Crisi alimentare, l’agricoltura “di guerra” fa a pezzi la nuova Pac

Oggi la Commissione pubblica la risposta UE alla crisi alimentare all’orizzonte a causa della guerra in Ucraina. Tra gli interventi, il principale permette agli agricoltori di essere pagati per non rispettare le pratiche sostenibili previste dalla nuova politica agricola comune

Crisi alimentare: l’UE propone deroghe eccezionali alla nuova Pac
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Deroghe al greening per affrontare la crisi alimentare

(Rinnovabili.it) – Con i soldi della Pac destinati a pratiche sostenibili, gli agricoltori europei potranno finanziare azioni che vanno nella direzione opposta. Una misura “eccezionale”, “temporanea”, per salvare il salvabile quest’anno, dice la Commissione nella comunicazione sulla sicurezza alimentare in pubblicazione oggi. Sta di fatto che la risposta alla crisi alimentare scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina fa carta straccia di alcuni capisaldi della strategia Farm to Fork. E accoglie una delle principali richieste dell’agribusiness.

La risposta UE alla crisi alimentare

Di quali deroghe si parla nella decisione di Bruxelles? “Per ampliare la capacità produttiva dell’UE, la Commissione ha adottato oggi un atto esecutivo per consentire eccezionalmente e temporaneamente agli Stati membri di derogare ad alcuni obblighi del greening”, si legge nel documento della Commissione anticipato dai ricercatori di ARC2020.

Per “greening”, nella nuova Pac, s’intende il rispetto di tre pratiche sostenibili che portano benefici per clima e ambiente. La loro adozione dà accesso ai pagamenti verdi, una componente della voce pagamenti diretti che vale il 30% del budget Pac nazionale.

Il documento continua: “In particolare, possono consentire la produzione di qualsiasi coltura su terreni a riposo che fanno parte di zone ecologiche prioritarie nel 2022, pur mantenendo il livello completo del pagamento per il greening. Questa flessibilità temporanea permetterà agli agricoltori di adattare ed espandere i loro piani di coltivazione quest’anno”.

In estrema sintesi, la Commissione dice agli agricoltori che per superare la crisi alimentare all’orizzonte saranno pagati per coltivare anche sui terreni che dovrebbero restare a riposo per supportare il ripristino degli ecosistemi. I fondi provengono dalla stessa linea di finanziamento, quella dei pagamenti diretti per il greening. Nel 2022, quindi, gli agricoltori UE saranno pagati per coltivare a tutto spiano, nel 2023 – sempre che la deroga cessi – saranno pagati per fare l’esatto opposto.

Le altre misure di emergenza

La Comunicazione dell’UE contiene poi un pugno di altri provvedimenti che mirano ad assicurare la resilienza del sistema alimentare europeo e a parare gli impatti attesi della crisi alimentare. Che ha origine dal ruolo di Russia e Ucraina nella supply chain globale di alcuni alimenti chiave. A partire dal grano, con Mosca e Kiev che insieme controllano il 25% dell’export globale. La Russia in particolare fornisce 1/5 del grano tenero (quello con cui facciamo il pane), l’Ucraina il 10%.

Con la guerra e le sanzioni non sono solo a rischio le esportazioni ma la capacità stessa di fare il raccolto. Tanto basta per far impazzire già adesso i mercati e i prezzi. Questi sono già saliti del 21% nel caso del grano, del 33% per l’orzo, e ben del 40% per i fertilizzanti. Questo è un altro capitolo sensibile: la Russia produce il 15% del volume mondiale, e in più una buona quota di quello importato solitamente dall’UE viene (veniva) dalla Bielorussia, anch’essa sotto sanzioni per l’aiuto dato a Mosca.

Oltre alle deroghe sul greening, la Commissione prevede misure per tenere sotto controllo i prezzi dei fertilizzanti. È questa la priorità nel breve termine, non incentivare l’agricoltura biologica (che ne usa nettamente meno e quindi è meno esposta). Si dispongono “misure eccezionali” per stabilizzare i mercati del grano attraverso incentivi a massimizzare la produzione di grano primaverile. Si crea infine un fondo di crisi di 500 milioni di euro per gli agricoltori in difficoltà. Gli Stati possono abbassare l’Iva su alcuni beni per calmierare i prezzi.

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