Contro il declino degli impollinatori, infrastrutture verdi bio-ispirate

Al via un progetto innovativo per salvare gli insetti impollinatori, che trasformerà i campi in praterie. Così si difende anche il benessere umano, la sicurezza alimentare e l’economia del Pianeta

impollinatori
Credits: Università Ca’ Foscari

Obiettivo dell’iniziativa, migliorare la biodiversità e la rete di impollinazione

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Oltre il 40% degli insetti impollinatori, soprattutto api e farfalle, è a rischio estinzione per via del degrado ambientale e della scomparsa dell’habitat più importante alla loro vita, il prato con i fiori. Si è pensato allora che per fermare questa tendenza e salvare api e farfalle si potevano trasformare i campi in praterie. Così è nato il progetto europeo Life ‘Biodiversità’ PollinAction che – con 3,2 milioni di euro e 10 partner da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Aragona (in Spagna) – proverà a arginare il declino degli impollinatori.

Il declino degli impollinatori è influenzato da diversi fattori come aumento dei prodotti chimici, parassiti e malattie – spiega Gabriella Buffa, botanica dell’università Ca’ Foscari di Veneziatuttavia, la ricerca è abbastanza concorde nell’indicare il degrado ambientale e la perdita di habitat naturali e semi-naturali come la principale minaccia. Gli insetti in questi habitat trovano polline, nettare, siti di nidificazione e svernamento. Quindi è l’azione umana al momento il problema principale: consumo di suolo, urbanizzazione e intensificazione dell’agricoltura”.

La perdita degli insetti impollinatori produrrà a cascata la scomparsa delle piante selvatiche (estinzione a cascata, o estinzione secondaria) con ripercussioni sul funzionamento degli ecosistemi naturali. Anche la produzione agricola ne risentirà, minacciando così la sicurezza alimentare per gli esseri umani e la fauna selvatica, nonché la stabilità economica. Operose come pochi altri esseri viventi, queste instancabili sentinelle dell’ambiente, con l’impollinazione rendono uno dei servizi ecosistemici più importanti al benessere umano.

Le api selvatiche sono un vero e proprio esercito di oltre 20mila specie. E da loro dipende il 35% della produzione agricola mondiale per un valore economico stimato di 22 miliardi soltanto per l’Europa, e di oltre 150 miliardi all’anno a livello globale. Basti pensare che per esempio in Europa l’84% delle principali colture destinate a esser mangiate dagli uomini, tipo frutta e verdura, hanno bisogno delle api. Inoltre delle 1.400 specie vegetali che servono alla ‘filiera’ del nostro cibo e dei prodotti dell’industria derivati dalle piante, quasi l’80% richiede l’impollinazione. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul Pianeta. Delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione globale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Solo in Europa, ben 4mila varietà agricole dipendono dalle api. Senza le api non avremmo per esempio più caffè, cioccolata, e miele.

Ma ora grazie a un approccio innovativo, il progetto realizzerà infrastrutture ‘verdi’ ispirate e sostenute dalla natura; si tratta di opere sostenibili, a vantaggio della resilienza dei territori coinvolti. Le zone interessate sono 6 comuni, 11 aziende agricole, due apicoltori in Spagna, sei aree ad agricoltura estensiva in Friuli Venezia Giulia ed il Passante di Mestre. Per aumentare le fioriture campestri saranno convertiti 200mila metri quadrati di campi in prati fioriti, migliorati 2,6 milioni di metri quadri di praterie esistenti, realizzati corridoi ecologici su 30 chilometri di strade, oltre a 3,5 chilometri di siepi.

“Le ‘green infrastructure’ – aggiunge Buffa – sono un approccio nuovo, soprattutto nel sud Europa dove sono state prevalentemente messe in atto in territori dove la pressione antropica è bassa e quindi pochi sono i potenziali beneficiari. PollinAction prevede l’implementazione di queste opere in un territorio molto complesso dal punto di vista socio-economico, cioè aree rurali e urbane”.

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