Le politiche locali per la biodiversità e la sostenibilità

“Farm to Fork: sviluppo e politiche cittadine del cibo a sostegno dell’educazionee della salute, per la tutela della biodiversità e lotte contro i cambiamenti climatici”, momento di riflessione per conoscere le azioni di amministrazioni locali e regionali per la biodiversità e la sostenibilità

biodiversità
Credits: Alessandro Vargiu / Archivio Slow Food

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Gli eventi di Terra Madre Bergamo 2020, organizzata insieme a Slow Food, si susseguono toccando temi di stringente attualità, ma soprattutto si tratta di esortazioni all’azione, a un cambiamento che deve coinvolgere tutti i segmenti della società: cittadini, amministrazioni centrali e locali, imprese, parti sociali. Nell’incontro “Farm to Fork: sviluppo e politiche cittadine del cibo a sostegno dell’educazione e della salute, per la tutela della biodiversità e lotte contro i cambiamenti climatici” la riflessione si è incentrata sulle azioni a livello di amministrazioni locali e regionali con la partecipazione di Slow Food, Commissione Europea, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica).

Alimentazione sana alleata della prevenzione

«Cibo e alimentazione coinvolgono direttamente e indirettamente le politiche locali di ogni amministratore, che devono essere affrontate in modo trasversale con un approccio integrato. Senza dimenticare quanto sia importante la misurabilità delle azioni per quantificare i risultati», ha affermato Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano. Tante sono le parti che vanno coinvolte in un lavoro comune: sociale, educazione, urbanistica e politiche locali, welfare in rapporto con le comunità limitrofe, approvvigionamento, distribuzione e accesso al cibo cercando di evitare quanto più possibile gli scarti: si crea così un rapporto virtuoso tra economia e politiche di sostenibilità. Come è evidente, sono tutte tessere che si incastrano nel grande puzzle della salute. Parlare di diritto al cibo sano è parlare di salute, poiché la corretta alimentazione è alleata delle politiche di prevenzione contro numerose patologie.

A novembre partirà una Winter School, un progetto pilota nelle città lombarde che dovrebbe allargarsi all’ANCI: le città si parlino, facciano rete per condividere gli obiettivi, diffondere le buone politiche e fare scuola. Ma cosa arriva nei piatti delle mense scolastiche di 65.000 bambini? A Milano, ha ricordato Anna Scavuzzo, si è lavorato molto in termini di qualità e sostenibilità, sono stati scelti alimenti da agricoltura biologica a filiera corta con un elevato standard di qualità e minore impatto di CO2: meno carne rossa, più carne bianca, nei menù scolastici sono stati introdotti legumi, tuberi, verdure. 

Secondo Giovanni Malanchini, consigliere della Regione Lombardia, l’educazione alimentare è la base per promuovere un uso responsabile del cibo e la produzione di cibo di qualità, per tutelare la biodiversità, per definire politiche territoriali chiare (tracciabilità, etichettatura) a fronte di politiche comunitarie poco chiare. Una piccola, grande rivoluzione culturale da spingere a livello europeo per convincere i consumatori ad acquistare certi prodotti. Bisogna insistere sulla tracciabilità dalla materia prima al prodotto finale: per questo si sta pensando a un codice QR della Regione Lombardia che certifichi le azioni dei produttori.

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri ha presentato l’Italian Institute for Planetary Health, l’istituto italiano per la salute globale che nasce tra dalla collaborazione il Mario Negri di Milano e il Policlinico Gemelli di Roma. Se la salute del Pianeta da come mangiamo, l’assunzione di cibo non adeguato fa più male di droghe, alcol, tabacco, comportamenti sessuali a rischio messi insieme. La pressione non aumenta necessariamente con l’età, ma anche in rapporto alle condizioni ambientali e alimentari, studi recenti dicono che il 30-40% di tumori può essere prevenuto con dieta e stili di vita corretti, tra cui la dieta mediterranea.

Ma questa non può essere adatta a tutti: il compito di Italian Institute for Planetary Health è cercare nel mondo altri esempi virtuosi di regimi alimentari per arrivare ai medesimi risultati in termini di nutrizione sana rispettando la cultura e le tradizioni delle persone. Si tratta di mettere insieme la scienza dell’alimentazione con la scienza della salute umana, la genetica e l’epigenetica, le condizioni sociali: un’enorme quantità di dati raccolta ed elaborata grazie all’intelligenza artificiale. 

