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La transizione energetica ha un nuovo protagonista: il flexumer 

Per anni la transizione energetica si è concentrata su quanta energia pulita immettere in rete. Oggi la sfida si è spostata sul quando, puntando su nuove soluzioni di flessibilità e sull'evoluzione della figura del consumatore. Si tratta di una transizione già in atto, visibile nei modelli di sviluppo di grandi operatori come E.ON, orientati sempre più verso l'orchestrazione di ecosistemi distribuiti e interconnessi

La transizione energetica ha un nuovo protagonista: il flexumer 
La transizione energetica ha un nuovo protagonista: il flexumer 

Una volta c’era solamente il consumatore. L’utente classico che si limita a prelevare energia dalla rete in modo passivo e unidirezionale. Poi le nuove direttive della transizione energetica hanno aperto le porte alla figura del prosumer, “l’ibrido” produttore e consumatore, che genera autonomamente la propria energia rinnovabile, immettendo in rete i surplus. Oggi il sistema elettrico è pronto ad accogliere un nuovo ruolo, quello del flexumer, utente capace di modulare e spostare nel tempo il proprio fabbisogno e la propria capacità di produrre e stoccare l’energia per aiutare la rete elettrica nei momenti di massimo stress. 

Un’evoluzione figlia dei radicali mutamenti che stanno interessando il sistema elettrico e di cui si è iniziato a parlare in Italia anche grazie ad E.ON. La società prima di altri ha posto i riflettori sull’ascesa dei flexumer, studiando una serie di progetti e soluzioni per sostenere questo nuovo modello. Tuttavia per comprenderne la portata è necessario fare qualche passo indietro e partire da un tema più ampio: la flessibilità energetica.

Il ruolo della flessibilità energetica nella transizione

Per l’Agenzia Internazionale dell’Energia quella che stiamo vivendo può essere definita l’era dell’Elettricità, un periodo caratterizzato da crescenti investimenti in nuove risorse rinnovabili, in particolare impianti fotovoltaici ed eolici, e da una domanda sempre più concentrata nello spazio e nel tempo proveniente da veicoli elettrici, pompe di calore e grandi carichi come i data center. 

Un’era ricca di possibilità per l’avanzamento della transizione energetica ma anche di sfide, prime fra tutte la stabilità della rete e la sicurezza dell’approvvigionamento. È qui che entra in gioco la flessibilità, un concetto tecnico ma al tempo stesso semplice. La normativa europea (Regolamento 2019/943/CE) definisce la flessibilità come la capacità del sistema elettrico di adattarsi alla variabilità dei modelli di generazione e consumo e alla disponibilità della infrastruttura di trasmissione, nei diversi orizzonti temporali del mercato. Questi orizzonti temporali variano da secondi o minuti a giorni fino a mesi o anni. 

In Italia così come nel resto dell’Europa lo sviluppo massiccio di fonti rinnovabili non programmabili, a causa della loro variabilità e di una rete non sempre pronta ad accoglierle, sta progressivamente aumentando il bisogno di flessibilità. Ne sono una prova i tagli forzati alla generazione fotovoltaica ed eolica e l’aumento dei costi di gestione delle congestioni.

Ma a cambiare è anche la domanda. L’elettrificazione dei consumi sta accelerando e gli utenti stanno diventando partecipanti attivi al mercato dell’energia. Tra veicoli elettrici e nuove frontiere della ricarica bidirezionale, pompe di calore, batterie su piccola scala, comunità rinnovabili e autoconsumo diffuso, l’interazione tra consumatori e operatori di rete è destinata a mutare radicalmente, rendendo il fabbisogno sempre più variabile. 

Oggi, quindi, il problema non è più aumentare la produzione energetica verde ma riuscire a gestire l’energia in maniera intelligente, spostare i consumi lontano dalle ore di picco, accumulando il surplus rinnovabile e restituendolo alla rete nei momenti di maggiore domanda.

Uno studio del Centro di Ricerca Comune ha calcolato che rispetto alle cifre odierne, l’esigenza di flessibilità nell’Unione europea è destinata a raddoppiare entro il 2030. E a moltiplicare per sette nei venti anni successivi. 

