Così la Bce finanzia il cambiamento climatico

Un’inchiesta di Corporate Europe Observatory fa luce sull’operato della Bce: la banca di Mario Draghi ha regalato 46 mld di euro alle grandi corporation europee delle fossili e delle auto

Così la Bce finanzia il cambiamento climatico

 

(Rinnovabili.it) – La Banca Centrale Europea finanzia il cambiamento climatico concedendo aiuti alle maggiori compagnie fossili e case automobilistiche del continente. Aziende come Shell, Repsol, Volkswagen e BMW ricevono da giugno un fiume di denaro, almeno 46 miliardi di euro, con la scusa di “evitare distorsioni del mercato” e uscire dalla crisi iniziata nel 2008. È quanto emerge da un’inchiesta di Corporate Europe Observatory (CEO), watchdog delle multinazionali, che ha analizzato l’operato della Bce negli ultimi mesi.

Il contesto è lo stesso del famoso quantitative easing o alleggerimento quantitativo (QE), cioè la misura finanziaria voluta da Mario Draghi che consiste nell’acquisto di titoli di stato e di altro tipo dalle banche per immettere nuovo denaro nell’economia europea. Nella sua ultima versione è stato avviato a gennaio 2015, mentre dallo scorso giugno si è aggiunto anche il Corporate Securities Purchasing Programme (CSPP), in italiano Programma di Acquisto di Obbligazioni Societarie, che è il meccanismo su cui ha indagato CEO.

 

Così la Bce finanzia il cambiamento climaticoLa BCE dunque acquista bond di alcune società. Ma quali? Certo non delle imprese di taglia media o piccola, che non emettono bond: restano quindi le grandi corporation. Il punto è che il nome di questi soggetti non viene rivelato dalla BCE, ma viene fornito un codice identificativo tramite il quale si può risalire all’identità dell’azienda. A complicare il quadro c’è il fatto che non è la Banca centrale a compiere direttamente l’operazione, bensì gli istituti di Germania, Spagna, Italia, Belgio, Finlandia e Francia.

CEO ha compilato una lista completa di tutti i beneficiari del piano della BCE (disponibile a questo link). Il quadro è chiaro: l’Europa sta aiutando soprattutto il settore energetico per quanto riguarda i combustibili fossili e le utilities di luce e gas, le infrastrutture stradali e le case automobilistiche. Da giugno a oggi la BCE ha comprato 11 volte bond di Shell, 16 volte quelli dell’Eni, 7 volte da Total, 6 volte da Repsol e altrettante dall’austriaca OMV.

Le utilities del gas e dell’elettricità sono in cima alla lista per quantità di bond acquistati. Ben il 53% degli acquisti in Spagna è a vantaggio delle utilities del gas. Una cifra che schizza al 68% quando si guarda all’Italia: nella lista figurano Iren, Snam, A2A, Terna, 2i, Acea, Hera, Edison, Enel. Non manca il nucleare: gli aiuti piovono anche sul produttore di uranio arricchito Urenco e sulla compagnia finlandese Teollisuuden Voima.

“Premiate” nonostante il dieselgate anche le maggiori case automobilistiche del continente. Si va da Daimler a Mercedes, da Volkswagen a Renault. L’Italia non è da meno, visto che tra i beneficiari spunta Exor, una delle principali società d’investimento europee controllata dalla famiglia Agnelli.

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