Global Risk Report 2022, il WEF teme inazione sul clima e una transizione disordinata

La classifica dei maggiori rischi globali quest’anno vede di nuovo il clima scalzare la pandemia al primo posto. La finestra utile per agire contro il climate change in questo decennio durerà ancora 12-18 mesi. Ogni ritardo costerà molto dal punto di vista economico e sociale

Global Risk Report 2022: l’inazione climatica è la maggior minaccia
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Pubblicato il Global Risk Report 2022 a pochi giorni dal Forum di Davos

(Rinnovabili.it) – Il fallimento dell’azione climatica è la paura numero 1 per gli esperti del World Economic Forum. Nel consueto rapporto sui rischi globali, il Forum di Davos porta il cambiamento climatico al primo posto della lista, scalzando il rischio di malattie infettive che scende al 6° gradino nonostante la crisi pandemica sia ancora in corso. Nel Global Risk Report 2022, infatti, i primi 3 pericoli a lungo termine (10 anni) più grandi per l’umanità sono tutti legati al cambiamento climatico: oltre all’incapacità dei governi di agire, troviamo gli estremi climatici e la perdita di biodiversità.

L’azione climatica è avvertita come necessaria e soprattutto urgente, mentre i governi vanno ancora a rilento. La finestra utile è stretta: un anno, un anno e mezzo. Poi agire costerà molto di più in termini economici e sociali e l’adattamento sarà un processo più burrascoso e ruvido. “A meno che i governi e le imprese non intraprendano rapidamente un’azione tangibile ed efficace per il clima nei prossimi 12-18 mesi, ci saranno pressioni per affrettare le azioni più avanti nel decennio, potenzialmente con una serie di nuove politiche – e forse duri interventi a livello economico – per rispettare le scadenze”, si legge nel Global Risk Report 2022.

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L’aspetto che preoccupa di più, però, è un altro. Fare in fretta non è l’unica cosa che conta: è importante anche il grado di cooperazione. Il rischio maggiore, sostiene il WEF, è quello di incamminarsi lungo una transizione disordinata verso emissioni nette zero. “Governi, imprese e società stanno affrontando una crescente pressione per contrastare le conseguenze peggiori” del cambiamento climatico. “Eppure una transizione climatica disordinata caratterizzata da traiettorie divergenti in tutto il mondo e in tutti i settori allontanerà ulteriormente i paesi e dividerò le società, creando barriere alla cooperazione”.

E la transizione sarà con ogni probabilità disordinata, sostiene il World Economic Forum. Così come lo sono state altre rivoluzioni industriali. Ma i rischi di questo scenario “non possono essere usati come scusa per rallentare il viaggio” verso emissioni nette zero. Perché il costo dell’inazione è altissimo e a un impatto duraturo. “Se non riusciamo ad agire”, si legge nel Global Risk Report 2022, i danni del cambiamento climatico “saranno ancora più cataclismici dei potenziali rischi della transizione. Guardando solo attraverso una lente finanziaria, l’economia mondiale potrebbe perdere fino al 18% del PIL se non vengono prese azioni di mitigazione per combattere il cambiamento climatico”.

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