Australia: il governo tassa le donazioni per l’ambiente

Una commissione di inchiesta sta cercando di togliere la deducibilità delle spese per le donazioni alle organizzazioni in difesa dell’ambiente

Australia il governo tassa le donazioni per l’ambiente-

 

(Rinnovabili.it) – Un australiano su 5 fa donazioni alle organizzazioni in difesa dell’ambiente. Ma il governo è incredibilmente indispettito da questa “deriva”, e spinto dall’industria del carbone sta tentando di scoraggiare la buona pratica. Invece di vantarsi perché il 25% della popolazione destina una parte del suo reddito alla causa ambientale, il premier Tony Abbott ha la ferma intenzione di mettere i bastoni tra le ruote dei cittadini generosi. Perché? Beh, quando i principali finanziatori della tua campagna elettorale sono compagnie fossili, in particolare quelle che aprono miniere di carbone e uranio sul territorio come buchi nel groviera, non è facile sostenere le inclinazioni ambientaliste delle comunità. Bisogna anzi deprimerle, o potrebbero portare denaro sonante nelle casse delle organizzazioni che contrastano l’inquinamento e lo sfruttamento del lavoro che i tuoi sponsor, invece, promuovono.

 

Come fare? Semplice: basta colpire al portafoglio i donatori per tagliare la testa alla filantropia ambientale australiana. Il gruppo di parlamentari nella coalizione di governo sta chiedendo pubblicamente di negare la deducibilità fiscale delle donazioni a gruppi ambientalisti, e hanno istituito una commissione di inchiesta per portare avanti questo tentativo di individuare e tagliare fuori dai finanziamenti privati una bella fetta delle 600 associazioni ambientaliste i cui donatori beneficiano della deducibilità delle spese. Il tutto in barba a una sentenza della Corte suprema del 2010, la quale stabiliva che i gruppi i gruppi che si possono finanziare con conseguente detrazione delle spese hanno il diritto di partecipare al dibattito politico. Un fatto ritenuto, oltretutto, «indispensabile» per la salute di un «governo rappresentativo e responsabile».

 

Attraverso la protesta, la comunità e il movimento in difesa dell’ambiente hanno lavorato insieme per porre fine alla caccia alle balene in Australia, fermare la sottrazione di sabbia sull’isola Fraser, salvare la Grande Barriera Corallina dalle piattaforme petrolifere e fermare la cementificazione del fiume Franklin. Senza un impegno diretto dei movimenti, supportati dalle donazioni dei cittadini, oggi questi luoghi sarebbero degradati e il valore paesaggistico, ambientale e di biodiversità della nazione avrebbero subìto un duro colpo. Oggi gli ambientalisti sono al fianco degli agricoltori, nel tentativo di impedire al governo di minacciare la sicurezza alimentare sacrificando i terreni agricoli allo sfruttamento di gas e carbone.

 

Australia il governo tassa le donazioni per l’ambiente

 

È solo l’ultimo tentativo del governo Abbott di silenziare voci indipendenti che si ergono a difesa dell’ambiente: in passato ha già abolito la Commissione indipendente sul clima, tagliato i fondi governativi per gli Environmental Defenders Offices e le sovvenzioni pubbliche che dal ’73 fornivano un sussidio di base alle organizzazioni per la conservazione ambientale. Oggi, tra le associazioni che rischiano di perdere finanziamenti ci sono anche Greenpeace e Friends of the Earth.

1 commento

  1. Una diversa visione del mondo e delle varie necessità che riguardano l’umanità!

    Ora, senza conoscere la legge australiana (che però, conoscendo la democrazia di stile anglosassone che regna in quel Continente, quasi “disabitato”, ci pare che difficilmente potrà fare delle apparenti “discriminazioni” a solo danno di una piccola parte!), pare che “demonizzare” il teorico “nemico”, solo perchè quasi certamente si preoccupa in primis di sostenere l’economia del suo Paese e, quindi, il benessere dei propri cittadini, con lavoro e sviluppo, è forse esagerato!

    Un parallelo con la “anarchia” sempre più dirompente ed evidente nel ns. “super-democratico” Paese è un buon metro di misura. Con terorie fuorvianti e che impediscono quasi di agire per qualsiasi iniziativa produttiva (peraltro, per un Paese ancora parte del G7, avanzato edindustrializzato) – di cui vediamo le gravose conseguenze con il crescere virulento della disoccupazione, della perdita di benessere ed arresto dello sviluppo, con una recessione ormai divenuta cronica che penalizza tutta o quasi la polazione, bisognerebbe ragionare su quale sia la giusta e logica soluzione.

    Nell’articolo qui sopra, invece, si usano “iperbole” come: ” … lo sfruttamento del lavoro …” ed mallora forse tutto diventa molto più chiaro, anzi, estremamente contraddittorio e confuso!

    In un Continente quasi “disabitato”, arrivare a parlare e temere di “rubare” terreni all’agricoltura per sviluppare la PRIMA fondamentale industria per l’Australia: l’estrazione delle MATERIE3 PRIME fondamentali per il Paese e per moltissimi altri Paesi sviluppati ed in via di sviluppo nel mondo, pare davvero un incredibile forzatura ideologica.

    Sempre che l’obiettivo NON sia la “decrescita in-felice” ed il veloce ritorno alle misere e penose condizioni di vita di solo un secolo fa. Cosa questo voglia dire non è difficile. Basta esaminare come vive oltre un terzo dell’umanità nei troppi Paesi sottosviluppati del pianeta, dove la FAME e le MISERE CONDIZIONI DI VITA per tali popolazione è l’evidenza di tutti i giorni a cui noi tutti dobbiamo guardare con priorità se l’ETICA non è solo una bella parola per gli altri!

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