Carbon tax o ETS UK, tutti i dubbi di Londra per il post-Brexit

Londra sta ancora negoziando con l’Europa per legare il suo schema di scambio delle quote di emissioni a quello di Bruxelles. Ma la Brexit incombe e sono allo studio altre opzioni

ETS UK: Londra è indecisa e studia l’ipotesi carbon tax
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Possibile anche una soluzione ibrida, un ETS UK temperato da una tassa sul carbonio

(Rinnovabili.it) – La Gran Bretagna sta vagliando una rosa ristretta di opzioni per gestire le emissioni di CO2 quando la Brexit sarà una realtà. Ma a Downing Street c’è tutto fuorché chiarezza su quale scelta prendere. e il tempo stringe, visto che l’addio all’Unione Europea è previsto per gennaio prossimo. Il premier Boris Johnson ha due possibilità principali: introdurre una carbon tax o creare davvero una sorta di ETS UK.

Il Tesoro sta spingendo per sostituire il sistema cap-and-trade dell’Unione Europea con una carbon tax estesa all’intera economia britannica. Il Dipartimento per le imprese, l’energia e la strategia industriale invece sta elaborando un nuovo sistema di scambio di quote di emissioni (ETS, Emission Trading Scheme), simile al programma dell’UE a cui partecipa attualmente il Regno Unito ma indipendente.

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Al momento i negoziatori inglesi stanno provando a convincere i colleghi europei a legare i due ETS, quello UE e quello che lo UK potrebbe mettere in piedi nei prossimi mesi. Ma nel continente questa opzione non è ben vista. Perché significherebbe accettare delle deroghe per Londra. Punto su cui la diplomazia UE è molto sensibile.

D’altro canto, Londra ha già annunciato di aver pronto il proprio sistema di scambio delle quote di carbonio. Che finora resta solo su carta. L’ETS UK include piani per ridurre il tetto delle emissioni del 5% e avrà un prezzo di riserva fisso per l’asta. Includerà poi un meccanismo di contenimento dei costi per prevenire picchi di prezzo delle quote di carbonio. Downing Street potrà decidere se e quando intervenire per ricalibrare i costi per tonnellata.

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Ma siamo ormai a metà ottobre e c’è poco tempo per rendere davvero operativo il sistema. In più, l’incertezza non aiuta le industrie britanniche, che brancolano nel buio sul loro futuro nel 2021. Per queste ragioni si sta facendo strada un’altra possibilità. Un ibrido di ETS UK e di carbon tax, in cui il primo sistema è svincolato da quello di Bruxelles e la tassa ne corregge eventuali storture iniziali (come un eccesso di quote sul mercato, che abbasserebbe i prezzi).

Ma la carbon tax è fumo negli occhi per i grandi inquinatori inglesi. Che la vedono come uno strumento molto meno flessibile dell’ETS UK. E li costringerebbe a pagare prezzi più salati, oltre a svantaggiarli rispetto ai rivali europei.

La decisione finale dovrebbe essere annunciata in via ufficiale il 12 dicembre, quando Londra ospiterà uno dei summit preparatori per la COP26 centrato sull’azione climatica, durante il quale dovrebbe anche aggiornare il suo piano per il clima al 2030.

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