Coltivatori di Emozioni celebra il valore delle donne in agricoltura

In occasione della Giornata internazionale delle donne rurali, la piattaforma di agricoltura sociale Coltivatori di Emozioni rende loro omaggio raccontando le storie di alcune agricoltrici che fanno parte della sua rete nazionale

donne in agricoltura
©CdE Tina Castaldi, Fattoria Statiano Toscana

(Rinnovabili.it) – Il 15 ottobre si celebra la Giornata internazionale delle donne rurali, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007 con l’obiettivo di riconoscere il ruolo delle donne nello sviluppo e nella sicurezza alimentare.

Coltivatori di Emozioni, la prima piattaforma italiana di agricoltura sociale, dal 2018 sostiene i piccoli agricoltori che vogliono recuperare le tradizioni e mantenere intatta l’identità del territorio. Inoltre, incentiva il recupero di borghi antichi a rischio di abbandono e difende il patrimonio storico delle colture tradizionali tramite l’adozione a distanza dei coltivatori e delle loro tradizioni agricole per promuovere «le artigiane e gli artigiani della terra».

Adotta un agricoltore

«Adottare una produzione agricola, attraverso la rete di Coltivatori di Emozioni, è uno strumento concreto che tutela le innumerevoli realtà dell’Italia e genera un futuro attraverso il lavoro, lo sviluppo e l’integrazione. Dare risalto alla professionalità e alla passione delle donne attive nel settore agricolo è un imperativo prioritario sin dalla nascita del nostro progetto. Oggi, alla luce degli obiettivi sottoscritti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, è un obbligo sociale e morale che acquista finalmente rilevanza mondiale» afferma Paolo Galloso, CEO e fondatore di Coltivatori di Emozioni.

Attualmente, 43 agricoltori in 18 Regioni italiane aderiscono al progetto di Coltivatori di Emozioni.

Tra i suoi impegni prioritari, promuovere l’applicazione dei metodi produttivi tradizionali; la salvaguardia dei valori e della cultura dei piccoli agricoltori attraverso l’innovazione; l’occupazione in agricoltura per salvaguardare i territori dal rischio di abbandono; il lavoro dignitoso; l’educazione al consumo critico per evitare lo spreco; la tutela dei paesaggi.

Donne e agricoltura, binomio di successo

La presenza delle donne in agricoltura si sta facendo sempre più numerosa: attualmente le imprese agricole gestite da donne sono 200mila, ovvero il 28,5% del totale (elaborazione del Centro Studi Confagricoltura su dati Unioncamere). Come testimoniano anche i dati delle associazioni di settore, le aziende agricole al femminile sono le più innovative, sostenibili e resilienti, e sono anche quelle che mostrano la maggiore attenzione nei confronti dei lavoratori.

Le imprenditrici agricole puntano sulla valorizzazione dei territori e delle colture locali, ma consapevoli che tutto questo si può realizzare solo attraverso l’innovazione. Come ha sottolineato Alessandra Oddi Baglioni, presidente di Confagricoltura Donna, «il mondo rurale ha vissuto importanti sviluppi nel recente periodo grazie all’accesso alle nuove tecnologie. Le imprenditrici agricole hanno mostrato, anche durante la pandemia, resilienza, determinatezza e creatività. È fondamentale promuovere e sostenere l’accesso ai nuovi strumenti digitali anche per le iniziative imprenditoriali agricole al femminile operanti nel settore primario».

L’Erbaluce di Caluso

Coltivatori di Emozioni ha deciso di celebrare la Giornata internazionale delle donne rurali raccontando le storie di alcune agricoltrici che fanno parte della sua rete nazionale.

I sogni a volte si realizzano, come nel caso di Gabriella Piras che voleva “produrre vino, farlo bene, coltivando con passione la nostra terra”. Oggi, nel canavese, dai 12 ettari di vitigno Erbaluce l’Azienda Vitivinicola Santa Clelia produce in biologico l’Erbaluce di Caluso e il Caluso Passito.

La coltivazione di Erbaluce in questa zona risale a prima della conquista del territorio da parte dei Romani; proprio a loro si deve il metodo di coltivazione che perdura tuttora.

L’azienda di Gabriella è una sorta di museo all’aria aperta, punto di riferimento della comunità. Ospita una fattoria didattica, accoglie ragazzi extracomunitari in un progetto di formazione scuola-lavoro ed è entrata nel circuito delle scuole “Senza zaino”: all’interno dell’azienda ha creato una scuola parentale «che mette al centro il bambino, in cui la crescita e l’imparare passano attraverso l’esperienza più che la narrazione».

La fagiolina del Trasimeno

Letizia Tiezzi di Castiglione del Lago (PG) ha preso in mano le redini dell’azienda familiare a diciotto anni, una “agricoltrice da sempre” che per dieci anni è stata presidente di CIA Trasimeno.

Letizia intende l’agricoltura come “agri-cultura”, una storia da tramandare. «Noi agricoltori siamo le sentinelle del territorio: creiamo un valore aggiunto di cui tutti possono godere e che dovrebbe avere sempre maggior tutela e considerazione. Ogni prodotto che troviamo a tavola racconta una storia fatta di impegno e passione per un mestiere che è condizionato anche dal cielo».

Alla produzione di olio, legumi e farine, Letizia ha affiancato la coltivazione della fagiolina del Trasimeno: una leguminosa originaria del 300 a.C. rintracciabile solo intorno al Lago Trasimeno di cui erano scomparse le tracce fino a 25 anni fa. Un prodotto tipico, con un disciplinare di produzione che sta cercando di ottenere il DOP.

Montecastelli IGT

Per Tina Castaldi, una viticoltrice di Pomarance, nel cuore della Maremma Toscana, «tornare in campagna è una scelta di vita che implica il dovere di preservare e tramandare un patrimonio ricco di storia, paesaggi, cultura ma anche di sostenere le persone che qui fanno agricoltura».  

Dal 2001 Tina ha deciso di far rivivere un podere in pietra e mattoni, risalente al 1947, dove ha avviato un’azienda agricola e un agriturismo. 70 ettari di campi e boschi, tutti a conduzione biologica; qui un piccolo vigneto, esposto a nord est, nel rispetto delle tradizioni produce Sangiovese in purezza, Canaiolo e Vermentino sotto la denominazione Montecastelli IGT, che rappresenta una delle più importanti aree vitivinicole toscane.

Le agricoltrici del territorio hanno dato vita a una forte rete comunitaria che si è sviluppata nel borgo di Montecastelli: un centro di resistenza rurale in cui si continua a promuovere il valore e la genuinità di una vita di cooperazione.

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