Le due relazioni pubblicate dall’Agenzia Europea dell’Ambiente rilevano notevoli miglioramenti nella riduzione delle emissioni, ma gli Stati membri devono adempiere ai propri piani

Nonostante però ci siano stati alcuni virtuosismi, che, in termini assoluti vedono in testa il Regno Unito (con taglio delle emissioni di 36 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), seguito da Francia (24 Mt CO2eq) e Germania (17 Mt CO2eq), su una sponda diametralmente opposta, invece, sono stati 9 i Paesi ad aver registrato cattive performance, tra i quali la Bulgaria, Lituania e la Romania. Di sicuro il fattore climatico avrà avuto il suo peso, con inverni che nell’anno di riferimento (il 2011) sono stati decisamente più caldi, ma sta di fatto che le attuali politiche e misure messe in atto dai Governi europei lasciano sperare che nel 2020 l’Europa riesca a conseguire una riduzione del 19% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. I dati rilevati dall’Agenzia saranno ulteriormente rielaborati entro la metà del 2013, per redarre l’inventario dei gas a effetto serra dell’Ue, il documento che consentirà di effettuare un’analisi più dettagliata sulle tendenze “emissive” di tutto il continente.











