Aumentano i giovani agricoltori

Il numero dei giovani agricoltori è cresciuto dell’8% negli ultimi cinque anni, un dato in controtendenza con altri settori dell’occupazione. Fortemente orientati all’innovazione e alle scelte sostenibili, i giovani promettono di dare una svolta green alla nostra agricoltura

giovani agricoltori
via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Ritorno alla terra? Il Rapporto del Centro Studi Divulga sembra confermare questa ipotesi. Dai dati analizzati da Coldiretti, il numero di giovani agricoltori ha registrato un incremento dell’8% negli ultimi cinque anni. L’agricoltura non piace solo a chi vuole diventare imprenditore ma anche a chi vuole proprio lavorare la terra (+4%): una percentuale che corrisponde a 11 mila nuovi posti di lavoro negli ultimi 10 anni.

Nello stesso periodo, l’occupazione degli under 35 in altri settori è diminuita: ristorazione (-14%), arte e intrattenimento (-5,5%), manifattura (-4,2%), commercio al dettaglio e ingrosso (-3,7%).

I numeri sono stati diffusi in occasione della consegna degli Oscar Green di Coldiretti, il premio il premio all’innovazione per le imprese agricole che creano sviluppo impegnandosi a salvaguardare l’ambiente.

Aziende più resilienti

L’interpretazione dei dati del Rapporto sembra indicare che, soprattutto in coincidenza con la pandemia e i problemi da essa derivati anche sul fronte occupazionale, il settore agricolo è diventato un punto di riferimento per i giovani che vogliono lavorare a contatto con la natura e diventare imprenditori di se stessi.

I numeri dell’analisi Coldiretti-Divulga confermano questa tendenza: nell’ultimo anno sono nate in media 17 nuove imprese giovani al giorno. Inoltre, nel periodo più critico, proprio le aziende agricole condotte dai giovani sono state le più resilienti: i redditi hanno avuto un aumento medio del 5,9% nel 2020 rispetto all’anno precedente, mentre quelli delle aziende over 35 sono diminuiti dell’1,3%.

La nascita di 55mila imprese agricole a guida under 35 promette di rivoluzionare i sistemi agricoli grazie all’adozione di nuove tecnologie. È ormai evidente, in particolar modo ai giovani, che la strada da seguire per raggiungere la transizione verde passa per l’innovazione.

La maggior parte dei giovani ha creato imprese multifunzionali, ovvero quelle che al lavoro strettamente agricolo abbinano attività diverse: trasformazione e vendita diretta dei prodotti, fattorie didattiche, agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, centri benessere, cura del paesaggio, produzione di energie rinnovabili.

Anche nelle scelte scolastiche si preferiscono i corsi green

Con questa svolta green l’Italia è diventata leader in Europa per numero di giovani imprese agricole. Il valore generato dalle giovani imprese italiane è pari a 4.964 euro a ettaro, molto superiore a quello dei colleghi francesi (2.129 euro/ettaro), spagnoli (2.008 euro/ettaro) e tedeschi (3.178 euro a ettaro).

Anche lavorare in agricoltura richiede formazione e professionalità: la preferenza green si vede anche dalle scelte scolastiche. Nel 2020 gli studenti italiani hanno mostrato grande interesse per gli indirizzi agricoli delle scuole superiori. Si è avuto un incremento del 15% le iscrizioni agli istituti professionali in Agricoltura, Sviluppo rurale, Valorizzazione dei prodotti del territorio e Gestione delle risorse forestali e montane (analisi Coldiretti su dati Miur); sono cresciuti anche gli studenti degli istituti tecnici (+6%) con indirizzo Agraria, Agroalimentare e Agroindustria.

I giovani ritengono quindi che la campagna possa offrire opportunità professionali interessanti. Come afferma Veronica Barbati, leader dei Giovani di Coldiretti, «occorre sostenere il sogno imprenditoriale di una parte importante della nostra generazione che mai come adesso vuole investire il proprio futuro nelle campagne, abbattendo gli ostacoli burocratici che troppo spesso si frappongono».

Coldiretti conferma che la burocrazia sottrae fino a 100 giorni all’anno al lavoro in azienda. Come se non bastasse, con l’inefficienza frena l’avvio di nuove imprese e fa perdere le interessanti opportunità create dai bandi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR).

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