Anche in Italia c’è chi vuole sdoganare i nuovi OGM

La pdl anticipata da Crocevia e Associazione Rurale Italiana è firmata da 5 membri della commissione Agricoltura della Camera e propone una modifica del decreto legislativo 8 luglio 2003, n.224, con cui accelerare le procedure per l’emissione in pieno campo di varietà vegetali ottenute in laboratorio con tecniche di genome editing e cisgenesi

Nuovi OGM: l’UE vuole dare l’ok alle New Breeding Techniques

I nuovi OGM sono ottenuti con le NBTs, tecniche innovative di editing del genoma

(Rinnovabili.it) – La sperimentazione dei nuovi OGM può diventare presto realtà anche in Italia. Una proposta di legge firmata da 5 membri della commissione Agricoltura della Camera propone di snellire le procedure per la sperimentazione in pieno campo di piante ottenute in laboratorio con tecniche di genome editing e cisgenesi. A lanciare l’allarme sono l’ong Crocevia e Associazione Rurale Italiana, che hanno ottenuto copia della pdl.

L’Italia e i nuovi OGM

Sperimentare in pieno campo non significa che i nuovi OGM saranno commercializzati automaticamente, ma che sarà possibile fare ricerca su queste tecniche di modificazione genetica dei vegetali. È comunque una novità nel panorama italiano e può essere visto come un primo passo verso l’apertura agli organismi geneticamente modificati di nuova generazione. Sarebbe anche una decisione che non aspetta il nuovo quadro normativo UE (previsto per il 2024) né l’esito delle consultazioni europee in corso.

Non solo: la proposta di legge prova a far fare un’inversione a U nella politica italiana in materia. Lo scorso aprile, la Commissione ha pubblicato un rapporto sulle New Breeding Techniques (NBTs), cioè le tecniche di nuova generazione che consentono di editare il genoma apportando modifiche multiple e, in teoria, senza che l’operazione renda la pianta distinguibile da una non modificata (in realtà è possibile distinguerle).

Ebbene, quel rapporto conteneva anche le posizioni dei paesi europei sui vari aspetti dei nuovi OGM. Italia inclusa. Il Belpaese è l’unico, insieme a Cipro, ad aver risposto un secco “no” alla domanda di Bruxelles: “La ricerca legata alle NGT potrebbe creare nuove opportunità/benefici per la scienza, la società e i settori agroalimentare, farmaceutico o industriale?”. All’epoca (aprile 2020), il Mipaaf era guidato da Teresa Bellanova (Iv). La pdl porta invece le firme di 5 esponenti pentastellati: Filippo Gallinella, Chiara Gagnarli, Giuseppe L’Abbate, Luciano Cadeddu e Luciano Cillis.

Cos’è il genome editing?

I nuovi OGM sono il risultato di tecniche di ingegneria genetica sviluppate negli ultimi anni, che hanno preso il nome di New Breeding Techniques. Consistono nell’inserimento, nelle cellule delle piante, di sequenze genetiche o proteine, di un transgene della stessa famiglia vegetale o di un transgene che ne alteri alcuni tratti per poi essere eliminato. Altra tecnica è innestare su una pianta transgenica una pianta non transgenica.

Secondo il rapporto UE di aprile scorso, i nuovi OGM hanno un potenziale positivo per l’agricoltura europea che non può essere sottovalutato. Per questo, sostiene il documento, è bene che Bruxelles aggiorni la normativa, visto che la direttiva sugli OGM del 2001 non copre adeguatamente i nuovi OGM e le tecniche di ultima generazione come il genome editing o la mutagenesi diretta. (lm)

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