Disturbi alimentari, ripristinato il Fondo che era stato cancellato

I disturbi alimentari sono un’emergenza sociale, cresciuta ulteriormente dopo il Covid. È la seconda causa di morte degli adolescenti dopo gli incidenti stradali. Dopo le polemiche seguite al taglio del Fondo per la cura dei disturbi alimentari, il Governo ha fatto marcia indietro e messo a disposizione 10 milioni di euro per il 2024. Il Fondo non è solo da confermare, deve diventare strutturale

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di Isabella Ceccarini

I finanziamenti devono diventare strutturali

Dopo il Covid, i disturbi alimentari nei ragazzi sono cresciuti in modo preoccupante: 4.561 casi nel 2019, 6.203 nel 2021 e il trend non accenna a fermarsi. Quella che era considerata una patologia tipicamente femminile sta prendendo piede anche tra i maschi; come se non bastasse, l’età dell’insorgenza dei primi disturbi si è abbassata a 8-9 anni, e talvolta anche meno.

La seconda causa di morte degli adolescenti dopo gli incidenti stradali

Per capire la gravità di un fenomeno che rappresenta una vera e propria emergenza sociale basta sapere che, dopo gli incidenti stradali, i disturbi alimentari rappresentano la seconda causa di morte per gli adolescenti. Cresce il numero dei pazienti – perché anoressia, bulimia e l’insieme dei DCA (disturbi del comportamento alimentare) sono malattie a tutti gli effetti – ma diminuiscono i fondi?

Gli ambulatori hanno una funzione molto precisa: la presa in carico di prossimità, ovvero il primo presidio a cui si rivolgono famiglie o pazienti che inizialmente sono restii a riconoscere di avere un problema.

I disturbi alimentari hanno molte sfaccettature, per questo è indispensabile disporre di un’équipe di medici e di psicologi in grado di affrontare la malattia a 360°. Non sempre è sufficiente una terapia in day hospital, nei casi più gravi è necessario un ricovero in residenze specializzate. Senza i dovuti finanziamenti, i centri di cura per i disturbi alimentari rischiano di chiudere. In Italia sono 126 (112 rientrano nel Servizio Sanitario Nazionale, 14 sono privati).

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Sarà garantita la piena erogazione delle prestazioni

Nella manovra finanziaria per il 2024 è arrivata un’amara sorpresa: la cancellazione dei 25 milioni di euro del Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione ha suscitato un allarme più che giustificato nelle famiglie e negli operatori sanitari. Al contrario, è un fondo da aumentare per dare possibilità di cura in tutta la Penisola, visto che in alcune aree (specialmente al Sud) non ci sono e le famiglie sono costrette a “emigrare” per le cure.

La decisione del Governo ha scatenato forti polemiche e fortunatamente si è deciso di fare marcia indietro. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha dichiarato nel question time alla Camera che un emendamento al decreto Milleproroghe mette a disposizione un «fondo di 10 milioni di euro per il 2024. Con l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario, il primo aprile, sarà garantita la piena erogazione delle prestazioni».

La cura dei disturbi alimentari richiede équipe multidisciplinari

Inoltre, «con l’entrata in vigore del nuovo Nomenclatore tariffario e dell’ulteriore aggiornamento dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero quelli che il Servizio Sanitario Nazionale deve fornire a tutti i cittadini), sarà garantita finalmente la piena copertura finanziaria in modo strutturale per l’erogazione delle prestazioni a beneficio di tutti i pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare, rendendo di fatto non più necessario un qualsivoglia Fondo straordinario a carattere temporaneo che finora è stato sperimentato».

Come spiega Laura Dalla Ragione, che ha fondato e dirige la Rete per i disturbi del comportamento alimentare della Usl Umbria 1, «con un budget specifico permanente si possono assumere gli specialisti indispensabili per formare le équipe multidisciplinari per tutta la presa in carico, dall’aggancio terapeutico, in cui si motiva il malato alle cure, al trattamento e alla riabilitazione».

Dalla Ragione auspica anche il riconoscimento nei Lea dei disturbi alimentari come «malattia a sé stante scorporata da quella psichiatrica, con una copertura finanziaria autonoma e stabile, come per l’autismo».

Il Fondo non è solo da confermare, deve diventare strutturale: in questo modo sarà possibile assumere personale a tempo indeterminato, un fattore basilare per assicurare una continuità di cura.

Schillaci ha inoltre dichiarato che verranno introdotte «16 nuove prestazioni di assistenza ambulatoriale da concedere in esenzione, necessarie e appropriate per il monitoraggio e la prevenzione di complicanze e aggravamenti di bulimia e anoressia, che sommate alle precedenti diventeranno 32».

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