Un’esigenza che tocca da vicino anche il Belpaese per il quale si stima un bisogno di almeno 6 GW di nuova capacità flessibile (numeri del PNIEC). 

Dove recuperare questa capacità? Tradizionalmente era assicurata dalle centrali termoelettriche convenzionali, il cui peso nel mix nazionale è tuttavia destinato a diminuire man mano che la transizione verso le FER avanzerà. In aiuto arrivano però le nuove risorse di flessibilità, come l’accumulo energetico e gli strumenti di demand response, che abilitano un nuovo ruolo per i consumatori.

L’identikit del Flexumer

La capacità flessibile di cui l’Italia ha bisogno non potrà essere assicurata solo da grandi impianti di accumulo a livello di rete. Sarà inevitabilmente necessaria anche la partecipazione attiva di milioni di utenze domestiche e aziendali. È qui che entrano in gioco i flexumers o consumatori flessibili. 

Chi sono? Sono soggetti in grado di regolare quando e dove viene utilizzata l’elettricità, alleggerendo di conseguenza la pressione sul sistema elettrico ed evitando la congestione della rete. Evoluzione degli odierni prosumers, i consumatori flessibili possono interagire attivamente con l’infrastruttura elettrica, passando dal consumo all’autoproduzione fino allo stoccaggio dell’energia, e creando così nuovo valore sia per sé che per il sistema. 

Nonostante il potenziale, il modello flexumer si trova ancora in una fase embrionale sia per una questione di strumenti a disposizione che di cultura e conoscenze. In un sistema come quello elettrico sempre più multidimensionale, gli utenti hanno bisogno di semplicità ed efficienza. E di controparti in grado di rimuovere questa complessità, trasformando la flessibilità in una componente concreta e accessibile della vita quotidiana. Non a caso alcuni dei progetti più interessanti a sostegno dei nuovi flexumer arrivano da E.ON, società impegnata a trasformare asset energetici distribuiti, presenti nelle abitazioni, nelle aziende e nei sistemi di mobilità, in risorse per la stabilità del sistema elettrico. 

Per abilitare questo nuovo modello, E.ON ha sviluppato una serie di soluzioni innovative capaci di tradurre la flessibilità energetica in gesti semplici, automatici e, soprattutto, vantaggiosi per l’utente finale. Il principio cardine è la rimozione della complessità: l’architettura tecnologica rimane silenziosamente “in background”, mentre il cittadino o l’impresa diventa un partecipante attivo della transizione energetica, raccogliendo benefici tangibili nella vita di tutti i giorni. 

E.ON Smarty Link: l’intelligenza invisibile che ottimizza l’accumulo domestico 

Tra le iniziative più interessanti in Italia spicca E.ON Smarty Link, un sistema progettato per integrare impianti fotovoltaici residenziali con batterie all’interno di un modello di gestione intelligente dell’energia. Il funzionamento riflette una tecnologia tanto sofisticata quanto accessibile: grazie ad un piccolo dispositivo connesso al Wi-Fi di casa, E.ON può ottimizzare automaticamente i cicli di carica e scarica della batteria domestica in funzione della disponibilità di fonti rinnovabili e delle fluttuazioni del mercato elettrico. 

E.ON Smarty Link: l’intelligenza invisibile che ottimizza l’accumulo domestico 
Credits: E.ON

In pratica, la gestione si adatta autonomamente agli scenari quotidiani. Il sistema immagazzina l’energia solare durante le ore centrali del giorno per metterla a disposizione la sera, oppure avvia la ricarica della batteria quando i prezzi dell’elettricità sono più bassi. Allo stesso tempo, piccole quote di energia possono essere coordinate da remoto per contribuire al bilanciamento del sistema elettrico nei momenti di massimo stress, senza che questo modifichi minimamente le abitudini domestiche e il comfort del cliente. 

L’identikit del partecipante è semplice: un utente pronto a trasformarsi in flexumer testando in prima persona l’integrazione tra domanda e offerta (e ricevendo in cambio anche un bonus in bolletta). Un modo concreto per dimostrare come la stabilità della rete possa coincidere con il risparmio economico. 

