Il coronavirus ha scoperto gli errori della città, ora cresce la voglia di campagna

L’evento on-line ad hoc ‘Vado a vivere in campagna’, organizzato da Santa Chiara Lab – università di Siena, Agro Camera, e Rinnovabili.it, nell’ambito di Maker Faire. Al cuore della discussione il rapporto tra centro e periferia, declinato nella versione italiana di città e campagna. Andare a vivere in città è “meccanismo” che “si è spezzato otto mesi fa” con l’emergenza sanitaria. E’ necessario ricostruire “un equilibrio tra smart city e smart land”. Da una parte l’ambiente dall’altra il digitale, rimettendo dentro “il territorio, come luogo dell’abitare e dei modelli di sviluppo”

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – “Non c’è città ricca senza campagna florida. Non c’è campagna florida senza città ricca”. E’ citando Braudel, grazie all’intervento del sociologo Aldo Bonomi, che si apre il webinar ‘Vado a vivere in campagna’, organizzato da Santa Chiara Lab – Università di Siena, Agro Camera, e Rinnovabili.it, nell’ambito di Maker Faire Rome 2020 (digital.makerfairerome.eu). Cuore della discussione è stato il rapporto tra centro e periferia, declinato nella versione italiana di città e campagna, o i borghi tipici del nostro Paese. E del ritorno della voglia di lasciare la città; cosa che con l’emergenza sanitaria da coronavirus è venuta fuori in modo prepotente.

Un concetto spiegato bene dal direttore di Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo: “Il fenomeno di urbanizzazione è un fenomeno che negli ultimi decenni è stato auto-generato. In particolare primo tra tutti il senso di sicurezza che le città hanno sempre instillato, prima in antichità fisica poi, ora, anche per il lavoro e l’offerta di servizi. Questo meccanismo si è spezzato otto mesi fa, con il coronavirus. E ci si è resi conto della bassa qualità della vita; cosa che si sapeva anche prima ma che il Covid-19 ha cristallizzato. Per questo il fenomeno della disurbanizzazione sta avvenendo in molte città: da Roma a Milano, a Parigi particolare, e soprattutto a New York, dove si contano circa 300mila abbandoni della city in questi ultimi mesi. Mentre – osserva Spagnolo – i nostri piccoli borghi sono spesso luoghi di straordinario interesse, e in questi ultimi mesi si stanno riscoprendo. Ora, la disurbanizzazione può essere una grande opportunità. Ma per fortificarlo bisogna garantire le infrastrutture su tutto il territorio nazionale, insieme con la flessibilità del lavoro, e poi – e parlo da architetto – bisogna ripensare l’organizzazione degli spazi, sia pubblici che privati”.

Ci sono tantissime iniziative in Italia; come per esempio il progetto di delocalizzazione sociale del Politecnico di Milano insieme con Touring club italiano. Soltanto innalzando la qualità dei servizi erogati – rileva ancora Spagnolo – si potrà sostenere quello che io chiamo un fenomeno estremamente positivo e dalle grandi potenzialità. In questo senso penso che il Covid-19 possa costituire davvero un’opportunità, sia per la distribuzione di risorse sul territorio sia da un punto di vista sociale e umano”.

Ma per Bonomi “il problema non è andare a vivere in campagna. Il problema è ricostruire il rapporto tra città e campagna. E’ necessario ricostruire un equilibrio tra smart city e smart land. Una città come Siena è l’intreccio tra smart city e smart land. Bisogna rimettere in mezzo, tra flussi e luoghi, il territorio. Con un’avvertenza: la terra è il suolo, l’agricoltura; il territorio è la costruzione sociale. Da una parte l’ambiente dall’altra il digitale, rimettendo dentro il territorio, come luogo dell’abitare e dei modelli di sviluppo”.

Mentre Carlo Haussman, direttore generale Agro Camera, si concentra sullo sviluppo rurale: “Il nostro Paese è specie di grande pentola che bolle. Le persone che vogliono andare a vivere in campagna, cercano posti tranquilli ma non desolati, anzi abitati; e tutti vogliono un amico, qualcuno che li accompagni in questo percorso, vogliono sentirsi un po’ protetti. Questa rete esiste già ed è la rete degli agriturismi italiani. Ora – racconta Haussman facendo degli esempi e partendo dalla nascita negli anni ’80 dei primi agriturismi – dopo anni e anni, è necessario trovare un sistema per premiare la residenzialità in questi posti.

Per la sindaca di Roseto Capospulico (Cs) Rosanna Mazzia, presidente di ‘Borghi autentici’, “i borghi hanno bisogno di non essere visti come delle cartoline. Abbiamo avuto in questi mesi una falsa rappresentazione dei borghi. Esiste un’Italia che non è marginale, ma è stata marginalizzata, per via di una visione urbano-centrica che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza durante il coronavirus. Esistono tantissimi cittadini che con tantissima resilienza continuano a vivere nel posto in sono nati; e questo permette ai borghi di aprirsi”.

E poi Angelo Riccaboni (presidente Fondazione Prima – Barcellona e presidente Santa Chiara Lab – università di Siena) parafrasa la citazione riportata da Bonomi e dice: “Non c’è campagna florida senza smart working. Perché noi non vogliamo e non dobbiamo attirare le persone che vanno in pensione, ma con tutto il rispetto le campagne per essere floride devono avere generazioni di ricchezza. Ci troviamo di fronte a un’equazione non facile da risolvere: le piccole dimensioni, la sostenibilità, e la reddittività. L’unico modo per far fronte a queste equazione è l’innovazione. La figura al centro deve essere quella dell’imprenditore agricoltore”.

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