Per l’Unione europea non si osservano rischi immediati sul fronte della sicurezza dell'approvvigionamento di gas, ma è necessario prevedere e coordinare eventuali misure per l’inverno al fine di evitare un crollo dei livelli di stoccaggio. Con un eventuale stop delle forniture russe il livello di riempimento potrebbe abbassarsi fino all'11%. L'Italia? Al momento la più preparata

Crisi energetica europea, lo scenario oggi
La crisi energetica europea ha brevemente allentato la morsa sui rincari del gas. L’annuncio del cessate il fuoco nel conflitto mediorientale e dei negoziati USA-Iran che dovrebbero tenersi questo fine settimana a Islamabad, hanno avuto un effetto stabilizzatore sul mercato, con un conseguente calo dei prezzi del gas a livello globale.
Tuttavia l’equilibrio rimane fragile (come mostrano gli attacchi israeliani in Libano) e il futuro incerto, costringendo l’Europa a pensare alla sicurezza degli approvvigionamenti con molte mosse in anticipo.
Un fatto è ormai chiaro. Tregua o meno, i danni alle infrastrutture energetiche mediorientali e il blocco dello stretto di Hormuz – oggi sua sesta settimana – avranno conseguenze a lungo termine sulle principali commodity e, in questo caso, sul gas naturale liquefatto (GNL).
L’impatto del conflitto in Iran sul GNL
“Il cessate il fuoco significa che i 14 carichi di GNL bloccati nel Golfo potrebbero uscire dallo Stretto di Hormuz, alleviando così la pressione sul mercato globale del gas”, ha dichiarato Tom Marzec-Manser di Wood Mackenzie. Tuttavia, per un reale cambiamento strutturale nell’offerta, spiega l’analista, dovrebbero tornare in funzione una serie di impianti oggi spenti o danneggiati a causa della guerra in Iran.
Nel dettaglio oggi risulta fuori servizio una produzione qatariota di GNL pari a 77 milioni di tonnellate all’anno (Mtpa), ossia il 20% della fornitura globale di gas naturale liquefatto. A ciò si aggiungono altri 6 Mtpa prodotti da impianti UAE e attualmente in fermo.
In realtà il Qatar si sta preparando a “tornare sul mercato” ma, anche nel migliore scenario, le tempistiche per una ripresa completa non sarebbero brevi. Tra riparazione dei danni fisici, tempi fisiologici per riavviare la produzione, congestione portuale e ritardi assicurativi, la piena offerta di GNL potrebbe non essere disponibile prima di diversi anni.
Quanto è esposto il mercato europeo del gas?
Cosa significa questo per la crisi energetica europea? Secondo la Rete europea degli operatori dei sistemi di trasmissione del gas (ENTSOG), sotto il profilo degli approvvigionamenti del gas al momento la situazione sarebbe sotto controllo. Il rapporto “Summer Supply Outlook 2026” mostra un sistema comunitario flessibile e resiliente in cui tuttavia, le sfide non mancano. Sebbene l‘impatto diretto delle forniture del Qatar sul Blocco sia relativamente limitato – parliamo di circa l’8% delle importazioni 2025 di GNL – il mercato europeo rimane altamente esposto alle dinamiche dei prezzi globali e alla competizione con l’Asia per i carichi disponibili.
Questo ha fatto sì che la minore disponibilità di GNL abbia spinto al rialzo i prezzi del gas TTF in Europa, aumentando la volatilità del mercato. Come anticipato la tregua di due settimane ha fornito un po’ di respiro e le ultime valutazioni disponibili mostrano i futures sul gas naturale europeo scesi nuovamente a 44,52 euro/MWh il 9 aprile 2026, dopo il picco di oltre 61 euro/MWh del 19 marzo 2026. A titolo di puro confronto ricordiamo che prima della crisi energetica europea innescata dalla guerra Russia-Ucraina il prezzo del gas europeo si aggirava tra i 15 e i 25 €/MWh.
Gli scenari 2026-2027 per la crisi energetica UE
Secondo le simulazioni condotte da ENTSOG per il periodo 2026-2027, per il futuro a breve termine si aprono diversi scenari. Il rapporto “Summer Supply Outlook 2026” ha valutato la disponibilità di GNL, la presenza di forniture di gas russo e il livello di domanda per determinare gli impatti sul sistema energetico europeo per l’estate 2026 – la fase di iniezione del gas negli stoccaggi – e dell’inverno 2026/2027, ossia la fase di prelievo.
Scenari per l’estate 2026
L’obiettivo UE è raggiungere il 90% di riempimento delle riserve entro il 30 settembre 2026, partendo da un livello iniziale del 28% il 1° aprile.
Scenario ottimale (LNG Optimal): Con una piena disponibilità di GNL e il mantenimento dei flussi russi contrattualizzati, il Blocco può raggiungere un livello medio di stoccaggio del 92%. In caso di interruzione russa, il livello scenderebbe all’86%, richiedendo un prolungamento dell’iniezione a novembre e demand respond per toccare il target del 90%.
