Quanto pesa l’allevamento sulla deforestazione nel mondo?

L’analisi delle immagini satellitari rivela una situazione particolarmente critica in Sudamerica. L’allevamento, da solo, è legato al doppio di disboscamento degli altri 6 principali fattori presi insieme tra cui soia e palma da olio

Deforestazione: l’allevamento fa sparire un’area grande come la Germania in 15 anni
Foto di eliza28diamonds da Pixabay

Un rapporto di WRI fa il punto sui principali driver globali di deforestazione

(Rinnovabili.it) – Soia, gomma e cacao. Caffè e palme da olio. Piantagioni per ricavare fibra di legno. E soprattutto, allevamento. Sono i 7 principali prodotti o pratiche, legati all’agricoltura, che trainano la deforestazione nel mondo. E che in appena 15 anni, tra il 2001 e il 2015, si sono mangiati un’area boschiva grande come l’intera Germania.

Oltre 70 milioni di ettari di foresta, in tutto il mondo. Cioè oltre ¼ della deforestazione totale registrata nei primi 3 lustri del nuovo millennio. L’aumento della domanda mondiale per i prodotti che derivano da queste risorse gonfia la richiesta di nuove terre. Soprattutto ai tropici, fascia dove l’abbattimento delle foreste si è particolarmente concentrato.

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Il quadro che risulta dall’analisi dei dati compiuta dal World Resource Institute e da Global Forest Watch conferma che l’impatto maggiore sulla deforestazione arriva dall’allevamento. Solo per ottenere superfici pascolive, in 15 anni sono stati abbattuti più di 45 milioni di ettari di boschi. Un abisso rispetto all’impronta della palma da olio, le cui piantagioni hanno disboscato “appena” 10 mln di ettari. E la soia che figura al terzo posto, con oltre 8 mln di ettari, in gran parte è destinata a soddisfare la domanda di mangimi per l’allevamento.

Nella mappa di WRI la percentuale di terreno deforestato per far posto ad allevamenti

Uno sguardo alla distribuzione geografica della deforestazione per driver mostra una concentrazione senza eguali in America Latina. L’impatto dell’allevamento colpisce soprattutto il Brasile ma in alcune aree di confine tra Argentina, Bolivia e Paraguay la percentuale di foreste abbattute è altissima, verosimilmente con più danni alla biodiversità locale. Lo stesso vale per i margini meridionali e orientali dell’Amazzonia brasiliana. Non stupirà scoprire che l’areale della deforestazione per far spazio a piantagioni di soia è quasi perfettamente sovrapposto a quello per l’allevamento, con picchi nello Stato del Mato Grosso in Brasile.

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Un’occhiata alle tendenze lungo tutto il periodo considerato non porta più ottimismo. Il trend legato all’allevamento è stabile (ed è una cattiva notizia). Questo nonostante numerosi impegni, da parte di aziende e governi, a contrastare la deforestazione per questo scopo. Leggermente meglio cacao e caffè, che segnano un lieve rallentamento.

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