Riforma della PAC: un errore che ci costerà 400 miliardi di euro

Passa la linea dettata da PPE, S&D e RENEW. E vince ancora una volta il modello di agricoltura intensiva responsabile della distruzione di ecosistemi preziosi e associato al collasso della biodiversità nel continente

Riforma della PAC: un errore che ci costerà 400 miliardi di euro
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Votati nella notte emendamenti alla riforma della PAC che cozzano con lo spirito del Green Deal

(Rinnovabili.it) – La riforma della PAC in votazione questa settimana all’europarlamento sta prendendo forma, un emendamento dopo l’altro. Ed è una riforma che non sembra partorita dagli stessi politici che hanno promosso il Green Deal e provano ad accelerare la transizione energetica. Così il pacchetto che vale la cifra-monstre di 358 miliardi di euro – circa un terzo dell’intero budget UE – rischia non solo di non contribuire alle ambizioni climatiche del continente, ma addirittura di danneggiarle.

Ieri l’assemblea in seduta notturna ha iniziato a votare gli emendamenti più importanti alla nuova versione della politica agricola comune. Facendo passare l’accordo tra popolari, socialdemocratici e liberali che fa vincere il modello imperante di agricoltura intensiva e i signori dell’agribusiness. E in parallelo, decisioni analoghe sono emerse dall’accordo stretto tra i ministri dell’Ambiente UE.

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Cosa prevede l’accordo tra PPE, S&D e RENEW votato ieri notte? Primo punto, e forse il più d’impatto: gli Stati saranno obbligati a destinare il 60% dei fondi per il supporto al reddito degli agricoltori. Peccato che questo denaro finisca regolarmente in mano alle grandi aziende che promuovono monocolture e agricoltura intensiva. E che la riforma della PAC non contenga alcuna misura correttiva che possa invertire la rotta e dare fiato a tutte quelle piccole e medie aziende che puntano invece su agricoltura biologica e ecologica.

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C’è poi il capitolo ecoschemi, cioè quei meccanismi che in teoria dovrebbero permettere una distribuzione più mirata dei fondi. E incentivare la diffusione di pratiche agricole attente alla biodiversità e alla tutela dell’ambiente e del clima. Tutto ciò attraverso precise condizioni di accesso ai fondi stessi. Peccato che l’accordo abbia cancellato ogni vincolo legato a criteri ambientali e inserito invece precisi criteri economici. Quindi sarà probabile che gli Stati daranno quei fondi per attività che non beneficiano affatto l’ambiente, ma hanno buone prospettive di profitto. Non solo: i ministri dell’Ambiente avevano proposto che fosse destinata agli ecoschemi una quota del 20% del totale, ma l’europarlamento l’ha alzata al 35%.

E con un’aggiunta al testo che ha un sapore amaro, la riforma della PAC di fatto impedisce ai paesi membri di adottare criteri più stringenti nella distribuzione delle loro quote di fondi. In nome dell’omogeneità a livello UE. Ma ci sono misure ancora più incredibili dato gli effetti deleteri che avranno sugli habitat e sugli ecosistemi europei. Viene abolito il divieto di aratura che converte i prati permanenti sui siti della rete Natura 2000. Gli agricoltori potranno essere pagati (tramite le sovvenzioni) per distruggere i paradisi della fauna selvatica delle zone umide e convertirli in terreni agricoli.

Prima di diventare effettivo, il testo della riforma della PAC con queste modifiche andrà in settimana in votazione finale all’europarlamento. Ma viste le maggioranze bulgare che hanno approvato nella notte questi emendamenti, difficile che ci siano vere sorprese.

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