Giornata mondiale della pizza, festeggiamento amaro

La Giornata mondiale della pizza quest’anno ricorre in piena emergenza coronavirus. Limitazioni, orari ridotti e assenza di stranieri hanno messo in grave crisi il settore con forti ripercussioni in tutta la filiera

Giornata mondiale della pizza
Foto di Free-Photos da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Il 17 gennaio si celebra Sant’Antonio Abate, protettore di fornai e pizzaioli. Nella stessa data ricorre la Giornata mondiale della pizza, celebrata dai pizzaioli con eventi e specialità da maestri, in versione classica o creativa. Il 7 dicembre 2017 l’Unesco ha inserito l’“Arte dei pizzaiuoli napoletani” tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Durante il lockdown la pizza è stato uno dei piatti più “imitati” in casa (l’hanno preparata 4 italiani su 10), ma non ha cancellato il piacere di sedersi in pizzeria.

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Quest’anno c’è poco da festeggiare. L’emergenza coronavirus – tra limitazioni, orari ridotti e assenza di stranieri, particolarmente ghiotti di pizza – ha costretto alla chiusura molti esercizi, altri cercano di sopravvivere grazie all’asporto. Le stime di Coldiretti parlano di un crollo stimabile in 5 miliardi di euro nel 2020, che «mette a rischio il futuro di 63mila pizzerie con circa 200mila addetti presenti lungo la Penisola». Il danno, ovviamente, si ripercuote in tutta la filiera: le pizzerie ogni anno consumano circa 400 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio d’oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro, a cui si aggiungono vino e soprattutto birra, che è l’abbinamento preferito per la pizza. Come osserva Coldiretti, è l’intero sistema agroalimentare ad andare in crisi con la chiusura delle pizzerie, perché privato di uno sbocco per la fornitura dei prodotti.

La pizza è un simbolo del cibo Made in Italy, ed è molto apprezzata all’estero. Se in Italia se ne consumano 7,6 chili l’anno a testa, in Europa spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci (3,3) dimostrano la medesima sana passione. Ma sono gli americani i maggiori consumatori, che con 13 chili a testa quasi raddoppiano il consumo pro capite italiano.

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Mangiare la pizza in compagnia ha una componente di buonumore dovuta alla socialità, proprio quello di cui sentiamo tanto la mancanza. La pizza è un alimento completo dal punto di vista nutrizionale: contiene carboidrati (la base di farina), proteine (la mozzarella), lipidi (l’olio d’oliva), vitamine e oligoelementi (il pomodoro). Tuttavia, perché sia un alimento sano, deve contenere ingredienti di qualità e per essere digeribile va preparata senza fretta.

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