Scenario di scarsità (LNG Tight): Se la disponibilità di GNL si riducesse del 20%, i livelli di stoccaggio si fermerebbero al 76% o addirittura al 70% se anche le forniture di gas russo dovessero interrompersi.
Scenari per l’inverno 2026/27
Le simulazioni dell’ENTSOG analizzano la capacità del sistema di soddisfare la domanda fino al 31 marzo 2027.
Scenario ottimale (LNG Optimal): con forniture di gas russo intatte, il sistema energetico europeo terminerebbe l’inverno con stoccaggi pieni al 47%. Se tuttavia Mosca chiudesse i rubinetti, a fine inverno gli stoccaggi sarebbero pieni solo al 36%.
Scenario di scarsità (LNG Tight): I livelli di stoccaggio crollerebbero al 14% a fine inverno, raggiungendo un ulteriore livello di criticità in assenza di forniture russe con solo un 11% di riempimento. Ciò rappresenta essenzialmente le sole riserve strategiche non utilizzabili per il mercato, con un rischio concreto di “lockdown energetico”, ossia di riduzione forzata della domanda, stimato intorno al 3%.
| Scenario | Condizione GNL | Gas russo | Stoccaggio Finale (Marzo ’27) | Rischio Tagli |
| Ottimale | Disponibilità piena | Presenti | 47% | Nullo |
| Medio | Disponibilità piena | Interrotti | 36% | Basso |
| Critico | Scarsità (-20%) | Presenti | 14% | Moderato |
| Emergenza | Scarsità (-20%) | Interrotti | 11% | Alto (3%) |
Sicurezza gas, quanto è vulnerabile l’Italia?
In questo contesto, specifica il report, i paesi dell’Europa Centrale e Sud-Orientale, specialmente quelli senza sbocco sul mare, rimangono i più esposti in tutti gli scenari di interruzione russa o scarsità di GNL.
E l’Italia? All’interno della crisi energetica europea il Belpaese è quello messo peggio lato prezzi ma il più preparato sul fronte delle riserve.
Al 1° aprile 2026, l’Italia presenta uno dei volumi assoluti di gas in stoccaggio più alti dell’UE, con una quota di riempimento pari al 43,4% (media UE al 28%). In caso di interruzione totale delle forniture russe e senza misure di contenimento della domanda, il livello di riempimento previsto per ottobre raggiungerebbe l’89%. E nelle simulazioni più critiche previste per l’inverno, dovrebbe mostrare una buona tenuta rispetto ad altri Paesi europei, finendo la stagione, il 31 marzo 2027, con un livello di riserve del 25% in tutti i casi.
I prezzi del gas 2026 in Italia
Le incertezze legate al conflitto tra USA/Israele e Iran rendono difficile fare delle valutazioni precise sui trend del prezzo del gas. Il mercato europeo rimane sensibile e l’Italia, in virtù della ampia dipendenza dal combustibile, risente in maniera particolare della volatilità del periodo. Oggi, 10 aprile, l’IG Index del Gestore dei Mercati Energetici (GME) segna 43 €/MWh, pari a circa 0,46 €/Smc. Si tratta di un valore più basso rispetto a quello degli ultimi giorni ma non è possibile escludere ulteriori shock in futuro.

Secondo Oliver Wyman, manager del gruppo Marsh, da oggi fino alla fine dell’anno periodo aprile–dicembre 2026 è possibile aspettarsi per il Belpaese un incremento complessivo della spesa energetica tra i 14 e i 20 miliardi (o oltre) di euro rispetto al periodo pre-crisi. Cifre che tengono conto però sia del gas che della parte elettrica.
In particolare, Wyman stima per le famiglie non coperte con prodotti a prezzo fisso e parità di consumi un aumento medio in bolletta compreso tra circa 280 euro (scenario a fine marzo 2026) e 400 euro (scenario di escalation).
Crisi energetica europea – FAQ
Attualmente non si prevedono interruzioni immediate. L’Italia è il Paese europeo con le riserve più solide, partendo ad aprile 2026 con gli stoccaggi al 43,4%, ben sopra la media UE (28%). Tuttavia, il rischio principale rimane la volatilità dei prezzi causata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla ridotta disponibilità di GNL.
Il prezzo del gas europeo (TTF) risente fortemente delle dinamiche globali. Sebbene la domanda interna sia stabile, eventi come il blocco dello Stretto di Hormuz o i ritardi negli impianti di liquefazione in Qatar riducono l’offerta mondiale, innescando speculazioni e aumenti dei futures.
Secondo il report ENTSOG, in caso di stop totale ai flussi russi, l’Europa dovrebbe ricorrere a misure di demand response. Mentre l’Italia manterrebbe una buona tenuta con riserve stimate al 25% a fine inverno 2027, i Paesi dell’Europa Centrale senza sbocco sul mare risulterebbero i più vulnerabili.
L’Unione Europea punta a raggiungere il 90% di riempimento delle riserve entro il 30 settembre 2026. Questo target è considerato il “cuscinetto di sicurezza” necessario per affrontare la stagione fredda senza ricorrere a razionamenti industriali o civili.