Dal garage alla rete: il Vehicle-to-Grid

Se la casa rappresenta il primo tassello di questo ecosistema distribuito, il secondo è inevitabilmente legato alla mobilità elettrica. Parallelamente ai sistemi domestici, E.ON sta tracciando i confini della ricarica intelligente attraverso la sperimentazione del Vehicle-to-Grid (V2G), il modello che permette ai veicoli elettrici di dialogare con la rete, trasformandosi in una sorta di batterie su ruote. 

Un esempio di questa evoluzione è la soluzione commerciale V2G lanciata in Germania dall’azienda in sinergia strategica con il Gruppo BMW e rivolta specificamente ai clienti privati. Grazie alla tecnologia di ricarica bidirezionale, un modello come la BMW iX3 è oggi capace non solo di prelevare energia, ma di reimmetterla nella rete nei momenti di maggiore necessità.

Il software alla base del servizio, sviluppato congiuntamente dai due partner, gestisce i flussi attraverso la BMW Wallbox Professional e una tariffa elettrica V2G appositamente studiata. Ogni minuto di connessione del veicolo viene conteggiato e l’energia restituita alla rete è equamente remunerata attraverso un saldo bonus visibile in tempo reale, mentre algoritmi di protezione intelligenti assicurano che la batteria operi sempre in condizioni ottimali.

Ovviamente il cliente mantiene il pieno controllo del sistema, potendo impostare gli obiettivi di ricarica minimi per garantire che le proprie esigenze di mobilità siano sempre soddisfatte. Il progetto prevede che la tecnologia V2G, inizialmente introdotta sulla BMW iX3, venga progressivamente estesa ad altri modelli della gamma, ponendo le basi per una piattaforma energetica globale. L’obiettivo a lungo termine è la creazione di un ecosistema aperto e interconnesso capace di far dialogare in tempo reale infrastrutture di ricarica, impianti fotovoltaici, pompe di calore e dispositivi di smart home. 

In questa esatta direzione si muove anche il progetto BDL Next, un’iniziativa di ampio respiro che vede E.ON collaborare con operatori del settore, l’industria automotive e prestigiosi centri di ricerca. L’obiettivo? Accelerare la diffusione su larga scala della ricarica bidirezionale, definendo standard interoperabili in grado di coordinare la flessibilità domestica.

La fase pilota è entrata nel vivo con la consegna dei veicoli alle famiglie partecipanti presso il BMW Welt di Monaco di Baviera. Per diversi mesi, il comportamento delle vetture verrà testato in condizioni reali per risolvere i nodi cruciali legati ai quadri normativi, ai sistemi di misurazione e alla contabilizzazione dell’energia immessa in rete. 

L’esperienza italiana: Car Connect

Non solo Germania. Anche in Italia E.ON è impegnata ad integrare la mobilità elettrica con la gestione energetica domestica. Attraverso soluzioni digitali all’avanguardia, l’azienda punta oggi a creare un ecosistema unificato in cui i servizi di ricarica intelligente aprono la strada alla prossima generazione di flexumer.

Credits: E.ON

Soluzioni come Car Connect una funzionalità integrata direttamente nell’App E.ON che permette di gestire la ricarica dell’auto in modo automatizzato e conveniente. Abbinando questo servizio a una tariffa specifica come E.ON Luce Drive Smarty, progettata per i possessori di mezzi elettrici, gli utenti possono ottimizzare e programmare i propri consumi.

Il vantaggio? L’autonomia del sistema: una volta impostati l’orario desiderato e il livello di energia finale, l’applicazione gestisce la sessioni in totale autonomia, concentrandole principalmente quando le tariffe energetiche sono più vantaggiose. Questo non solo si traduce in un risparmio economico immediato in bolletta e in una maggiore efficienza per la casa, ma permette anche di accedere a vantaggi economici extra. 

Si apre così una nuova fase della transizione energetica: un futuro in cui la stabilità della rete è guidata dai consumatori flessibili e abilitata da chi, come E.ON, ha imparato a governare la complessità per renderla invisibile e accessibile a tutti.

In collaborazione con E.ON

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