I ghiacci della Groenlandia si sciolgono a una velocità senza precedenti

Il trend di scioglimento è in accelerazione, ma cresce anche l’instabilità: nell’ultimo anno si sono alternate condizioni estreme: eventi di disgelo da primato, seguiti da nevicate molto copiose

Ghiaccio artico: dal 2025 non scherma più le acque dal riscaldamento globale
credits: Leonhard Niederwimmer da Pixabay

La perdita lorda al termine dell’estate della Groenlandia è di 500 Gt

(Rinnovabili.it) – I ghiacci della Groenlandia scompaiono a velocità record. Tra settembre 2020 e agosto 2021 ne sono spariti 166 miliardi di tonnellate (Gt). Questo però è solo il saldo finale: la quantità di calotta ghiacciata che si è sciolta in questo periodo arriva in realtà a 500 Gt, il valore più alto mai registrato da 35 anni a questa parte (cioè da quando è attivo il sistema di monitoraggio satellitare).

Dati che disegnano una tendenza chiara. Per il 25° anno di fila, infatti, lo scioglimento dei ghiacci e il distacco di iceberg ha sottratto più calotta di quanta le precipitazioni nevose siano riuscite a ricostituire. Ma l’aspetto più preoccupante è un altro: sta aumentando l’instabilità della coperta di ghiaccio della Groenlandia.

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Da un lato, il ritmo dello scioglimento e della formazione di iceberg è aumentato. Dall’altro lato anche le precipitazioni sono state abbondanti. Condizioni estreme che si sono alternate per gran parte dell’anno: la nuova normalità per l’isola.

“Quando vediamo un’instabilità come questa, questo passaggio da un sacco di accumulo a un sacco di fusione a un sacco di accumulo a un sacco di fusione, è davvero un segnale del sistema che sta cercando un modo per essere di nuovo stabile”, spiega al Washington Post Marco Tedesco del Goddard Institute for Space Studies della NASA. “Il messaggio di instabilità che la Groenlandia sta inviando è terribile”.

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Rispetto al periodo 1980-2010, il tasso di scioglimento dei ghiacci nell’ultimo decennio è aumentato del 21%. “Le osservazioni mostrano che gli eventi estremi di fusione in Groenlandia sono diventati più frequenti e più intensi – così come più erratici – il che è un problema globale”, spiega invece Lin Gilbert dell’UCL Mullard Space Science Laboratory, autrice di un recente studio che approfondisce l’aumento di variabilità delle condizioni climatiche sull’isola. Il deflusso di acqua originata dal disgelo è ora più variabile anche del 60% da un anno all’altro come conseguenza delle fluttuazioni su larga scala della circolazione atmosferica.

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