Il valore etico del cibo nel “patto educativo”

La strategia europea Farm to Fork ha obiettivi misurabili, come la riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2050 e del 20% dei fertilizzanti entro il 2030. Spinge verso l’agricoltura di precisione, la riduzione del consumo di acqua e del 50% degli antimicrobici negli allevamenti e nell’acquacoltura, la trasformazione di almeno il 25% dei terreni agricoli in coltivazioni biologiche. Ma cosa si può fare in concreto a livello locale? Spiega Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, che la città garantisce il 65% di cibo biologico alle mense scolastiche (57 mense scolastiche che servono in media 4.000 pasti al giorno, 760.000 all’anno).

Bisogna educare presto a stili di vita corretti, affinché i bambini diventino “educatori” dei genitori, cosa che a Bergamo è stata fatta attraverso vari progetti. Ma il grande obiettivo è trasmettere l’attenzione al diritto al cibo insieme a valori etici. «Abbiamo fornito più pasti gratuiti nelle scuole per chi non poteva pagare, abbiamo acquistato frutta e verdura da cooperative che impiegano categorie protette, abbiamo pensato a come contrastare lo spreco alimentare. Siamo arrivati al “patto educativo”, ovvero servire la mezza porzione, l’altra mezza si ottiene solo su richiesta, perché quello che sta nel piatto va mangiato. Questo rende possibile recuperare l’avanzo in teglia per donarlo alla mensa dei poveri in stazione». Vari obiettivi convergono: provenienza sana del cibo, educazione, aspetti etici.

«Non bastano buone pratiche e politiche locali per realizzare un vero cambiamento, servono anche visioni sistemiche, di ecosistema, che guardino a politiche del cibo senza confini politici, ma andando verso scelte di sostenibilità e di transizione ecologica vere», spiega Francesco Sottile di Slow Food Italia. «Sappiamo quanto il modello agricolo industriale abbia contribuito nei decenni alle modificazioni ambientali e alla crisi climatica, ora è necessario cambiare mentalità: non modificare ciò che è stato, ma ripartire da un foglio bianco, cioè scrivere un modello diverso».

Cambiare paradigma sul consumo di carne per esempio non è solo quanto consumo ma quale carne, che tipo di allevamenti producono la carne che consumo e come la producono? Consapevole che la biodiversità è cruciale per la conservazione degli ecosistemi, Slow Food ha avviato il progetto “Orti in Africa” per valorizzare la biodiversità locale nell’alimentazione: se da un lato è resilienza in un ambiente ostile, dall’altro è esaltazione delle capacità nutraceutiche dei cibi. 

Piccole azioni che non lasciano il segno

Vincenzo Vizioli del consiglio direttivo di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) ha dipinto un quadro piuttosto cupo. I grandi obiettivi sulla riduzione delle sostanze nocive sono stati cancellati. La nuova PAC (Politica Agricola Comune) ha ripercorso lo stesso schema di quelle precedenti, con grande delusione degli ambientalisti. Si continuerà a finanziare il modello di agricoltura intensiva e di allevamento industriale. Non viene premiato l’agricoltore che attua pratiche virtuose, ma nonostante tutto il biologico è in crescita.

Chi dice che l’agricoltura è migliorata veda i dati ISPRA, ammonisce Vizioli: il rilevamento del 2011 ha evidenziato circa 107 pesticidi nelle acque profonde e superficiali, l’ultimo rilevamento più di 200 (il glifosato nelle acque superficiali, l’atrazina – che è stata dismessa nel 1990 – in quelle profonde). Vizioli sollecita anche la necessità di un piano sementiero nazionale per l’agricoltura biologica e biodinamica perché il biologico non può usare sementi selezionate per altri obiettivi. «Sei multinazionali controllano il 75% del mercato delle sementi e sono le stesse che controllano il 67% del mercato dei pesticidi», ha ammonito Vizioli. «Serve una politica illuminata o ci vanteremo di piccole azioni all’interno di un’agricoltura che non ha cambiato né il suo paradigma, né il rispetto per l’ambiente né per i consumatori».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui