Anche gli ippopotami potrebbero aggiungersi alla lista delle specie in pericolo

Dieci Paesi dell’Africa Occidentale hanno chiesto che alla prossima Cities Cop di Panama gli ippopotami siano inclusi nella lista delle specie in pericolo per preservarne la conservazione

Inserire gli ippopotami tra le specie in pericolo: la richiesta per la Cities Cop
Foto di Sylwia Głowska da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Gli ippopotami potrebbero presto essere aggiunti alla lista delle specie in pericolo a causa di bracconaggio, crisi climatica e commercio internazionale: la classificazione ne vieterebbe in maniera totale il commercio delle parti del corpo. La popolazione, secondo gli esperti appare numerosa ma in realtà potrebbe andare incontro all’estinzione senza questa misura di tutela. Per questo, nel corso della prossima Cities Cop di Panama, 10 paesi dell’Africa Occidentale chiederanno che l’ippopotamo sia incluso nella lista degli animali più minacciati al mondo.

Rebecca Lewison, co-presidente del gruppo specializzato in ippopotami IUCN SSC, ritiene che fino a questo momento la specie sia stata trascurata perché la popolazione ha una densità molto elevata, ma negli ultimi vent’anni in realtà il numero degli esemplari è diminuito notevolmente.

Perché gli ippopotami sono una specie in pericolo

Gli ippopotami, nonostante le loro grandi dimensioni, sono una specie particolarmente vulnerabile soprattutto a causa dei loro lunghi periodi di gestazione (8 mesi). Un maschio ippopotamo può raggiungere anche i 1.800 kg, e in genere vivono in gruppi con un gran numero di esemplari, ciononostante la specie risulta in pericolo anche perché le femmine raggiungono la maturità sessuale relativamente tardi, tra i nove e i 10 anni.

La popolazione stimata di ippopotami conta tra i 115.000 e i 130.000 esemplari presso i laghi e i fiumi di tutta l’Africa Subsahariana: a metterli in pericolo il commercio dell’avorio contenuto nei loro denti e di altre parti dei loro corpi, oltre che il peggioramento delle condizioni del loro habitat dovuto al riscaldamento globale. “La più grande minaccia per gli ippopotami – ha spiegato Rebecca Lewison – è la perdita e il degrado dell’habitat. Gli ippopotami comuni si affidano all’acqua dolce per sopravvivere, e questo spesso li mette in conflitto con le comunità locali che hanno anche bisogno di acqua dolce per l’agricoltura, l’energia, la pesca e lo sviluppo residenziale”.

Il commercio legale degli ippopotami non riguarda solo l’avorio ma anche i trofei di caccia: “I conflitti ippo-umani sono in aumento, in particolare nell’Africa occidentale, dove le popolazioni comuni di ippopotami stanno diminuendo rapidamente. I conflitti tra ippopotami e umani purtroppo provocano morti sia ippopotami che umani e hanno contribuito a un problema correlato di caccia non regolamentata alla carne di ippopotami e all’avorio, che si trova nei loro denti canini”, ha spiegato Lewison.

La richiesta: dichiariamo gli ippopotami una specie in pericolo

Alla luce di queste considerazioni, 10 Paesi dell’Africa Occidentale hanno richiesto che alla prossima Cites Cop, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione che si terrà a Panama il prossimo novembre, gli ippopotami siano inseriti nell’appendice I della convenzione, che li renderebbe una specie in pericolo di estinzione. In questo momento la specie è nell’elenco dell’appendice II, che raccoglie gli animali non minacciati direttamente dall’estinzione ma che potrebbero diventarlo senza interventi di regolamentazione del loro commercio. Già la IUCN aveva incluso gli ippopotami tra le specie vulnerabili all’estinzione, ritenendo che i cali locali delle popolazioni, in alcuni dei 38 paesi dell’Africa occidentale in cui dimorano, fossero un campanello d’allarme.

La proposta avanzata dovrà passare al vaglio del segretariato della CITES, che valuterà se ci sono le condizioni per il passaggio dall’appendice II all’appendice I e redigerà una raccomandazione scritta.

Se la richiesta venisse approvata, verrebbe vietato completamente il commercio internazionale dell’avorio e di altre parti del corpo dell’animale.

Keenan Stears, dell’Università della California di Santa Barbara che svolge parte del lavoro di ricerca sul campo nel parco nazionale di Kruger, in Sud Africa, ha spiegato che il provvedimento è urgente a causa del pericolo in cui si trova la specie: “Gran parte degli ippopotami si trova in fiumi che stanno sperimentando significative riduzioni del flusso fluviale. Minacce come la distruzione dell’habitat per l’agricoltura sono un problema enorme”, ma che la sua ratifica basterebbe a ristabilizzarla: “Possono recuperare abbastanza rapidamente con abbastanza vegetazione. Qualsiasi tipo di area protetta andrebbe perfettamente bene per far aumentare la popolazione rapidamente.”

John Scanlon, segretario generale di Cites dal 2010 al 2018, ha sottolineato come l’aggiornamento della lista dell’appendice I fermerebbe il commercio ma non la caccia: “Un certo numero di organizzazioni [interessate] offriranno il loro parere sulla proposta, e ho il sospetto che sarà un grosso problema”, ha aggiunto.

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