Benessere animale: occorrono restrizioni sul trasporto animale

A causa degli effetti della pandemia di coronavirus sui confini, un gruppo di attivisti chiede l’immediata sospensione sia del trasporto di animali vivi verso paesi non-UE, sia di tutti i viaggi di otto (o più) ore all’interno dell’eurozona.

Gli animalisti chiedono delle modifiche della catena di approvvigionamento in nome del benessere animale

(Rinnovabili.it) – La scorsa settimana, al confine tra Polonia e Germania si sono formate code di 60 km dopo l’annuncio del governo polacco relativo alla chiusura dei confini del paese. Sebbene il blocco dovesse applicarsi esclusivamente alle persone, esso ha comunque avuto effetti a catena sul trasporto merci, con alcuni camion che hanno impiegano fino a 18 ore per passare i controlli alle frontiere. Tra questi, molti trasportavano animali. Tuttavia, quello al confine polacco-tedesco è solo uno dei numerosi casi simili avvenuti in Europa in questi giorni, e dovuti alle severe politiche contro la diffusione del coronavirus. Per questa ragione, temendo per le ripercussioni sul benessere animale, molti attivisti hanno chiesto la sospensione di tutte le spedizioni di animali vivi fuori dall’Europa e viaggi più brevi all’interno dei confini UE.

Quella della carne è una delle catene di approvvigionamento più vulnerabili, che può andare incontro a problemi potenzialmente debilitanti per gli animali. Sabine Fisher, esponente del gruppo animalista tedesco Animal Angels, ha dichiarato al Guardian che “ci sono volute tre ore per percorrere 300 metri. C’erano camion di pecore, tori, mucche. Non ho mai visto una coda simile”. Ai sensi delle normative UE sul benessere animale, nessun animale deve viaggiare per più di otto ore senza aver riposato. Gli attivisti hanno quindi inviato una lettera alla Commissione Europea per chiedere l’immediata sospensione sia del trasporto di animali vivi verso paesi non-UE, sia di tutti i viaggi di otto (o più) ore all’interno dell’eurozona, poiché destano preoccupazioni anche per la trasmissione di malattie.

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La lettera, infatti, sottolinea che “il potenziale del trasporto di animali a lunga distanza per diffondere malattie, alcune delle quali zoonotiche, è profondamente preoccupante. L’EFSA [l’Autorità europea per la sicurezza alimentare] ha affermato che gli stress associati alla manipolazione e al trasporto possono generare infezioni latenti che possono causare malattie cliniche”. La sospensione dell’esportazione, dunque, dovrebbe garantire non solo il benessere animale, ma sia la sicurezza alimentare, sia la salute pubblica. Infatti, secondo i firmatari, la Commissione Europea starebbe di fatto infrangendo le proprie norme sui trasporti, mettendo deliberatamente gli animali in condizioni di sofferenze inutili ed esponendo tutti al rischio di malattie.

La crisi delle frontiere dovuta alla pandemia ha ovviamente fatto nascere preoccupazioni non solo in nome del benessere animale. Il blocco delle attività nei mattatoi, infatti, potrebbe comportare restrizioni di approvvigionamento, aumenti dei prezzi e problemi per gli allevatori. “Il sistema dei macelli è estremamente vulnerabile perché, sebbene ci sia una quantità crescente di automazione, sono ancora in gran parte dipendenti dal lavoro umano”, ha affermato Adam Speck, esperto di materie prime per l’IHS Markit’s Agribusiness Intelligence. Inoltre, l’industria della lavorazione della carne ha lottato a lungo proprio per attirare i lavoratori. “Trovare lavoratori per i macelli è stato un problema, soprattutto per le basse retribuzioni, ha affermato Rupert Claxton della società di consulenza alimentare internazionale Gira, “se già guadagni poco, quanta voglia hai di andare a lavorare sapendo di rischiare con il coronavirus?”.

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All’inizio della settimana il Guardian ha riferito che Danish Crown, uno dei maggiori produttori di carne suina d’Europa, era preoccupato per la possibile chiusura di una delle sue fabbriche. Tuttavia, un portavoce dell’azienda ha spiegato che sebbene molti dei lavoratori dello stabilimento danese viaggino regolarmente dalla Polonia, sono fiduciosi che la produzione continuerà a livelli normali.

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