Pesticidi: anche quelli creati per salvaguardare le api, hanno effetti sub-letali

Una nuova ricerca della Oregon State University ha valutato i danni per le api dell’esposizione a Transform e Sivanto, due insetticidi sviluppati appositamente per essere più compatibili con la salute dei preziosi impollinatori

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Foto di NiklasPntk da Pixabay

I ricercatori della Oregon State University chiedono che i due pesticidi vengano ritirati dal mercato

(Rinnovabili.it) – Nonostante, nel 2016, la Convenzione sulla biodiversità abbia reso prioritari la conservazione e l’uso sostenibile degli insetti impollinatori, i tassi di estinzione di questi animali fondamentali per gli ecosistemi non si sono ancora rallentati. l’esempio più eclatante riguarda le api da miele. Questi imenotteri si stanno riducendo a una velocità impressionante attraverso quella che viene definita Sindrome dello spopolamento degli alveari. Le cause sono ancora sconosciute ma si pensa che il fenomeno sia strettamente collegato ad un mix di fattori che comprendono i cambiamenti ambientali e l’uso diffuso di pesticidi.

La scienza ha puntato il dito sugli insetticidi neonicotinoidi, come l’imidacloprid, il clothianidin, il thiamethoxam. Per questi prodotti è ormai accertato l’effetto dannoso sulle api e in Europa sono arrivati i primi divieti, ma il problema rimane ampio e sfaccettato. A complicare la questione sono anche quegli insetticidi creati per non avere un impatto letale sulle api, come il Transform e Sivanto. Il perché lo spiegano i ricercatori del College of Agricultural Sciences dell’Oregon State University. Grazie a una nuova ricerca, gli scienziati hanno registrato che i due pesticidi in questione, usati per uccidere in particolare afidi, tramogge e mosche bianche, possono in realtà ridurre la vita delle api

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Lo studio è il primo che si occupa degli effetti sub-letali”, ossia stress fisiologico e conseguente riduzione del ciclo vitale, del sulfoxaflor e del flupyradifurone, principi attivi rispettivamente di Transform e di Sivanto. Le valutazioni effettuate mostrano infatti che anche alle dosi consigliate sull’etichetta, nel caso di Transform, le api siano condannate a morte entro sei ore dall’esposizione, confermandone l’alta tossicità. Non sono state raccolte prove di mortalità diretta con il Sivanto, ma il team ha scoperto che l’esposizione causa , un aumento dello stress ossidativo e fisiologico, riducendo la longevità negli adulti.

Ramesh Sagili, specialista di insetti impollinatori al College of Agricultural Sciences dell’OSU, ha spiegato che la ridotta longevità “derivante dallo stress ossidativo potrebbe influire negativamente sulla popolazione delle colonie e, in definitiva, comprometterle”. Il ricercatore ha anche ricordato che “la durata media della vita di un’ape operaia è di 5-6 settimane in primavera e in estate, quindi se la riduci di 5 – 10 giorni, stai creando un grosso problema”.

Il gruppo di studio chiede che sia Sivanto che Transform vengano ritirati dal mercato, ma se non fosse possibile l’autore principale della ricerca, Priyadarshini Chakrabarti Basu, chiede quantomeno di forniremaggiori informazioni sulle etichette di questi prodotti” e di condurre “ulteriori studi per comprendere gli effetti sub-letali dell’esposizione cronica”. 

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