Buco dell’Ozono, 4 nuovi gas antropici rallentano il risanamento

Quattro nuovi gas antropici sono stati scoperti nell’atmosfera superiore e sembrano star rallentando il recupero del buco dell’ozono

Buco dell'Ozono, 4 nuovi gas antropici rallentano il risanamento(Rinnovabili.it) – Non c’è pace per lo strato d’ozono. Un team di scienziati dall’Università di East Anglia in Inghilterra ha individuato quattro nuovi gas antropici che stanno danneggiando l’atmosfera terrestre o, più precisamente, che stanno impedendo il veloce recupero del buco dell’ozono. Gli esperti stavano cercando di individuare le fonti industriali di piccole tracce di nuovi gas che sono stati trovati nel ghiaccio della Groenlandia e in campioni di aria in Tasmania, in Australia. Si tratta di tre tipi di clorofluorocarburi (CFC-112, CFC-112a e CFC 113a) e di un idroclorofluorocarburi (HCFC-113a), quattro gas artificiali indelebilmente legati all’attività umana dal momento che, secondo gli scienziati, nessuno di loro era presente prima del 1960 nelle carote di ghiaccio della Groenlandia.

 

Secondo i calcoli, l’emissione totale dei quattro gas in atmosfera prima del 2012 avrebbe superato le 74mila tonnellate, una piccola quantità se confrontata a quella di tutti i clorofluorocarburi rilasciati nel tempo ma non indifferente. Il problema numero uno, inoltre, è che ancora non si conoscono per certo le fonti di questi quattro climalteranti. Nonostante infatti nel 2010, i CFC siano stati messi al bando, esistono ancora oggi diverse lacune nel Protocollo di Montreal che permettono, nella pratica, di impiegare tracce di queste sostanze chimiche nella produzione di alcuni prodotti, tra cui alcuni tipi di insetticidi e solventi utilizzati per la pulizia delle attrezzature elettroniche. I ricercatori hanno calcolato che tali lacune – precedentemente ritenute insignificanti – abbiano effettivamente permesso a più di 74.000 tonnellate di gas d’essere rilasciato nell’atmosfera e rallentare di conseguenza la ripresa del buco dell’ozono. Non una vera e propria minaccia quindi ma pur sempre un ostacolo al risanamento dell’atmosfera planetaria. Le quantità sono infatti meno dell’1% di quelle emesse prima del protocollo di Montreal ma, spiegano gli autori, “sono chiaramente in contrasto con le intenzioni dietro il Protocollo di Montreal, e sollevano interrogativi circa le fonti di questi gas