Rifiuti radioattivi, agricoltori in rivolta

Le legittime preoccupazioni del mondo agricolo sullo stoccaggio dei rifiuti radioattivi in aree a forte vocazione agricola e paesaggistica, dove l’agricoltura di qualità, insieme al turismo, rappresenta un valore economico e sociale assoluto

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Foto di Bruno /Germany da Pixabay

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – La pubblicazione della mappa dei 67 siti potenzialmente idonei a ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari sta continuando a generare grande preoccupazione nelle aree indicate.

Le aree idonee allo stoccaggio di rifiuti radioattivi sono state selezionate sulla base di una serie di parametri generali tramite analisi integrate (distanze da luoghi abitati, densità abitative, idoneità geologica e altro). Si tratta di rifiuti di media e bassa radioattività provenienti soprattutto dal settore ospedaliero (settore delle analisi di immagine, radiografie e similari) che saranno stoccati dopo opportune e complesse operazioni che portano alla loro completa inertizzazione. Lo stoccaggio avverrà in un luogo geologicamente e idrogeologicamente idoneo in gran parte sottoterra e non ci si aspetta in alcun modo che le aree circostanti possano vedere aumentata la radioattività di fondo, tanti sono i sistemi per rendere i rifiuti radioattivi inerti e confinati. 

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Si è molto dibattuto se questi depositi potessero avere influenze negative se posti nelle vicinanze di terreni coltivati, tanto più se in regime biologico. Secondo gli studi dell’Enea, non si temono effetti diretti sulle aree agricole limitrofe di alcun tipo e sicuramente sarebbero inferiori a quelli che un’autostrada o una strada ad alta densità di traffico possono avere sulle colture limitrofe alla carreggiata.

Allo stesso modo si potrebbe dire che i rifiuti stoccati nell’area della Casaccia o presso le altre centrali italiane hanno generato effetto alcuno sulle colture limitrofe, ma la risposta dell’Enea è negativa. Inoltre non ci sono mai stati pericoli dagli stoccaggi attuali, e nessuno di questi ha niente a che fare con i sistemi di stoccaggio previsti per il sito dei rifiuti nazionali. Rimane la percezione del pubblico rispetto ai territori e alla loro “immagine”. La vera preoccupazione, sempre secondo l’Enea, deve riguardare piuttosto la gestione del sito e la sua manutenzione e cura più che il sito in sé.

La preoccupazione del mondo agricolo è espressa con vigore dalla Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori. «Prendiamo atto che si è agito come se l’agricoltura non esistesse. Nessuna considerazione per coltivazioni di pregio, nessuna attenzione al consumo del suolo, tema centrale della tutela ambientale», commenta la Cia Piemonte. «Inaccettabile e improponibile» per la Cia Toscana, anche perché il sito in questo caso riguarda territori (quello fra la Val d’Orcia e la Valdichiana è nell’area tutelata dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità) «a forte vocazione agricola e paesaggistica, dove l’agricoltura di qualità, insieme al turismo, rappresenta un valore economico e sociale assoluto».

Una ribellione che dal Nord arriva al Sud. La Cia Puglia è contraria allo stoccaggio dei rifiuti «in territori già gravati da problemi importanti, aree che esprimono potenzialità di rilievo dal punto di vista agricolo, agroalimentare, zootecnico e turistico». Agguerriti i rappresentanti della Cia Basilicata: «Gli imprenditori agricoli, da custodi del territorio, sono pronti a difendere gli interessi delle comunità, delle attività produttive e del nostro settore primario».

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Il dato di fatto è che i rifiuti radioattivi esistono e sicuramente è preferibile stoccarli in modo controllato, inoltre siamo obbligati a dotarci di tali depositi (che all’estero esistono da tempo). Considerando che tutti temono la presenza dei rifiuti radioattivi, seppure adeguatamente gestiti, sarebbe magari da pensare a un’imposizione fiscale ridotta per i comuni che accettano di ospitare rifiuti così “ingombranti”.

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