Il punto debole del Green Deal? Sono i trattati internazionali

Uno studio del Karlsruhe Institute of Technology guarda all’agrifood e mette sotto la lente l’import di cereali e carne. Manca un concetto condiviso di sostenibilità

Green Deal
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Il Green Deal rischia di esternalizzare i danni ambientali

(Rinnovabili.it) – Per realizzare davvero gli obiettivi del Green Deal, l’Unione europea deve fare molta attenzione ai trattati internazionali sul commercio che stipula. Perché sarebbe inutile lavorare per l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 e adottare un approccio a 360°, dall’efficienza energetica alla digitalizzazione alla riforma dell’agricoltura europea, se si va in deroga ai nuovi standard ogni volta che si stipula un accordo con altri paesi.

Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature e condotto dagli scienziati del Karlsruhe Institute of Technology. I ricercatori si sono concentrati solo su una parte della questione, cioè le importazioni di prodotti agricoli. E quindi le ambizioni verdi di Bruxelles in ambito agrifood.

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Secondo lo studio, nel 2019 l’UE ha importato dall’estero 1/5 del suo fabbisogno di cereali, così come molte carni e latticini. Tuttavia, le importazioni provengono da paesi le cui legislazioni ambientali sono molto meno rigide di quelle europee. Ad esempio, gli Ogm sono limitati in Europa dal 1999. Ma l’UE oggi importa semi di soia e mais geneticamente modificati da Brasile, Argentina, USA e Canada.

“Importando merci da questi paesi, l’UE esternalizza i danni ambientali ad altre regioni – spiega Richard Fuchs, prima firma dello studio – In media, i partner commerciali dell’Europa usano più del doppio dei fertilizzanti di noi. Anche l’uso di pesticidi è aumentato nella maggior parte di questi paesi”.

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Questo è vero per i trattati commerciali già in essere, ma anche per quelli in discussione. Come il trattato UE-Mercosur, il mercato comune composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay siglato a metà 2019 ma non ancora ratificato. Di recente, la campagna #StopEuMercosur ricordava alcuni possibili impatti extra UE dell’accordo.

La deforestazione dell’area amazzonica, che garantisce il 20% del ricambio d’ossigeno del pianeta, potrebbe crescere tra il 5% e il 25% l’anno per i 6 anni successivi alla sua approvazione. E solo per le maggiori esportazioni di carne bovina previsti dal trattato. Su circa il 20% delle esportazioni di soia e su almeno il 17% delle esportazioni verso l’UE di carne bovina proveniente da Amazzonia e Cerrado, grava l’ombra della deforestazione illegale.

In ambito UE, poi, il peso dell’Italia è piuttosto rilevante. Roma è al secondo posto dopo la Germania tra i principali destinatari del 41,1% delle 140.243 tonnellate di carne bovina esportata dal Brasile in Europa. L’Italia, inoltre, è molto attiva nell’export nell’area di pesticidi e farmaci per gli allevamenti che verrebbe reso dal trattato più semplice ed economico. Il Brasile consuma circa un milione di tonnellate di pesticidi l’anno.

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