Biodiversità, nasce il primo Centro di ricerca italiano

Nasce il primo Centro di ricerca italiano per la biodiversità. Un progetto imponente finanziato con i fondi del PNRR a cui partecipano 50 soggetti tra università, enti pubblici di ricerca, enti privati e imprese. Il punto centrale sarà in Sicilia con otto snodi distribuiti sul territorio nazionale

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Via depositphotos.com

(Rinnovabili.it) – Preservare la biodiversità è vitale per il funzionamento di tutti gli ecosistemi del Pianeta.

Ridurre la perdita di biodiversità del 30% e recuperare almeno il 15% degli equilibri ecosistemici attuando azioni di ripristino ecologico degli habitat entro il 2030 sono alcuni degli obiettivi del primo Centro di ricerca nazionale per la biodiversità (National Biodiversity Future Center- NBFC).

Un progetto imponente

Tanto è importante il tema quanto è imponente il progetto: più di 320 milioni di euro di finanziamento – di cui il 44% al Sud – per i primi tre anni di attività, stanziati nell’ambito del PNRR.

È prevista la partecipazione di 1300 ricercatori e ricercatrici delle università e degli enti di ricerca coinvolti. Capofila del Centro di ricerca è il CNR.

Complessivamente, i soggetti partecipanti sono 50, suddivisi tra università (26), entri pubblici di ricerca (7), enti privati (11), imprese (6): una sinergia positiva per una grande iniziativa di ricerca e innovazione sulla biodiversità.

Elemento chiave del Centro sono le tecnologie abilitanti come le biotecnologie, l’intelligenza artificiale, le tecnologie per le scienze della vita.

Impostazione Hub&Spoke

La finalità del Centro è aggregare la ricerca italiana di eccellenza e le tecnologie più innovative a supporto di interventi operativi per monitorare, preservare e ripristinare la biodiversità negli ecosistemi marini, terrestri e urbani.

In tal modo NBFC potrà fornire strumenti efficaci ai decisori politici per adottare provvedimenti idonei.

L’impostazione del Centro è Hub&Spoke, ovvero con un punto centrale in Sicilia nell’università di Palermo e otto snodi distribuiti nel territorio nazionale.

La diffusione sul tutto il territorio nazionale renderà possibile monitorare la situazione del Mediterraneo (hotspot di biodiversità) e individuare soluzioni tecnologiche e strategie efficaci per raggiungere gli obiettivi del Green Deal relativi alle emissioni di CO2 e per potenziare l’economia circolare.

Formazione multidisciplinare

L’interazione tra istituzioni diverse è anche un’occasione per formare ricercatori con competenze multidisciplinari. L’approccio One Health, inoltre, fornisce una visione integrata delle diverse componenti della biodiversità.

«L’atto formale di costituzione del Centro è un passo decisivo conquistato grazie al grande lavoro di tutti i partner coinvolti e delle alte professionalità messe in campo.

Il Centro potrà rappresentare, negli anni a venire, un punto di riferimento per la comunità globale, chiamata a reagire e agire di fronte alle imponenti sfide imposte dal cambiamento climatico.

Quello cui puntiamo è un obiettivo ambizioso e altamente significativo per il comparto della ricerca, con ricadute positive sul ruolo del nostro Paese sulla scena internazionale e sulle azioni di rilancio dell’economia nazionale» ha dichiarato Maria Chiara Carrozza, presidente del CNR.

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