Cresce il traffico di animali e specie selvatiche: un giro d’affari multimilionario

Secondo il dossier pubblicato da TRAFFIC, tigri, cavallucci marini, pappagalli e squali sono alcuni dei prodotti venduti come trofei, medicinali o prelibatezze culinarie. I prodotti commerciati hanno un valore di milioni di euro, ma mettono a rischio salute e biodiversità

traffico di animali
Foto di xroma da Pixabay

Il traffico di animali e piante cresce aumentato del 7% in Europa nel 2018

(Rinnovabili.it) – Il traffico di animali selvatici ha un grave impatto sulla biodiversità e anche sullo sviluppo sostenibile: elefanti, rinoceronti, grandi scimmie, tigri e squali sono tra le specie più colpite, al punto che la loro sopravvivenza in natura è a rischio. Flora e fauna vengono trafficate a fini commerciali e medicinali, ma tale pratica priva al contempo molte popolazioni, in particolare le più emarginate come le comunità indigene, della possibilità di utilizzare le risorse dei loro territori in modo sostenibile. Questo traffico illegale fa anche perdere ai governi importanti fonti di guadagno, minando, a causa dei suoi legami con corruzione e flussi di denaro illeciti, lo stato di diritto e il “buon governo”.

La pandemia di COVID-19 in corso ha messo in luce proprio il commercio illegale o non controllato di fauna e flora selvatiche in particolare verso i mercati cinesi, e il nuovo dossier realizzato da TRAFFIC per la Commissione Europea, programma congiunto di WWF e IUCN che monitora i commerci legali ed illegali di specie selvatiche, prende in esame specificatamente questo settore. Nel febbraio 2016 la Commissione europea aveva adottato un piano d’azione per combattere questo “crimine contro la fauna selvatica all’interno dell’Unione Europea e per rafforzare il ruolo dell’UE nella lotta globale contro queste attività illegali”. Ma il dossier, riferendosi al 2018, indica come siano aumentati drasticamente i sequestri ad esso legati: si è registrato un incremento del 7% nella compravendita illegale di fauna e flora selvatiche nella sola Europa per un totale di 6012 unità, rispetto alle 5644 del 2017. 

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Nel dossier sono inclusi solo piante e animali protetti dalla CITES, la Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo, quindi nel complesso è estremamente probabile che il traffico di animali e specie selvatiche sia nettamente superiore ai dati pubblicati. Di minima il valore economico stimato, basato su meno del 10% dei sequestri, supera i 2,3 milioni di euro in Europa, ma a livello globale, come indicato dall’UNEP, il programma ambientale dell’ONU, il traffico illegale di flora e fauna si aggirerebbe, ogni anno, tra i 10 e i 23 miliardi di dollari.

Solo nel 2018 sono stati sequestrati 1381 prodotti ad uso medicinale derivati da piante e animali, soprattutto cavallucci marini, scaglie di pangolino, ossa di tigre e bile d’orso. I coralli seguono in seconda posizione con oltre 4000 campioni sequestrati pari ad oltre 1000 chilogrammi di peso. Ma i numeri sono altrettanto preoccupanti per quanto concerne i rettili vivi, 468 confische, e parti degli stessi, ad esempio le pelli di coccodrillo, che ammontano a 540 sequestri. A queste stime si sommano quasi 500 confische di uccelli vivi per un totale di più di 1.000 esemplari; 400 requisizioni di avorio per un peso pari a 145 kg, tutte nel Regno Unito; circa 400 mammiferi divisi in quasi 2000 campioni tra trofei, pelli e parti degli animali e oltre 3000 piante sotto protezione, in particolare cactus. 

Nonostante circa il 50% dei sequestri abbia riguardato flussi in entrata verso l’UE, i cui paesi di origine sono svariati, con al primo posto la Thailandia seguita da Cina e Indonesia, il dato più preoccupante è relativo alle più di 500 confische che hanno interrotto traffici illegali interni all’Unione. Più di 400 erano relative a merci in transito nell’UE o a esportazioni dall’Europa verso altri Paesi, con al primo posto la Cina.

Una soluzione potrebbe essere quella proposta da WWF Italia che ha attivato una petizione per chiedere all’Organizzazione Mondiale della Sanità di raccomandare la chiusura dei mercati di animali selvatici e di adottare regole più stringenti nei confronti del traffico di animali e piante. Un passo fondamentale per tutelare la salute umana, per salvaguardare il benessere degli animali al centro di questi traffici e l’intero ecosistema. 

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