Rapporto ONU: il ritmo di innalzamento dei mari è raddoppiato. Limitare il riscaldamento a 1,5 °C non eviterà un aumento di diversi metri.

Innalzamento livello del mare accelerato, essenzialmente irreversibile senza sforzi aggiuntivi
L’innalzamento del livello del mare, in rapida accelerazione, è irreversibile e richiede un rinnovato e urgente impegno per il clima. Sono alcune delle conclusioni di un rapporto speciale commissionato dal Segretario generale delle Nazioni Unite e appena pubblicato.
Il rapporto A/81/74, elaborato dal Segretario Generale per l’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, offre un’analisi esaustiva e multidimensionale dell’accelerazione dell’innalzamento dei mari, fenomeno causato dal riscaldamento globale, dall’espansione termica degli oceani e dallo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari, in particolare in Groenlandia e Antartide.
Le evidenze scientifiche indicano che è fondamentale abbandonare i combustibili fossili il prima possibile per contenere il tasso di innalzamento del livello del mare, mitigando in questo modo le minacce per gli 1,2 miliardi di persone a rischio di inondazioni e altri impatti.
Il rapporto è stato pubblicato a Palau lunedì 31 agosto e presentato durante il briefing quotidiano con i media del Segretario generale presso la sede delle Nazioni Unite da un gruppo di esperti che comprendeva Bill Hare, CEO di Climate Analytics. Hare ha presentato prove che dimostrano che il tasso annuo di innalzamento del livello del mare è più che raddoppiato negli ultimi decenni, accelerando da 2,1 mm all’anno nel 1992 a 4,5 mm all’anno nel 2024, e le proiezioni indicano che supererà i 10 mm all’anno entro la fine del secolo.
Inoltre, le prove dimostrano che le emissioni di gas serra hanno quadruplicato la frequenza degli eventi di innalzamento estremo del livello del mare dal 1900. Per questo motivo è probabile che la maggior parte degli atolli diventi inabitabile entro la metà del secolo, poiché l’innalzamento del livello del mare aggrava le inondazioni causate dalle onde.
Rapporto ONU: necessario scendere ben al di sotto dei 1,5°C di riscaldamento per evitare metri di innalzamento dei mari
Hare ha spiegato anche che limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C non sarebbe sufficiente a impedire un innalzamento del livello del mare di diversi metri causato dallo scioglimento dei ghiacci antartici. Dunque, i Governi dovrebbero puntare a ridurre il riscaldamento globale ben al di sotto del limite di 1,5 °C entro la fine di questo secolo.
“Quando questi impatti sono così tangibili come lo sono stati di recente – centinaia, se non migliaia, di morti per le inondazioni in Nepal, decine di migliaia per le ondate di calore in tutta Europa, danni economici già stimati in centinaia di miliardi di dollari – il campanello d’allarme è assordante“, ha commentato Bill Hare.
“Come l’UNEP ha chiaramente affermato, superare il limite di 1,5 °C renderà la vita difficile su molti fronti. Aggraverà gli impatti climatici, soprattutto nei piccoli Stati insulari; aumenterà il numero di impatti a cui non siamo in grado di adattarci e accrescerà il rischio di punti di non ritorno cruciali, come lo scioglimento irreversibile delle calotte glaciali o la moria delle foreste pluviali“, ha dichiarato ancora Hare, che è anche ex autore delle valutazioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC).
L’invito alle armi di Climate Analytics
Sebbene descriva bene i fattori di rischio, il rapporto dell’UNEP trascura alcune analisi di mitigazione di fondamentale importanza e rischia così di trasformarre lo studio in un invito all’apatia piuttosto che in un appello all’azione, secondo Climate Analytics. Il rapporto dell’UNEP accenna soltanto alla necessità di un’eliminazione graduale dei combustibili fossili, non menziona il processo avviato lo scorso anno da oltre 50 Paesi per perseguire una transizione verso fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, visto l‘insuccesso del vertice ONU sul clima (COP30). Inoltre, si astiene dal ricordare ai Governi la loro responsabilità di rispettare gli impegni già assunti a livello internazionale, in particolare nei negoziati della Convenzione delle Nazioni Unite sul clima e nell’Accordo di Parigi.
Una via d’uscita parziale infatti c’è. Alcuni analisi marginali indicano che molti settori dell’economia possono raggiungere emissioni realmente pari a zero entro la metà del secolo e che, se i Governi agiranno con la massima ambizione possibile per ridurre le emissioni a partitre già da adesso, potranno arrestare il riscaldamento globale entro la metà del secolo e riportarlo ben al di sotto di 1,5 °C entro la fine del secolo.
Effetti dell’innalzamento del livello medio del mare
Le variazioni del livello del mare comportano ripercussioni concrete. In primo luogo, l’innalzamento del livello medio del mare aggrava l’impatto degli eventi meteorologici estremi, provocando l’erosione delle coste e la distruzione di infrastrutture primarie. L’infiltrazione dell’acqua salata nelle falde idriche e nei terreni agricoli costieri compromette la disponibilità di acqua potabile e la produttività agricola. Per i piccoli Stati insulari e le comunità a bassa quota, l’innalzamento oceanico rappresenta un rischio diretto per la sopravvivenza stessa dei territori e dei loro patrimoni culturali. Inoltre, l’inabitabilità progressiva delle fasce costiere sta aumentando i flussi di migrazione climatica, creando forti pressioni socio-economiche sulle città dell’entroterra.
Aspetti giuridici
Una parte del rapporto è dedicata alle implicazioni del fenomeno sul piano del diritto internazionale e della Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS). Il documento affronta il tema inedito della conservazione della personalità giuridica degli Stati qualora il loro territorio emerso venga sommerso, sostenendo che la sovranità nazionale debba rimanere inalterata. A tale proposito si raccomanda di mantenere fisse le linee di base e i confini delle Zone Economiche Esclusive (ZEE) dichiarate, per prevenire contenziosi geopolitici legati alle variazioni fisiche della costa.
Sul piano della protezione dei diritti umani, il rapporto evidenzia che l’innalzamento livello mare determina la violazione dei diritti fondamentali della persona, tra cui il diritto alla casa, alla salute, al lavoro, al sostentamento e all’autodeterminazione delle popolazioni locali.
Ridurre le emissioni del 43% entro il 2030 e del 60% entro il 2035
Gli autori del rapporto avvertono che il rischio legato all’innalzamento del mare deve essere trattato come una minaccia sistemica e integrato in modo trasversale nei piani di sviluppo, nelle valutazioni di rischio e nelle politiche di gestione fiscale, con impatti su investimenti pubblici, infrastrutture, turismo, commercio, sicurezza idrica ed alimentare e continuità dei servizi essenziali. Si sollecita l’azione accelerata per raggiungere il picco globale di emissioni e ridurle del 43% entro il 2030 (rispetto al 2019) e del 60% entro il 2035, triplicando le energie rinnovabili, raddoppiando l’efficienza energetica, abbandonando i combustibili fossili e bloccando la deforestazione.












