di GNL dagli impianti in Texas e Louisiana, mentre i consumatori si preparano a carenze di approvvigionamento, come riferisce il Financial Times.

Il Security College dell’esecutivo UE assicura: “La Commissione europea sta seguendo attentamente lo sviluppo dei prezzi e degli approvvigionamenti di energia e creerà una Energy Task Force con gli Stati membri, in collaborazione con l’Agenzia internazionale dell’energia, che avrà una prima riunione questa settimana“.

Come sta reagendo il mercato in Italia

Come effetto dell’attacco americano all’Iran, il valore dell’indice IGI (Italian Gas Index) per il 3 marzo è pari a 43,82 euro al MWh, in rialzo rispetto al 2 marzo, quando si era attestato a 32,78 euro al MWh, e al 1° marzo quando l’indice era pari a 31,65 euro per MWh. In pochi giorni, quindi, il prezzo medio è aumentato di quasi 11 euro per MWh. Il PUN Index GME, prezzo di riferimento dell’energia elettrica scambiata sul MGP calcolato dal GME, è balzato dai 105 euro per MWh del 1° marzo a 125,2 euro per MWh del 3 marzo.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.