L'editoriale di Alberto Romagnoli, Consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Delegato Ambiente, Territorio ed Energia, per Obiettivo 4.0

di Alberto Romagnoli
La transizione energetica e ambientale sta entrando in una fase nuova. Se negli anni passati le parole chiave sono state decarbonizzazione, innovazione e resilienza, oggi emerge con sempre maggiore evidenza un’altra necessità: integrazione.
Gli articoli raccolti in questo numero di Obiettivo 4.0 lo mostrano da prospettive diverse.
Rete elettrica, mobilità, fonti rinnovabili, clima, materie prime, cattura della CO2, idrogeno, nuovi materiali e sistemi di accumulo potrebbero apparire come temi distinti.
In realtà sono parti di uno stesso processo di trasformazione e pongono una questione comune: come passare dalla disponibilità delle singole tecnologie alla capacità di costruire un sistema che funzioni nel suo complesso.
Il tema della rete elettrica è emblematico. Il decreto sulla cosiddetta “saturazione virtuale” affronta uno dei nodi che accompagnano la crescita delle rinnovabili: rendere più efficiente l’utilizzo della capacità di rete e dare maggiore certezza agli operatori intenzionati a investire.
È un esempio concreto di come la transizione non dipenda soltanto dalla possibilità di realizzare nuovi impianti, ma dalla capacità di far evolvere contemporaneamente infrastrutture, regole e modalità di gestione.
La stessa interdipendenza emerge parlando di mobilità elettrica.
La diffusione delle colonnine domestiche non riguarda soltanto l’automobile: chiama in causa gli edifici, la distribuzione dell’energia, la gestione dei carichi e, più in generale, il rapporto sempre più stretto tra produzione e consumo.
Anche le fonti rinnovabili stanno attraversando una fase di profonda evoluzione.
L’analisi dei parchi eolici di nuova generazione e le innovazioni nel fotovoltaico – dalle celle capaci di operare in condizioni particolari fino ai materiali organici semitrasparenti e alle perovskiti raccontano una ricerca che non punta soltanto ad aumentare la produzione, ma a rendere le tecnologie energetiche sempre più adattabili ai diversi contesti e alle differenti esigenze. Ma la transizione non può essere letta esclusivamente attraverso la produzione di energia. Il tema delle materie prime critiche ricorda quanto le nuove tecnologie dipendano dalla disponibilità di risorse e dalle relative catene di approvvigionamento. Lo sviluppo di nuovi processi per il riciclo delle batterie va nella stessa direzione: innovazione e circolarità dovranno procedere insieme se vogliamo evitare di sostituire vecchie dipendenze con nuove dipendenze.
E poi c’è il clima. Il dato sull’estate 2026 e il caso del disastro nell’area himalayana richiamato in questo numero riportano l’attenzione sulla dimensione fisica e territoriale del cambiamento climatico. Per chi si occupa di ingegneria, ambiente e territorio questo significa soprattutto una cosa: mitigazione e adattamento non possono essere considerati percorsi separati. La transizione deve infatti essere anche socialmente sostenibile.
Anche temi apparentemente più lontani – dall’idrogeno naturale alla cattura e stoccaggio della CO2 – mostrano quanto ampio sia oggi il campo delle soluzioni in discussione. Non esiste una singola tecnologia in grado di rispondere a tutte le esigenze della decarbonizzazione. Esistono invece strumenti differenti, da valutare con metodo, sulla base della loro efficacia, sostenibilità, sicurezza e applicabilità nei diversi contesti. È proprio qui che emerge il ruolo dell’ingegneria. Integrare significa progettare sistemi, valutando contemporaneamente energia, ambiente, territorio, infrastrutture, risorse e persone. Significa superare una lettura per compartimenti e comprendere le relazioni tra le diverse componenti della transizione. L’innovazione tecnologica corre rapidamente.
L’intelligenza artificiale, i nuovi materiali, le nuove generazioni di fotovoltaico, il riciclo avanzato e le tecnologie per l’idrogeno che trovano spazio in questo numero ne sono una dimostrazione. Ma proprio perché aumentano le possibilità tecnologiche, cresce la necessità di competenze capaci di valutarle e trasformarle in soluzioni concrete. Per questo la sfida che abbiamo davanti non è soltanto energetica o ambientale. È una sfida di progettazione, integrazione e governo della complessità. Ed è una sfida nella quale gli ingegneri sono chiamati ad assumere pienamente la propria responsabilità: mettere competenza e capacità progettuale al servizio di un Paese più sicuro, competitivo e sostenibile.











