Fermo pesca, il blocco preoccupa le imprese ittiche

Per alcuni segmenti della flotta, a seconda del tonnellaggio delle imbarcazioni, le giornate di operatività in mare si sono ridotte a circa 140 all’anno. Una situazione insostenibile senza un sistema efficace di ammortizzatori e politiche di mercato in grado di compensare i periodi di interruzione dell’attività di pesca

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Foto di Melk Hagelslag da Pixabay

Per il 2° anno, ok all’estensione del fermo pesca da 7 a 17 giorni in più

Le attività di pesca erano già state interrotte nel tratto di mare che va da Trieste ad Ancona e da Manfredonia a Bari. Dal 16 agosto il fermo pesca comprende anche la zona costiera che va da San Benedetto a Termoli. Coldiretti Impresapesca, nel comunicare la notizia dell’allargamento della zona di divieto di pesca, ha precisato che il blocco delle attività si protrarrà fino al 16 settembre nel tratto che comprende il sud delle Marche, l’Abruzzo e il Molise.

Anche quest’anno – come già era stato stabilito anche nel 2020 – ai periodi fissati di stop alla pesca si aggiungerà un ulteriore periodo di blocco delle attività che varia da 7 a 17 giorni a seconda della zona di pesca e del tipo di pesce pescato.

Le richieste di Coldiretti Impresapesca

Come sottolinea Coldiretti Impresapesca, nel 2021 il fermo pesca si somma alla riduzione delle giornate di pesca prescritte dalla normativa europea per i pescherecci che fanno la pesca a strascico. Per alcuni segmenti della flotta, a seconda del tonnellaggio delle imbarcazioni, le giornate di operatività in mare si sono ridotte a circa 140 all’anno. Lo scontento degli operatori deriva dal fatto che mancano un sistema efficace di ammortizzatori e politiche di mercato in grado di compensare i periodi di interruzione dell’attività di pesca: una situazione che viene ritenuta non più sostenibile economicamente.

Coldiretti Impresapesca vorrebbe che fosse ridotto il periodo fisso di blocco almeno nell’areale adriatico, l’apertura alla tutela differenziata di alcune specie e la possibilità per le imprese di scegliere i restanti giorni di stop: «per compensare le riduzioni il settore avrebbe bisogno di scegliere autonomamente quando operare e quando fermarsi in base alle condizioni di mercato, alle necessità di manutenzione delle barche o alle ferie del personale».

Fermo pesca e protezione delle specie

Un’altra questione su cui invita a riflettere Coldiretti Impresapesca è che «la rigidità del fermo attuale continua a non rispondere alle esigenze di sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 35 anni di fermo pesca, per alcune specie, è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi dei lavoratori».  Si guarda pertanto al 2022 con l’auspicio che il nuovo Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura (Feampa) realizzi un nuovo sistema in grado di coniugare sia le esigenze di riproduzione delle specie più gettonate che quelle economiche delle marinerie.

A queste criticità si aggiungono gli effetti della pandemia che hanno causato perdite per 500 milioni di euro tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti, oltre al costo per garantire a bordo distanziamento e misure di sicurezza.  Coldiretti Impresapesca ricorda infine che i problemi derivanti dal cambiamento climatico si sommano alle importazioni irregolari e alla burocrazia che strangola le aziende. Il risultato è che nell’arco di trent’anni circa il 33% delle imprese ittiche hanno chiuso, causando la perdita di 18mila posti di lavoro.

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