Una primavera sempre più rischiosa: le gelate tardive minacciano Europa e Asia

I ricercatori dell’ETH di Zurigo hanno scoperto che i cambiamenti climatici stanno aumentando il rischio di ondate di gelo primaverili in aree in cui le piante non sono abituate a questi sbalzi di temperatura.

gelate tardive
Foto di Markéta Machová da Pixabay

Le gelate tardive primaverili, e i rischi ad esse correlati, aumentano di anno in anno 

(Rinnovabili.it) – Il cambiamento climatico sta surriscaldando il pianeta, ma non è solo di desertificazione, ondate di calore e oceani troppo caldi di cui dovremmo preoccuparci. Infatti sta aumentando anche il rischio di gelate tardive che mettono a dura prova il clima temperato in Asia ed Europa e con esso le coltivazioni che ne dipendono. A mettere in luce il problema sono nuove ricerche condotte dal Crowther Lab all’ETH di Zurigo che hanno analizzato proprio l’aumento dei rischi per gli ecosistemi legati alle gelate tardive

All’inizio della primavera, complici i cambiamenti climatici, si verifica spesso un aumento nelle temperature che porta gli alberi a iniziare il risveglio fino a due settimane prima del normale. Le foglie giovani e fragili sono così esposte alle gelate tardive: il nuovo studio mostra come tali gelate primaverili siano in aumento e si stiano trasformando in una vera e propria minaccia per gli ecosistemi, l’agricoltura e l’economia. Soprattutto in aree in cui, fino a poco tempo fa, erano rare. 

Secondo la ricerca pubblicata su PNAS, il 35% delle foreste temperate europee e il 26% di quelle asiatiche saranno sempre più vulnerabili a causa dell’aumento delle temperature a inizio stagione e delle ondate di gelo in tarda primavera. Nel Nord America solo il 10% delle aree forestali sarà invece esposta a questi rischi. Rischi che non riguardano solo la salute delle foreste. Infatti la ridotta fotosintesi derivante dal danno fogliare contribuisce ad un aumento del carbonio nell’atmosfera: gli alberi danneggiati non sono più in grado di assorbire il carbonio, e così aumenta anche il surriscaldamento globale. Constantin Zohner, autore principale dello studio, ha raccontato di aver “iniziato a indagare sul rischio da gelate perché ho notato che le foglie morivano vicino a casa mia, in Germania. Alcune specie erano resistenti, altre molto sensibili. Volevo mostrare le differenze globali e gli adattamenti evolutivi e ho scoperto che il rischio di gelate tardive aumenta maggiormente in Europa e in Asia orientale”. 

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La ricerca, partendo dai big data disponibili, ha analizzato le condizioni termiche nell’arco di 60 anni, dal 1959 al 2017, mappando all’incirca 1.500 specie arboree in base alla loro suscettibilità agli sbalzi di temperatura. Associando le caratteristiche specifiche delle piante e il ricorrere delle gelate annuali su scala globale, il team è riuscito a prevedere la vulnerabilità delle foreste legata ai cambiamenti climatici. Le analisi mostrano che, nonostante le gelate siano più frequenti in Nord America rispetto che in Europa e in Asia, sono proprio le foreste temperate eurasiatiche ad essere più a rischio.

Gli alberi del Nord America sono infatti abituati ad essere esposti alle ondate di calore provenienti dal Golfo del Messico e a quelle di gelo dalle regioni artiche, senza alcuna protezione data dalle catene montuose. Lo studio ha rilevato che in aree storicamente inclini al rischio di gelate tardive primaverili, come il Nord America, molti alberi hanno messo in campo alcune misure di protezione, ad esempio il non far nascere nuove foglie se non sentono calore per un periodo abbastanza lungo di tempo. Anche per questo motivo le foreste nordamericane sono molto meno “minacciate dal danno da gelo”.

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