Gli agricoltori cechi vedono di mal occhio la riforma della Pac

L’APF CR, l’associazione ceca che riunisce i piccoli agricoltori, ha sbattuto la porta uscendo dal Copa-Cogeca, il sindacato europeo dei produttori agricoli. L’accusa è curare solo gli interessi delle grandi aziende, come quelle del premier Babis, cercando di cancellare il tetto ai sussidi

Riforma della Pac: gli agricoltori cechi contro Copa-Cogeca
Foto di WikiImages da Pixabay

L’azione di lobbying di Copa-Cogeca sulla riforma della Pac va nella direzione sbagliata

(Rinnovabili.it) – Troppi favori ai grandi agricoltori invece di fare gli interessi di tutti. E nessuna voglia di correggere le storture della vecchia politica agricola comune. Con queste accuse l’APF CR, l’associazione ceca che riunisce i piccoli agricoltori, ha sbattuto la porta uscendo dal Copa-Cogeca, il sindacato europeo dei produttori agricoli. Nel mirino il suo comportamento nelle fasi decisive della riforma della Pac.

Copa-Cogeca ha tenuto un “approccio sprezzante” nei confronti dei piccoli agricoltori, sostiene l’associazione di categoria della Repubblica Ceca. Non avrebbe tenuto in considerazione la necessità di mettere un tetto massimo ai sussidi che ciascuna azienda agricola può ricevere. Anzi, ha apertamente fatto pressioni perché gli Stati membri dell’UE provassero ad azzoppare su questo punto la proposta dell’europarlamento.

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Il tetto ai sussidi è un punto fondamentale nella riforma della Pac. Dovrebbe correggere uno dei problemi più sentiti dai piccoli agricoltori, che rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese agricole nel panorama europeo. Il 97% delle imprese agricole europee infatti ha ancora una superficie di terra inferiore ai 100 ettari e due terzi ne coltivano meno di 5 ettari.

Però con la vecchia Pac l’80% dei sussidi è finito nelle tasche del 20% delle aziende più grandi. In parte perché i criteri su cui si distribuivano i sussidi erano mal calibrati, in parte perché l’agribusiness ha una capacità amministrativa e burocratica che le piccole aziende non hanno.

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“L’APF CR ha ripetutamente avvertito che, a meno che non venga introdotta una limitazione dei pagamenti diretti come parametro obbligatorio in tutta l’UE, alcuni paesi i cui governi non vogliono applicare questa misura continueranno a indirizzare una parte sostanziale dei loro sussidi alle aziende agricole più grandi e senza una qualsiasi limitazione “, spiega un comunicato dell’associazione ceca ripreso da Euractiv.

Il comunicato sottolinea come i grandi produttori in Repubblica Ceca controllino il 67% della terra e usino pratiche agricole intensive, danneggino la biodiversità e aumentino il degrado del suolo. “L’ultima goccia è stata una lettera inviata alla Repubblica Ceca nel luglio dello scorso anno indirizzata al Primo Ministro Andrej Babiš, in cui il Copa faceva apertamente pressioni sul governo ceco affinché respingesse il tetto dei pagamenti e quindi sosteneva sostanzialmente il mantenimento dell’attuale modello di distribuzione dei sussidi agricoli”, continua il comunicato. Un tentativo di lobbying probabilmente inutile. Non perché Babiš sia un fan dell’agroecologia, ma perché ha un enorme conflitto di interessi visto che oltre a essere premier è anche il più grande possidente terriero di tutto il paese. A dicembre 2020 era stato pizzicato da Bruxelles: Babiš ha sì trasferito due terzi del gruppo Agrofert a un blind trust, ma in realtà è ancora lui che comanda.

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