Covid-19: quali conseguenze sulla produttività?

Intervistato da AFP, Alessandro Rebucci della Hopkins University delinea le conseguenze sul breve, medio e lungo periodo della crisi economica dovuta alla diffusione del coronavirus.

La pandemia da covid-19 sta influenzando la catena di approvvigionamento, con ripercussioni nel settore dei trasporti e dell’energia.

(Rinnovabili.it) – La diffusione del covid-19 non è solo evidente nel numero crescente di casi riportati sulle diverse mappe di monitoraggio, ma anche tenendo conto delle reazioni quotidiane dei mercati finanziari di tutto il mondo. Intervistato da AFP, il professore Alessandro Rebucci della Carey Business School della John Hopkins University ha offerto la sua interpretazione su quali potrebbero essere nel breve, medio e lungo periodo le conseguenze economico-finanziarie della pandemia.

“Nel complesso”, dichiara Rebucci, “il covid-19 rappresenta un grande shock di produttività negativa, impartito ad un’economia che stava creando molti posti di lavoro, ma non molto produttivi. Esperto di macroeconomia e istituzioni finanziarie, Rebucci ritiene che la recessione sia una conseguenza inevitabile dell’attuale scenario. Infatti, se già alcune possibilità di recessione si profilavano all’orizzonte a causa delle guerre commerciali degli Stati Uniti, adesso la pandemia sta influenzando pesantemente la catena di approvvigionamento, forzando l’interruzione dell’attività economica in interi settori e aree dell’economia, e creando un’enorme incertezza che sta provocando un calo della fiducia dei consumatori e delle imprese a livello globale.

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Secondo l’esperto, nel complesso il sistema finanziario è in una forma migliore rispetto alla crisi del 2007/2008, motivo per cui esistono poche possibilità di assistere ad un crollo sistemico. Tuttavia, “la crisi covid-19 rimarrà con noi per un bel po’ di tempo e certamente determinerà il prossimo decennio, incluso il futuro della globalizzazione, della gestione del rischio, dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione”, ha sottolineato. Tra l’altro, le misure di contenimento dei virus stanno costringendo di fatto le industrie di servizi a improvvisare nuovi accordi e contratti di lavoro con i loro dipendenti. Specificamente nell’economia americana, la più grande vulnerabilità è rappresentata, secondo Rebucci, proprio dalla condizione dei lavoratori, molti dei quali senza assicurazione sanitaria o senza la possibilità di congedo retribuito per malattia.

Se questa può essere considerata una crisi economica globale, alcuni settori saranno colpiti in modo significativamente maggiore. Secondo Rebucci, il settore dei trasporti, dell’energia e del turismo saranno quelli più instabili. Nello specifico, nel settore energetico (già colpito da un calo dei prezzi del petrolio senza precedenti), è probabile che una grande fetta dell’industria dello scisto verrà spazzata via, e con essa i loro istituti di credito. Tuttavia, alcuni settori industriali potrebbero beneficiare finanziariamente da questa crisi: ad esempio, quello delle telecomunicazioni e qualsiasi attività commerciale coinvolta nel “facilitare il distanziamento sociale”. Secondo Rebucci, infatti, “questo sarà un punto di svolta per l’educazione online.

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Secondo il docente della John Hopkins, però, è fondamentale che si venga a determinare il giusto equilibrio tra contenere la diffusione del virus e sostenere l’attività economica: “questo è il principale compromesso politico”, dichiara Rebucci. Attualmente, la Cina sta cercando di rimettersi in moto ma, come ha sottolineato il professore, “ogni volta che si ferma una gigantesca macchina della catena di approvvigionamento, far ripartire in modo coordinato tutte le parti è molto difficile. Quando le fabbriche sono state avviate, molte erano a corto di personale, e poi c’era una carenza di camionisti. Se si pensa a quanto materiale si muove dentro e fuori da queste fabbriche in ogni momento, si capisce come e quanto riordinare tutta quella logistica di trasporto sia una sfida.

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