Il caldo notturno ci ruba il sonno e ci regala più disuguaglianze

L’università di Copenhagen studia l’impatto del cambiamento climatico sul riposo di notte. L’uomo non ha meccanismi per adattarsi, i più colpiti sono le donne, gli over 65 e chi abita nei paesi meno sviluppati

Caldo notturno: ci toglie 44 ore di sonno e mette il turbo alle diseguaglianze
via depositphotos.com

Lo studio sugli effetti del caldo notturno si basa sui dati di 47mila braccialetti per il monitoraggio del sonno

(Rinnovabili.it) – Il riscaldamento globale corre di notte più che di giorno. E ci toglie il sonno. In media, già oggi il troppo caldo nelle ore notturne ci sta sottraendo 44 ore di riposo l’anno. Potrà sembrare poco, tutto sommato. Ma si traduce in 11 notti con ore di sonno strutturalmente inferiori alla soglia di sicurezza fissata dall’Oms. Una tendenza, l’incremento del caldo notturno, che inevitabilmente peggiorerà con l’aumento del global warming in futuro. È trasversale: riguarda sostanzialmente tutti i paesi, a prescindere dal loro clima specifico, e tutte le stagioni. Ma soprattutto, all’orizzonte non c’è segno che l’uomo sia in grado di adattarsi alla nuova condizione.

A sostenerlo è una ricerca pubblicata su Cell e condotta dall’università di Copenhagen che indaga un fenomeno “di nicchia”, ma con ricadute possibili da non sottovalutare. “La mancanza di sonno è stata associata a una riduzione delle prestazioni cognitive, a una diminuzione della produttività, a una funzione immunitaria compromessa, a esiti cardiovascolari negativi, a depressione, rabbia e comportamenti suicidi”, ricordano gli autori.

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Alcune fasce della popolazione risultano più colpite di altre dal caldo notturno. Il team di ricercatori dell’università danese ha analizzato i dati forniti da 47mila braccialetti per il monitoraggio del sonno usati per 7 milioni di notti in 68 paesi diversi. Trovando che la perdita di sonno a causa del riscaldamento globale è il 25% maggiore per le donne, il 50% più elevata per gli over 65 e 3 volte più alta nei paesi con economie meno avanzate. Risultati che porteranno a esacerbare alcune delle diseguaglianze esistenti più significative.  

“I nostri risultati suggeriscono che la perdita di sonno indotta dalla temperatura è evidente in tutte le fasce demografiche e che l’aumento delle temperature porta a una perdita di sonno all’interno della persona in tutte le stagioni, con le perdite maggiori durante i mesi più caldi e nelle notti in cui le temperature minime superano i 10°C”, concludono gli autori.

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